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Basket, Italia: dopo le sberle con Grecia e Serbia, l’obiettivo n.1 deve essere il Preolimpico (rs web Gazzetta.it)

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L’assenza di Melli, i recuperi incerti di Datome e Gallinari, l’evidente gap di talento con le big, gioco forza devono portare gli azzurri a concentrarsi sul passaggio del turno per poter continuare a sperare di esserci a Tokyo 2020

MILANO – 1500 km e 339 giorni. Distanza reale e temporale tra gli azzurri e l’Olimpiade 2020, ovvero tra Shenyang e Tokyo. La Nazionale di Meo Sacchetti ha toccato terra in Cina. Ma l’atterraggio in realtà era già avvenuto ad Atene. Un ritorno brusco sulla terra che è equivalso a un risveglio da un sogno che molto probabilmente resterà tale. Le batoste contro Serbia e Grecia (e mettiamoci pure la sconfitta di misura con la Turchia) hanno messo a nudo i problemi di una squadra che non sembra in grado di poter competere ai massimi livelli, ovvero quelli che servono per poter strappare il pass per i Giochi senza passare dal Preolimpico.

OSSESSIONE – L’ossessione del presidente federale Gianni Petrucci, che è poi quella di tutti quelli che amano la maglia azzurra, resterà tale almeno per un’altra decina di mesi. Impensabile che questa squadra possa entrare tra le prime due del continente al Mondiale che partirà il 31 agosto. Quello infatti servirà per colmare subito quei 1500 km. I piedi per terra, ben poggiati sul parquet dell’Oaka dopo le sberle prese da Antetokounmpo e Jokic, ci ricordano invece che bisognerà pensare solo a battere le Filippine del 32enne Andray Blatche e l’Angola di Morais e Moreira. Scontato? Calma… Diciamo che gli africani vanno presi sul serio, non sono degli sprovveduti. Passare il turno e poi finire in un girone con Serbia e Spagna, significherebbe Preolimpico certo, al pari di un’eliminazione quasi scontata. Ma il traguardo realistico non può che essere quello.

ORGOGLIO – Hai un bel dire “sconfitte e critiche serviranno da benzina per smentire tutti”. Non funziona come nei film. Vero, nello sport volontà e convinzione spostano le montagne, ma Jokic e Marjanovic non sono immobili, e nemmeno Marc Gasol. C’è un gap innegabile di cui siamo certi Sacchetti è ben conscio. E poi, sia chiaro, chi non vorrebbe essere smentito? Pagheremmo per una torta in faccia e un’Italia ai quarti. Sarebbe stato bello poterla vedere al completo, con Nick Melli, con Danilo Gallinari e Gigi Datome al 100% e in grado di fare tutta la preparazione in gruppo. Sicuramente avremmo ammirato un’altra nazionale. Sarebbe bastato per mettersi dietro Spagna o Serbia? Probabilmente no, ma almeno non saremmo partiti battuti.

PRIMO APPROCCIO – Il primo approccio con la Cina sarà un assaggio di Mondiale. Gli azzurri disputeranno il torneo AusTiger sfidando nuovamente la Serbia venerdì 23, la Francia domenica 25 e la Nuova Zelanda lunedì 26. In attesa del debutto alla World Cup a Foshan il 31 contro le Filippine. Al termine dell’ultimo incontro di preparazione, Sacchetti ufficializzerà gli ultimi 2 tagli. E, a proposito di tagli, nessuna reazione – come era prevedibile – alle pesantissime accuse postate sui social da Pietro Aradori, escluso per scelta tecnica. Il neo fortitudino si è così espresso su Instagram: “Si cade, provano a farci cadere, si è abituati. L’importante è non rimanere a terra. Voi che avete provato a fare i furbi alle mie spalle, vi ho tutti nel mirino. Arriverò, non dimentico: è una promessa. Nel frattempo forza ragazzi, gli Azzurri, i miei amici. Vi voglio bene come fratelli”. Sfogo dettato dalla comprensibile amarezza, ma che sarebbe bello Aradori chiarisse. Perché sparando nel mucchio, si finisce col colpire anche chi colpe non ha.

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