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INTER-MILAN…-3 GIORNI, PAOLO MALDINI, CAPITANO, FIGLIO E PADRE NELLA DINASTIA DEL PALLONE

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MILANO – Si dice che, per la maggior parte delle volte, da un genitore che riesce a primeggiare in un determinato ambito nasca sempre uno o più figli che non riescono a ripercorrere la stessa strada nella medesima disciplina…l’Italia, da questo punto di vista, è piena di “figli d’arte” sia nello sport che nello spettacolo, ma pochissimi di questi sono riusciti a dare continuità alle proprie dinastie mantenendole sempre sullo stesso livello di notorietà.

Le statistiche, però, non sono scienze esatte e molto spesso non vengono rispettate: può succedere, per esempio, che una coppia proveniente dal rione Servola di Trieste (enclave italiana della città) decida di trasferirsi nell’immediato dopoguerra a Milano per sfuggire alle persecuzioni comuniste, da parte dei abitanti slavi d’oltreconfine, vigenti in Friuli a quell’epoca contro gli italiani facendo divenire subito il marito la persona che portava i soldi a casa per la famiglia giocando a calcio: quel signore si chiamava Cesare e assieme a sua moglie Marisa avrà 6 figli (3 femmine con 3 maschi) di cui il IV° chiamato Paolo…un bambino di cui tutti in casa noteranno già in tenera età la predilezione totale al pallone fra i campetti dell’oratorio vicino casa oltre che dentro le stesse mura domestiche e solo il padre, proprio il padre, non si renderà subito conto finchè con verrà pesantemente invogliato ad accompagnarlo per un provino nelle giovanili del suo stesso team, il Milan (con cui 5 anni addietro, nel 1963, aveva vinto la 1° coppa dei campioni rossonera dinanzi al Benfica sotto il cielo di “Wembley”): quel bambino è Paolo Maldini e farà la storia del calcio, oltre che del Milan, per 25 anni seguendo e migliorando le orme del suo stesso genitore (anche i figli di Paolo arriveranno a sfondare, proprio poco tempo fa, nel calcio d’elitè e Daniel, il secondogenito, addirittura nel Milan…quando si dice i cerchi del destino, no?).

Maldini nasce a Milano il 26/6/1968 (giorno dell’anniversario di nozze dei genitori) ed entra nelle giovanili rossonere nel 1978 riuscendo ad esordire in I° squadra solo il 20/1/1985 sotto la neve in Udinese-Milan (stesso anno in cui vincerà la Coppa Italia primavera con Capello a dirigere): quel giorno mancava il terzino destro titolare Tassotti e Liedholm (zonista convinto nonché mente eccelsa di questo sport) ripiega sul suo primavera come riserva difensiva senza sapere che nella ripresa dovrà subito inserire il giovane per far fronte all’infortunio di Battistini: il ragazzo gioca un ottima partita riuscendo subito a destare scalpore soprattutto grazie alla dichiarazione del mister nel dopo-match <<PAOLO HA UN GRANDE AVVENIRE>>.

Diviene rapidamente titolare affermandosi come una delle migliori promesse del calcio nazionale essendo protagonista pure di un simpaticissimo aneddoto assieme all’esperto collega Agostino Di Bartolomei in occasione di una disputa in cui il reparto arretrato era privo dei centrali titolari: prima di un match il giovane “Paolino” va dal suo libero di giornata e gli dice <<SENTI DIBA, MA COME GIOCHIAMO OGGI?>> ricevendo un chiaro, netto <<IO FACCIO IL LIBERO? TU FAI LO STOPPER? E ALLORA IO STO ‘N MEZZO CO’ TE CHE ME CORI ‘NTORNO>> in chiaro dialetto romano, altri tempi e altro calcio…

Fino al 1987 collezionerà solo un gol contro il Como contro il 4/1/1987 al netto di una bacheca vuota: pur essendo destro naturale, verrà sfruttato maggiormente sulla sinistra riuscendo ad affinarsi molto bene usando entrambi i piedi oltre a non penalizzare minimamente le sue sortite offensive sommate ad una classe incredibile, una tecnica eccellente, una capacità d’impostazione con pochi eguali, un tackle perfetto (che diverrà il suo marchio di fabbrica fino a fine carriera).

La svolta della sua vita arriva nel 1987/88 quando, il neo-presidente Berlusconi (arrivato nel marzo 1986 a ripianare una situazione economica disastrosa dopo l’oscura parentesi di Giuseppe Farina e Rosario Lo Verde che aveva rischiato di mandare il Milan nel baratro del fallimento con conseguente sparizione di franchigia e club) arruola Arrigo Sacchi: il CT più interessante ed emergente del momento, nonché devoto completamente al “calcio totale” degli olandesi, che riuscirà a rivoluzionare la storia del calcio italiano recente…la difesa diviene un vero e proprio baluardo del “gioco a zona” tramite la disposizione Tassotti-Galli/Costacurta-Baresi II°-Maldini riuscendo a centrare un triennio d’oro in cui arriveranno 1 Scudetto (1987/88) dopo 9 stagioni d’attesa, 1 Supercoppa Italia (1988), 2 Coppe dei Campioni (1988/89 a Barcellona dinanzi alla Steaua Bucarest e 1989/90 a discapito ancora del Benfica), 2 Supercoppe Europa (1988/89 e 1989/90), 2 Coppe Intercontinentali (1988/89 e 1989/90) facendolo anche divenire colonna dell’Italia ma l’epopea degli “immortali” finirà, apparentemente, nella primavera del 1991 con il licenziamento del “profeta di Fusignano” (soprannome di Sacchi) in favore di “don” Fabio Capello.

Paolo, ormai, è una certezza per il suo club e il nuovo mister (che lo aveva già allenato per un breve periodo nelle giovanili) lo fa subito sentire un intoccabile aiutandolo a migliorarsi pure negli unici 2 ruoli difensivi che aveva ricoperto meno spesso: lo stopper e il libero…trascorrerà 5 anni in cui avrà la sua riscossa di fronte a tutti riuscendo ad alzare un’altra Coppa dei Campioni (contro il Barcellona ad Atene per 4-0 il 18/5/1994 con annessa Supercoppa Continentale) svolgendo il ruolo di leader centrale per la contemporanea assenza di Baresi e Costacurta (squalificati in semifinale ma rimpiazzati benissimo dal pacchetto Tassotti-F.Galli-Maldini-Panucci) e giocherà una delle sue migliori partite in assoluto; il bilancio dell’epoca del tecnico di Pieris si chiuderà con 4 tricolori in 5 annate (1991/92 ottenuto senza sconfitte, 1992/93, 1993/94, 1995/96) oltre a 3 Supercoppe nazionali (1992, 1993, 1994) ma il futuro non sarà sempre roseo per il nostro protagonista…

Gli anni 1996-98 saranno terribili per tutto l’ambiente meneghino: risultati pessimi, piazzamenti disastrosi, ritorni non all’altezza delle aspettative, contestazioni continue che non risparmiano nessuno, neanche i senatori…proprio in questo momento Maldini accarezzerà un’idea che non gli aveva mai attraversato nemmeno la mente: andarsene dalla sua terra natale per giocare in Inghilterra alla corte del Chelsea allenato dal suo ex compagno in azzurro e amico Gianluca Vialli; per fortuna, però, Berlusconi e Galliani riescono a convincerlo che rimanere fosse la cosa migliore oltre a donargli la fascia di capitano ereditata da Franco Baresi nel 1997 (dopo essere divenuto condottiero pure nell’Italia dal post-mondiale 1994).

La III° fase di successi nella carriera del nostro eroe parte nel 1998/99 con la conquista del I° campionato vinto da capitano (a 31 anni suonati ma con ancora tanta voglia di lottare) sotto la guida del nuovo mister emiliano Alberto Zaccheroni (corregionale di Sacchi) svolgendo il ruolo di esterno a tutta fascia in alternativa al marcatore di centro-sinistra nell’inedito 3-4-3 adoperato (prima volta, forse, che i diavoli adoperavano la difesa a 3 nella propria storia).

Seguiranno 24 mesi ancora a bocca asciutta per tutti ma il meglio deve ancora finire di venire: nel 2001/02 Ancelotti (ex compagno di Paolo fino al 1992) rimpiazza Terim sulla panchina di Via Turati dando inizio ad un ulteriore ciclo di trionfi attraverso campagne acquisti assai dispendiose sommate all’arrivo di uomini d’ottimo livello tipo Pirlo/Gattuso/Seedorf/KaKà che porteranno 1 Coppa Italia (2002/03 e unica conquista dell’Era Berlusconi in tale manifestazione in seguito ad altre 2 finali fallite per un soffio nel 1990 e 1998), 2 Champions League nel 2002/03 (sollevata all'”Old Trafford” di Manchester contro la Juventus per la 1° volta con la fascia al braccio in seguito all’estromissione dei cugini interisti in semifinale…proprio in Inghilterra, dove 40 anni esatti addietro Maldini senior aveva ottenuto la I° conquista della “coppa dalle grandi orecchie” sempre per i rossoneri) e 2006/07 (ancora ad Atene, stadio chiaramente prediletto, contro il Liverpool chiudendo il cerchio apertosi nel 2004/05 con il “disastro di Istanbul” in cui i milanisti vincevano 3-0 a fine I° tempo con marcatura in apertura proprio di Maldini dopo 60″ ma si vedranno rimontare 3-3 in 6 giri di lancetta e saranno sconfitti ai rigori lasciando una coda di veleni che si prolungherà ancora per molto…), 2 Supercoppe continentali (2003 e 2007), 1 Mondiale per Club (2007).

Ad oggi Maldini detiene il record di giocatore avente il maggior numero di finali giocate in Champions (8) e vinte (5) oltre ad aver ricevuto 2 delle migliori feste di addio nelle sue ultime apparizioni: il 24/5/2009 70.000 persone accorrono a “San Siro” per Milan-Roma 2-3 del 37° turno di campionato che sarà l’ultima in casa del leggendario n.3 (numero assegnatogli da giovanissimo e mai più lasciato) ma non sarà tutto perfetto…una piccola frangia di supporters della curva lo contesterà inneggiando a Franco Baresi oltre ad esporre lo striscione <<SENTITI RINGRAZIAMENTI DA COLORO CHE HAI DEFINITO MERCENARI E PEZZENTI>> a causa delle ruggini avvenute proprio dopo la finale di Istanbul all’aeroporto turco fra Maldini e alcuni giovani ultras che pretesero di avere delle spiegazioni ragionevoli su quella notte da incubo; 7 giorni dopo, però, il saluto si completa con la standing-ovation ricevuta all'”Artemio Franchi” di Firenze in occasione di Fiorentina-Milan 0-2 (vera conclusione del cammino da calciatore) con il capitano che esce per far posto all’esordiente stagionale Nesta (rimasto fuori tutta l’annata per problemi alla schiena).

Chiuderà la carriera con 902 presenze sommate a 29 gol in maglia milanista ma il suo mito non è legato solo ai 2 colori della “Milano popolare” ed epici resteranno gli scontri titanici con il suo alter ego Zanetti sull’altra sponda del Naviglio durante le stracittadine corrispondenti alla II° parte del suo percorso…2 extraterrestri a guidare 2 team spaziali, il massimo che si possa chiedere a qualunque tipo di gioco.

Raggiungerà, infatti, quota 126 partite unite a 7 reti con l’Italia esordendovi il 31/3/1988 in trasferta a Spalato per Jugoslavia-Italia 1-1 prendendo poi parte alla mitica spedizione della nuova Under-21 di Vicini nel 1986 (con cui perderà la finale europea di categoria ai rigori contro la Spagna dell’ex interista e rivale del padre Suarez) divenendo insostituibile nel periodo 1988-2002 ma lasciandosi l’amaro in bocca a causa delle tante occasioni perse…verrà eliminato per 3 volte ai rigori ed 2 volta al golden-goal giocando 23 partite in 4 mondiali (di cui 13 vittorie, 8 pareggi, 2 sconfitte sul campo ma ricordando specialmente le sciagurate date del 3/7/1990 e 3/7/1998 in cui andrà fuori dal dischetto nelle semifinali casalinghe oltre che nei quarti dinanzi ad Argentina prima con Francia padrona di casa poi oltre al 17/7/1994 quando il sogno di divenire campione del mondo sfumerà a vantaggio del Brasile ad appena 11 metri dal traguardo…traguardo negatogli pure il 18/6/2002 dopo il contestatissimo ottavo di finale con la Corea del Sud) e 13 in 3 europei (di cui 7 vittorie, 4 pareggi, 2 sconfitte sul campo avendo come ricordo maggiormente nitido la maledetta sera del 2/7/2000 in cui ancora transalpini ci strapperanno un altro sogno come quello di riportare la vittoria continentale nel nostro paese per la 2° volta dal 1968) ma non riuscirà mai a portare a casa più delle medaglie d’argento ottenute nel 1994 o nel 2000 oltre ai bronzi del 1988 e 1990; riuscirà perfettamente ad andare d’accordo con tutti i suoi allenatori (Vicini, Sacchi, Cesare Maldini stesso, Zoff, Trapattoni) oltre che con illustri compagni del livello di Ferri/Bergomi/Mancini/Baggio/Cannavaro/Nesta/Totti/ Del Piero; proprio alla sua storia azzurra è legata una delle scene più simpatiche che lo riguardano: è l’11/6/1998 e allo stadio “Lescaux” di Bordeaux si gioca Cile-Italia per la I° gara del torneo di Francia quando mister Cesare Maldini assegna le marcature di Nesta e Cannavaro sulla base del nostro 3-5-2: il primo su Zamorano e il secondo su Salas ma i nostri difensori non riescono ad arginare gli avversari vedendosi costretti a dover chiedere aiuto a capitan Paolo per cambiare assetto…decidono insieme di ribaltare gli accoppiamenti ma non passano 5 minuti che subiamo il gol dell’1-2 portando alla furia del tecnico con suo figlio stesso che si prende totalmente la colpa della rete appena incassata; pensandoci oggi viene da ridere a tutti i protagonisti, ma lì per lì la rabbia fu moltissima…

L’unico difensore capace di giocare sia davanti all’area che sui lati del centrocampo riuscendo a farsi capitalizzare per più di 6 moduli diversi senza avere timore di stare a destra, sinistra oppure al centro o risentendo di differenze con campioni da marcare o aiutare, essendo maestro del contatto a uomo oltre che delle capacità di giocare sia con uomini come Nesta o bomber del livello di VanBasten, Shevchenko, Weah…Paolo Maldini, un capitano nella dinastia del pallone divenuto dirigente dopo essere stato un fenomeno assoluto amato da tutti gli sportivi del pianeta. 

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