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LA SIDIGAS VOLA IN SEMIFINALE

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Hitchcock non avrebbe immaginato di meglio, anche se il thriller del Palacarrara ha il lieto fine. Step back! Bang! Game over! Nel frame di Nunnally il trailer di una sfida dall’inenarrabile pathos che – grazie al suo colpo di coda – scaraventa la piccola / grande Scandone in semifinale. 3 a 0 e tutti a nanna, insomma. Un provvidenziale ‘cappotto’ che consente ad Avellino di riposare l’intera settimana e prepararsi al meglio per la guerra con la feroce Reggio Emilia la quale – dal canto suo – ha asfaltato i tricampeon di Sassari. Eppure Pistoia è giunta ad un passo dal trascinare ‘la serie’ almeno a garaquattro. Eccellente il suo approccio. Notevole l’energia. La difesa degli amaranto limita l’attacco dei verdi (17 – 10 al sesto). Le palle vaganti sono tutte dei toscani e le percentuali del campani sono da brividi (25 – 17 al nono). I tiratori hanno le polveri bagnate ed allora ‘il camaleonte’ Leunen si traveste da cecchino. La Sidigas non trova risposte al pick and roll tra Moore e Kirk che – stavolta – fa il vuoto sotto le plance. Ed allora ‘il mago’ Sacripanti pesca subito a piene mani nel cilindro della sua panchina. Così – quasi all’improvviso – il folletto Green sgancia un paio di siluri che ricuciono lo strappo (29 – 26 al 12esimo). Ma i padroni di casa dominano sotto le plance (44 – 34 il dato totale) e tornano al massimo vantaggio (37 – 29 al 15esimo) Gli ospiti – però – non mollano la presa. La stanchezza affiora, ma l’esperienza ed il talento dei veterani firmano la parità a quota 41 … 45 – 43 all’intervallo. Nel terzo periodo c’è l’immediato sorpasso (51 – 55 al 26esimo). La Scandone spreca e subisce troppo il polaccone Czyz (61 – 63 alla mezz’ora). E’ un’altalena di emozioni. E’ il momento di Buva che – come al solito – dà una dimensione interna alla squadra (67 – 71 al 35esimo). Knowles e Lombardi ne hanno di più. Ragland ed Acker vanno in affanno. Il pareggio di super Cervi arriva all’ultimo secondo dei regolamentari. La vittoria sulla sirena di un overtime mozzafiato. Giusto così. Comincia la festa, ma il sogno continua. E – forse – il bello deve ancora venire.

 

 

 

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