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INTER-MILAN 4-2: PAZZA RIMONTA DELLA PAZZA INTER

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MILANO – E’ giunta la conclusione di questa intensa 23° giornata di Serie A e le emozioni sono state pressochè continue a partire da Roma-Bologna di venerdì sera fino all’apoteosi del derby Inter-Milan terminato 4-2 dopo una girandola d’emozioni infinita oltre ad un match bipolare come mai prima.

La serata milanese si apre con una temperatura gelida come da perfetta tradizione della stracittadina locale oltre a spettacoli di luci o colori mozzafiato fra gli 70,000 presenti in cui si annoverano anche vari vip a livello di Salvini e Amadeus o Fiorello senza scordare osservati speciali tipo Mancini, Vialli, Koeman.

Se da un lato abbiamo la smania di godersi un confronto da brividi, dall’altro entrambe le parti in causa sanno che devono fare a meno di pezzi importanti: gli squalificati Berni, Bastoni, Sensi, Martinez (2° turno fuori dopo l’assurda espulsione contro il Cagliari) e gli infortunati Handanovic, Gagliardini, Valero per l’Inter mentre il Milan dovrà cautelarsi dalla degenza di Duarte, Krunic…specie quest’ultimo in un ottimo momento di forma ma stroncato sul più bello da un risentimento muscolare. Conte e Pioli sanno bene quanto questa partita conti, a prescindere come in momenti della stagione decisivi a livello del periodo a cavallo frra fine gennaio ed inizio febbraio (caso di specie) ma sanno pure che questa è una tappa che sfugge a schemi o regole come nessun’altra: non vuol dire nulla che l’Inter sta viaggiando a ritmi di scudetto e che il Milan sta prepotentemente risalendo la zona coppe…nel confronto diretto può accadere di tutto, tipo che gli stravoriti stravincano o straperdano.

La formazione del mister interista è la solita, almeno nell’assetto 3-5-2 (poi 3-5-1-1):

[Padelli;

Godin-De Vrij-Skriniar;

Candreva (80° Moses)-Vecino-Brozovic (cap.)-Barella-Young (90° Biraghi);

Sanchez (72° Eriksen)-Lukaku]

mentre Pioli rivoluziona le sue caratteristiche puntellando il centrocampo tramite un prudente e dinamico 4-4-1-1 che si tramuterà in 4-2-3-1 nelle ultime fasi del gioco

[Donnarumma;

Conti-Kjaer-Romagnoli (cap.)-Hernandez;

Castillejo (80° Leao)-Kessie’ (81° Paquetà)-Bennacer-Rebic (84° Bonaventura);

Calhanoglu;

Ibrahimovic].

Quello che va in scena è un autentico spettacolo di luci ed ombre in cui niente è come appare e nulla può essere dato per scontato: nel 1° tempo il Milan riesce ad annullare quasi completamente l’Inter chiudendo tutti gli spazi sulle fasce e dominando la zona centrale del terreno di gioco tramite un pressing semovente oltre che compatto…succede così che il primo squillo di tromba lo dà Calhanoglu colpendo il palo interno in apertura mentre i nerazzurri si leccano le ferite venendo asfaltati fisicamente dai diavoli pur provando ad imbastire qualche buona trama tramite mischie da corner finite fuori o qualche buona parata di Donnarumma; il minuto che sblocca la questione è il 39°: da cross proveniente dalla destra Ibrahimovic svetta a più di 2 metri d’altezza sovrastando un’incolpevole Godin con Padelli a completare il pasticcio con un’uscita avventata che libera Rebic per segnare lo 0-1 di piatto sinistro a porta vuota dando l’impressione che ci sia solo la squadra rossonera sul campo, idea che viene confermata in chiusura di frazione, quando correva il 46°, dalla marcatura ancora di testa del solito Ibra (tornato a timbrare il derby 8 anni dopo la sua ultima occasione: doppietta nell’altro 4-2 avvenuto a inizio maggio 2012 che consegnò il 1° scudetto dell’epoca dello stesso Conte alla Juventus) su spizzata di Kessie’ su calcio d’angolo tirato da Calhanoglu…0-2 e partita, apparentemente, chiusa: arrivare al duplice fischio a queste condizioni ammazzerebbe chiunque, o almeno così era parso di capire a tutti gli spettatori allo stadio così come a quelli incollati davanti ad ogni tipo di schermo.

Non si sa cosa sia successo negli spogliatoi, fatto sta che la ripresa si gioca su ritmi molto più alti e con un’Inter rinata a riprendere il punteggio per le corna malgrado un’ammonizione inesistente destinata a Vecino da parte di Maresca: corre il 50° quando Candreva si accentra vedendosi respingere la sua conclusione sbilenca da Romagnoli, ma sullo spiovente si avventa Brozovic con il sinistro dal limite per un imparabile fendente spentosi nell’angolino basso alla destra del portiere a sentenziare l’1-2 diventato 2-2 appena 120 secondi dopo tramite un Sanchez sveglissimo e capace di scherzare con il fuorigioco in modo da attrarre su di sé l’estremo difensore avverso per poi giocare di sponda su Vecino che realizza di piatto destro sfruttando pure la deviazione dello stesso portiere assieme alle gambe troppo larghe di Kjaer davanti alla riga di gesso; ormai la sfida si è sbloccata e gli schemi sono tutti saltati: la difesa del Milan fa buona guardia sulle punte nemiche ma nemmeno il colosso svedese dei milanisti riesce a contrastare i suoi 3 “aguzzini” intanto che a centrocampo si susseguono duelli e cartellini gialli (Barella, Skriniar e Kessie’ nel caso specifico)…siamo ormai negli ultimi 20′ e Lukaku ha la palla del 3-2, che spreca facendosela deviare in angolo da un impeccabile Kjaer (almeno nelle marcature a uomo): in realtà il sorpasso è stato solo rimandato ed è dalla bandierina che arriva il traversone di Candreva grazie a cui De Vrij (al suo 2° centro contro i dirimpettai nonché migliore dei suoi per distacco su ambo le fasi) si tuffa di testa firmando il ribaltone; da cui si evidenziano solo il giallo di Conti, le sostituzioni (devote ad una maggiore offensiva per gli svantaggiati come ad un rinforzamento fisiologico della fase di copertura per gli avvantaggiati) e i 2 legni su cui si scontrano Eriksen al 79° tramite punizione magistrale dai 35 metri prima dell’eterno Ibra all’89° (non ci è dato sapere quale montante sia stato maggiormente decisivo fra i 3 ma sappiamo che tutti e 3 hanno provocato emozioni terribili alle coronarie di tutti i presenti)…manca solo il recupero quando Lukaku, dopo aver giocato un ennesimo pallone ad indirizzo di Vecino, si propone in area per ricevere lo spiovente del subentrato Moses a seguito dello scambio fra il mediano argentino e quest’ultimo: il traversone non dà scampo così come il bomber belga (ammonito per essersi pure tolto la maglia durante i festeggiamenti), che serve il 4-2 finale che fa impazzire il popolo dei biscioni oltre a mandare in depressione gli avversari a seguito di un conflitto fatto di 1000 sfaccettature.

L’Inter è in testa a pari punti con la Juve a quota 54 (bianconeri avvantaggiati dallo scontro diretto ma svantaggiati dalla differenza reti) e allunga la striscia d’imbattibilità nelle gare fra cugini in Serie A a ben 4 anni consecutivi (l’ultimo successo milanista, escluso il trionfo in Coppa Italia 2 stagioni addietro nei supplementari per 1-0, risale ad un 3-0 del 2015/16: da lì sono arrivati un paio di 2-2 con uno 0-0 assai deludente) mentre una contestata Lazio tallona a 53 punti: sapete la prossima settimana che gare ci saranno? Juventus-Brescia e Lazio-Inter, che già sono un crocevia fondamentale, ma che arrivano pure dopo le semifinali di coppa nazionale in cui saranno coinvolte torinesi e milanesi al cospetto di, rispettivamente, Milan e Napoli…tensione a non finire per un’annata ancora tutta da vivere.

Parola al terreno di gioco e che vinca chi lo merita maggiormente.

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