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INTER-MILAN…-1 GIORNO, ALESSANDRO COSTACURTA: SANGUE ROSSONERO

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MILANO – La Lombardia del dopoguerra fece da promotore alla ripresa economica del nostro paese dopo la 2° guerra mondiale: il nostro era un paese che si stava scoprendo industriale e che si avviava verso profonde trasformazioni soprattutto a cavallo tra gli anni ’50-’60…in particolare saranno i piccoli paesi della zona padana a evidenziarsi come fucina di manodopera per i grandi poli del nord; uno di questi minuscoli centri corrispondeva alla cittadina di Jerago con Orago, nel varesotto: qui, il 24/4/1966, ad appena 24 ore dalla festa della liberazione e a soli 3 mesi dai mondiali in Inghilterra, nacque un bambino figlio di una coppia di una coppia scappata dalla zona del nord-est italiano (nella zona limitrofa dell’Austria) negli anni ’40 per sfuggire dalle persecuzioni jugoslave verso gli italiani di quella parte europea e per l’instabilità della “Mitteleuropa” in tale periodo oltre che costretta mutare lievemente il proprio cognome dal punto di vista delle consonanti in seguito al decreto regio del 1927 “non si può vivere in Italia se non si hanno nomi italiani”…il giovane, conosciuto poi come il “prussiano” e come “Billy”, si chiamava Alessandro Costacurta (il cognome originale era Kostkurta) ed è, ad ora, il 3° giocatore più presente di sempre in maglia milanista dietro ai soli Paolo Maldini (902 presenze) e Franco Baresi (719 apparizioni), con i quali costituirà una delle migliori difese nella storia del nostro calcio completata da Mauro Tassotti (e Filippo Galli).

Dopo una giovinezza passata nel team Asso viene tesserato dalle giovanili del Milan nel 1979 quando ha appena compiuto 13 anni: il suo percorso nelle giovanili dura fino al 1986 ma è proprio allora che si troverà a vivere la vita appieno sia nel bene che nel male…nel 1983, a soli 16 compleanni, perde il padre trovando rifugio nei suoi allenatori Cesare Maldini e Capello, i quali furono i primi a intuirne il potenziale nelle trafile rossonere riuscendo a tirarlo su nel miglior modo possibile proprio nel momento in cui stava rischiando di lasciare la “palla a pentagoni” per quella a spicchi; ci risulta, infatti, che ad inizio anni ’80 Costacurta fosse grande amante del basket nonchè tifosissimo della Billy Milano e non sono state poche le volte che la tentazione si fece spazio dentro di lui: molto meglio che il diavolo tentatore non abbia attecchito, sennò ci saremmo persi uno dei migliori difensori centrali dell’epoca moderna…il 1° trionfo arriva con la Coppa Italia Primavera alzata nel 1984/85 alzata assieme al suo amico nonchè coetaneo Paolo Maldini. Ha solo 20 anni quando entra nel giro della 1° squadra durante il 1985/86 (annata in cui arrivò Berlusconi) senza giocare alcun match e venendo mandato a farsi le ossa nel Monza durante l’annata 1986/87: ha già la maturità del veterano, sa sia marcare a uomo che destreggiarsi nel coprire i buchi come ultimo baluardo della difesa a zona, coniuga benissimo lo scarso atletismo con l’eccellente saggezza tattica senza scordare un dinamismo che lo porterà, negli ultimi anni da calciatore sotto la gestione Ancelotti, a eccellere pure come terzino su ambo le fasce…

Il vero sodalizio con il Milan inizia nell’estate del 1987: sulla panchina rossonera arriva a, sostituire Liedholm, Arrigo Sacchi, un tecnico romagnolo uscito dal Parma che pratica un calcio nuovo e basato sul un dominio totale da parte dei suoi durante tutte le fasi della partita a prescindere da chi ha il pallone attraverso il “4-4-2 all’olandese”…innanzitutto bisogna pressare alto tutti assieme, compresi i difensori, e Costacurta, pur esordendo il 25/10/1987 in Verona-Milan 0-1 con la chiara possibilità di ritagliarsi un ottimo spazio accanto al capitano Franco Baresi, viene chiuso da filippo Galli riuscendo a totalizzare 7 presenze con 1 in coppa nazionale; si potrebbe parlare di un inizio deludente, se non fosse che, proprio in quella primavera 1988 i suoi tornano a vincere lo scudetto (l’11°) a danno del Napoli in rimonta dopo 9 tornei d’attesa accompagnandolo con il trionfo della Supercoppa Italia a danno della Sampdoria nella 1° edizione della manifestazione…Costacurta studia assiduamente il modo di giocare del suo allenatore, si impegna per emergere ma ora l’obiettivo non è solo comandare in Europa: i diavoli vogliono tornare a vincere la Coppa dei Campioni dopo 20 anni e Sacchi fa capire a Costacurta di farsi trovare pronto perchè da un momento all’altro, essendo un periodo in cui servivano squadre larghissime al fine di lottare su tanti fronti contemporaneamente visto che le italiane avevano iniziato a dettare legge pure fuori dai confini nazionali…si apre così, nel 1988/89, un triennio d’oro, in cui il “team degli immortali” si aggiudica 2 Coppe dei Campioni (Steaua Bucarest, Barcellona) con 2 Supercoppe Europee (Barcellona, Sampdoria) e 2 Coppe Intercontinentali consecutive (sempre nel 1988/89, 1989/90 ma a danno di Atletico Nacional Medellin seguito da Olimpia Asunciòn) pur cedendo il passo in Italia a Inter/Napoli anche se, nel maggio 1991, il sodalizio con Sacchi si chiude: ormai Costacurta sono ben 24 mesi che ha sovrastato pesantemente Filippo Galli come “marcatore centrale” da affiancare nei 4 del pacchetto arretrato…il 1989 sarà un anno magico in cui vincerà da protagonista il mondiale militare mentre segnerà il suo 1° gol in campionato nel derby perso per 1-3 in casa il 18/3/1990 (decisivo, a conti fatti, per perdere un tricolore decisamente alla portata…).

Nell’estate del 1991/92 (dopo che la famigerata “notte di Marsiglia” aveva condotto i milanesi alla squalifica per 12 mesi dalle coppe europee) ritrova una delle persone che considera ancora oggi come un padre: Fabio Capello, tornato da mister dopo 2 anni a fare il commentatore per le reti Mediaset e una precedente parentesi milanista sia in campo che fuori…l’allenatore di Pieris si rende conto subito che, se vuole riaprire un ciclo di trionfi, deve farsi volere bene soprattutto dai senatori: punta subito a rinsaldare i rapporti con i suoi fedelissimi fra cui proprio “Billy”; ormai l’ambiente era saturo delle esasperazioni sacchiane e delle attenzioni maniacali da investire in ogni singolo momento della vita di squadra…non serviva parlare di tecnica o tattica ma era sufficiente solo limitarsi ad allentare la pressione aggiungendo maggiore fiducia dal punto di vista del gesto tecnico sul rettangolo di verde attraverso un 4-4-2 uguale sul piano di assetto come di effettivi ma radicalmente diverso se si guarda all’interpretazione del ruolo di ognuno: il conto conclusivo vede 3 scudetti consecutivi e 4 in 5 stagioni (triennio 1991-94 davanti alle “solite” Juventus/Inter con il 1° ottenuto senza sconfitte ed un totale di 58 risultati utili consecutivi fra maggio 1991 e marzo 1993…sarà il Parma di Scala a spezzare la striscia in terra meneghina…mentre il suggello arriva nel 1995/96) da sommare con 3 Supercoppe Italia (1992-94), 1 Coppa dei Campioni (4-0 al Barcellona il 18/5/1994 ma a cui il nostro protagonista non potè partecipare causa la squalifica sua e di Baresi…opportunamente rimpiazzati, bisogna dirlo), 1 gol (il 2° e penultimo realizzato durante Milan-Roma 4-1 del 3/11/1991), una media di 40 partite giocate ogni anno e perennemente al massimo livello da uomo insostituibile ma, pur sempre con qualche rovente delusione a livello di una semifinale di Coppa Italia sfumata per un soffio nel 1993 seguita dalla Supercoppa Europa persa in rimonta in casa (contro il Parma), 2 finali di Coppa dei Campioni perse in 3 anni (1993 e 1995…rispettivamente al cospetto di Marsiglia e Ajax), 2 Coppe Intercontinentali (ancora 1993 e 1995 senza contare il fatto che, la 2° volta il Velez Sarsfield potrà contare soprattutto sull’espulsione del nostro eroe).

Siamo ormai giunti all’estate 1996: Costacurta ha 30 anni ed è uno dei migliori difensori centrali dell'”NBA calcistica”, ovvero la Serie A, quando arriva l’uruguayano Tabarez a inaugurare un biennio (1996-98) in cui il difensore toccherà i suoi minimi storici in quanto a impegno ed atletismo non riuscendo a salvarsi dalle contestazioni dei tifosi (le quali colpiranno pure i condottieri del club)…avrà anche la minuscola tentazione di lasciare la Lombardia per trasferirsi al Tottenham ma la sua simpatia per l’Arsenal lo farà restare al suo posto malgrado i ritorni infelici di Sacchi prima con Capello poi; l’estate del 1998 Berlusconi sceglie, dopo aver rifondato la rosa reiteratamente, di sperimentare un nuovo allenatore proveniente dalla zona di Cesenatico: è Alberto Zaccheroni e sarà colui che darà a Costacurta una nuova linfa per tornare ai suoi migliori livelli…dopo 2 annate disastrose in cui i meneghini restano fuori dalle competizioni Uefa (non accadeva dal 1991/92) causa un 11° e un 10° posto, riescono a risollevarsi dopo un serratissimo testa a testa con la Lazio conclusosi con il loro 16° scudetto (ottenuto nell’anno del centenario e ultimo del vecchio millennio); questa sarà una stagione molto particolare per il difensore: il suo nuovo “maestro” professa un 3-4-3 totalmente diverso dalle guide precedenti ed annovera una retroguardia tutta lombarda (il varesino Costacurta a fare da libero con i milanesi Abbiati in porta/Paolo Maldini come capitano oltre che marcatore di centro-sinistra e il comasco Sala a centro-destra) e in cui Costacurta deve, per la 1° volta, fare a meno di Franco Baresi (ritiratosi nel maggio 1997) dimostrando che tutte le chiacchiere girate fino a quel momento secondo cui lui fosse bravo solo perchè aveva un fenomeno vicino fossero illazioni prive di fondamento…guiderà il reparto con una classe eccellente ma il periodo di Zaccheroni si chiude così poichè la Supercoppa di lega di 3 mesi dopo finisce fra le lacrime per il trionfo del Parma “delle 3 coppe in 100 giorni” (rivale peggiore del Milan in quegli anni assieme alla Juventus).

L’inizio del nuovo millennio vede i rossoneri allontanarsi progressivamente dai vertici italiani malgrado un Costacurta ancora in ottime condizioni finchè, nel novembre 2001, l’ex compagno del nostro stopper Carlo Ancelotti (già vice-allenatore di Costacurta ai mondiali del 1994 dietro la regia di Sacchi nonchè cervello del centrocampo fino al 1992) torna a Milanello con il suo 4-3-2-1 (poi 4-3-1-2) per dirigere i suoi fuori dalla crisi in cui li aveva portati il turco Terim: in estate Costacurta non si vede rinnovare il contratto poichè ha, ormai, raggiunto le 35 primavere ma l’allenatore non se la sente di privarsi di lui e si serve di un referendum (chiusosi all’unanimità) fra i compagni dopo il preliminare di Champions vinto a danno dello Slovan Liberec al fine di convincere la dirigenza a riprendere “Billy” per farne il suo nuovo terzino ambidestro intanto che viene tesserato Nesta come nuovo centrale da affiancare Maldini jr…sarà l’annata del rilancio definitivo in cui si apre l’epoca del mister di Reggiolo (anche lui, dopo Sacchi e Zaccheroni, proveniente da lì…dall’Emilia-Romagna): il campionato finisce con un buon 3° posto ma si torna a vincere la Champions League (a danno della Juventus dopo i rigori sotto il cielo di Manchester il 28/5/2003) dopo 9 tornei e arriva la 1° (unica) Coppa Italia della gestione berlusconiana (5° della storia milanista) dinanzi alla Roma (dopo le 2 finali perse contro la Juventus nel 1990 e la Lazio nel 1998) con il degno sigillo della Supercoppa Europa contro il Porto ma con le batoste della Supercoppa Italia (ceduta ancora ai piemontesi dopo i rigori) e della Coppa Intercontinentale in cui proprio Costacurta si fa parare la conclusione dal dischetto da Abbondanzieri; nel 2004 ci sarà ancora spazio per il suo 7° tricolore (l’ultimo) e la 5° supercoppa nazionale a danno delle 2 romane…entrambi giocati con meno vigoria ma maggiore esperienza (fin troppa…).

L’ultimo triennio della carriera lo vede chiuso dalla coppia Maldini-Nesta e dall’arrivo di Stam: dopo non aver potuto giocare l’altra disgraziata finale Milan-Liverpool 3-3 (poi 2-3 dagli 11 metri), capisce che, pure se lo spazio lo ha ancora specie sulla fascia destra, ormai il suo tempo è concluso…si ritira sabato 19/5/2007 (4 giorni prima di vincere la 5° ed ultima “coppa dalle grandi orecchie” assieme al suo amico Paolo…) dopo Milan-Udinese 2-3, sfida in cui segna il suo 3° nonchè ultimo timbro fra i professionisti (tutti e 3 fra le mura amiche) riuscendo (2 stagioni addietro rispetto al ritiro di suo “fratello” Maldini) ad essere il giocatore più anziano a giocare una gara di Champions, il marcatore più longevo nella storia del campionato italiano, atleta maggiormente longevo ad aver giocato in Serie A (694 timbri in maglia milanese nel computo totale…non male per un 3° classificato fra i baluardi all-time della società rossonera).

L’unico amore della sua vita di calciatore fu il Milan, a livello di club…ma troppi si scordano che Costacurta è stato pure uno dei difensori più forti nel decennio degli anni ’90 che abbiano vestito la maglia azzurra…dopo 7 apparizioni in Under-21 e 2 europei vinti ancora nel 1988, 1990, vede il suo esordio in maglia maggiore il 13/11/1991 durante Italia-Norvegia 1-1 (contro ogni pronostico Vicini lo lasciò fuori dalla lista di “Italia 1990” malgrado una stagione clamorosa macchiata solo da un’espulsione contro il Verona alla penultima settimana) grazie al suo “insegnante” Sacchi. La sua 1° competizione internazionale, ovvero il mondiale statunitense del 1994, lo vede chiamato agli straordinari causa il fatto che Baresi si lesiona il menisco e il leader della zona difensiva diventa lui con Maldini a fare le sue veci: i 4 rossoneri (Tassotti-Costacurta-Baresi-Maldini, una delle difese migliori che si siano mai viste in questa disciplina, è bene ribadirlo) si muovevano insieme e lo “spartito” comune da seguire ad ogni trappola dell’offside veniva applicato in automatico…la grandezza di Costacurta starà proprio nella capacità di non far rimpiangere il suo partner e di guidare i suoi alla finale contro il Brasile malgrado diversi gol presi (5 in 6 partite: troppi per noi…) ma l’errore è dietro l’angolo e il nostro libero, già diffidato, commette una leggerezza imperdonabile con un fallo stupidissimo a danno di Stoichkov nella semifinale Italia-Bulgaria del 13/7/1994 rimediando il cartellino che gli avrebbe fatto saltare la sfida del 17/7/1994 a Los Angeles poi finita malissimo per noi (3-2 per i verdeoro ai rigori dopo un tatticissimo 0-0 dei 120 minuti…); le 2 partite conclusive a cui non potrà partecipare in neanche 4 mesi (dopo la finale di Atene contro il Barcellona di Cruijff, strafavorito nei pronostici) lo deprimeranno molto, una depressione che aumenterà dopo la disfatta nei gironi degli europei 1996 (unici della carriera) durante i quali saranno Germania/Repubblica Ceca (poi finaliste) ad avere il nostro sangue…neanche il mondiale 1998 giocato in Francia gli permetterà di raggiungere l’immortalità con la casacca del suo paese: nei quarti i padroni di casa ci sconfiggeranno 4-3 ancora alla lotteria dei rigori (una maledizione vera sia per l’Italia che per il Milan) con Cesare Maldini a dirigerci tramite un 3-5-2 classico (in cui Costacurta farà da marcatore di centro-sinistra intanto che Cannavaro è a centro-destra e Nesta prima con Bergomi poi conducono da liberi) e malgrado un bellissimo penalty (divenuto una sua specialità nella 2° parte del percorso) insaccato dal nostro protagonista; si chiude qui, dopo la 59° gara e le 2 reti realizzate in 7 anni, la carriera “italiana” di Costacurta, troppo poco per uno come lui (a cui sono mancate solo affermazioni in Coppa delle Coppe e Coppa Uefa nei club).

Proverà a fare da collaboratore ad Ancelotti nel 2007/08 e poi a mettersi in proprio sulla panchina del Mantova nel 2008/09 ma ripiegherà sul ruolo di opinionista dall’agosto 2010 capendo che la sua strada non era quella di dirigere giocatori ma solo dimettere il suo sapere a servizio degli appassionati assieme a totem del giornalismo tipo Buffa o Caressa…non avrà sfondato da CT, ma la sua carriera, trascorsa a rincorrere fenomeni come Maradona/Zidane o Raul lo hanno consegnato alla storia intanto che il calcio correva veloce dopo l’avvento di Berlusconi (Costacurta è, ad oggi, l’unico giocatore di tutti i 30 anni di presidenza del “cavaliere” ad aver abbracciato solo tale gestione dall’inizio alla fine) evolvendosi dalla marcatura a uomo fisica ma anche compassata alla zona esasperata: Alessandro Costacurta, sangue rossonero.

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