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LAZIO-INTER…-2 GIORNI, SABATO 7 DICEMBRE 2002: CHE SPETTACOLO!!!!!!

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ROMA – Mancano appena 18 giorni al Natale 2002 quando “Telethon” lancia la sua raccolta fondi annuale per la ricerca contro il cancro, la Francia sta ultimando la preparazione dei suoi stadi per ospitare la 2° Confederations Cup in 5 anni in giugno (la 1° era stata nel 1997), Eminem è il cantante più popolare del momento e l’Italia è entrata da appena un anno nell’Euro intanto che il mondo del pallone si lecca le ferite per un mondiale orribile come quello dell’estate passata (competizione che riverbererà riflessi inquietanti per parecchi anni su quanto visto sia in campo che a livello politico o organizzativo).

Intanto, però, il weekend dell’Immacolata Concezione (7-8/12) è iniziato con 2 anticipi da brivido il sabato sera (giocati insolitamente in contemporanea anziché sfalsati nella fascia 18,00-20,45 come sempre) per una Serie A in cui si stanno cominciando a vedere i primi preoccupanti segnali di una crisi economica frutto di anni contrassegnati da sperperi più che eccessivi: l’asse è Roma-Milano e le sfide facenti da “big-match” corrispondono a Milan-Roma e Lazio-Inter…i biancocelesti comandano la graduatoria con 27 punti davanti al trittico Milan/Inter/Juventus (di scena il giorno dopo alle 15,00 in casa del Brescia con il turno, apparentemente, migliore) a quota 26 ma la Roma, invece, sta fronteggiando un momento assai difficile ritrovandosi invischiata nel centro-bassa classifica avendo 17 soli punti con maggior vicinanza alla retrocessione che alle coppe: ci sarà da seguire questi 90 minuti con 300 occhi senza ombra di dubbio.

Siamo in un momento molto intenso della stagione: la settimana precedente c’è stata l’andata degli ottavi di Coppa Italia in cui gli aquilotti hanno schiantato 2-0 l’Empoli al netto del fatto che i biscioni hanno dovuto soccombere 1-0 in casa del cadetto Bari e dal martedì seguente entrambe saranno impegnate nelle competizioni internazionali: l’Inter ospiterà il Bayer Leverkusen nella 2° partita della 2° fase a gironi di Champions (torneo, all’epoca, formato da circa 19 match nell’arco di tempo 1999-2003) con la Lazio che se la vedrà sempre in casa con lo Sturm Graz nel 1° round degli ottavi di Coppa Uefa.

L’orario simultaneo è previsto alle 20,45 e il clima non aiuta: pioggia leggera ma fastidiosissima e freddo polare accompagnano l’ingresso in campo delle 2 squadre davanti a 60.000 spettatori (10.000 interisti) intanto che Cragnotti (alle prese con gravi problemi finanziari sia della “Cirio” che della Lazio stessa essendo stato costretto a cedere lo storico capitano Nesta assieme a Crespo in estate e dimissionario poco tempo dopo a favore di Ugo Longo) siede in tribuna al contrario di Moratti; gli allenatori Mancini (alla sua 1° esperienza da carica massima dopo la breve parentesi da vice-Eriksson 2 stagioni addietro) e Cuper (rimasto a Milano malgrado fortissime tensioni sorte con Ronaldo nella primavera trascorsa che avevano portato i meneghini ad accettare la richiesta di trasferimento del brasiliano al Real Madrid subito dopo la coppa del mondo) hanno il loro bel da fare per scegliere gli assetti da mettere anche perché pezzi grossi come Chiesa o Materazzi devono scontare delle indisponibilità: alla fine sappiamo che i biancocelesti adopereranno un semplice 4-4-2 a rombo (tramutatosi in 3-5-2 e poi, di nuovo, in 4-4-2)

[Peruzzi;

Negro (cap.)-Stam-Couto-Pancaro (81° Liverani);

Simeone (65° Giannichedda);

Cesar-Stankovic;

Fiore (87° Oddo);

Lopez-Corradi]

a fronte di uno schieramento identico rimasto tale fino alla fine

[Toldo;

J.Zanetti (cap.)-Cordoba-Cannavaro-Pasquale (85° Gamarra);

Almeyda;

Conceicao-Emre;

Okan (31° Recoba);

Crespo-Vieri].

Come da perfetto copione del calcio italiano di quegli anni, abbiamo una gran quantità di campioni fra le 2 formazioni…a cominciare dagli italiani Fiore, Corradi contro Toldo, Cannavaro, Vieri (Peruzzi, Negro, Pancaro sono ormai fuori dal giro azzurro mentre Pasquale non avrebbe mai fatto parte) per proseguire con la colonia argentina formata da Simeone (ex di turno), Lopez contro Almeyda (altro ex di serata), Crespo, l’olandese Stam, il portoghese Couto opposto a Conceicao, il serbo Stankovic, il brasiliano Cesar da un lato a fronte del capitano colombiano Cordoba, i turchi Emre, Okan (brillanti protagonisti del mondiale 2002 oltre a conquistare il bronzo alla 2° partecipazione del loro paese), l’uruguagio Recoba: tanti campioni per una partita che, anche 7 mesi dopo il tragico 5/5/2002, non ha ancora finito di regalare emozioni in quantità industriale.

Il gemellaggio storico fra le 2 curve viene rinsaldato con striscioni, scambi di maglie e sciarpe, già nel riscaldamento malgrado la ferita di pochi mesi addietro sia ancora aperta ma bastano pochi minuti per capire che quella notte non ci sta tempo per i rimpianti: corre il 10° quando Fiore (un vero e proprio giustiziere dei nerazzurri per tutta la carriera) riesce ad andare via sulla sinistra e a mettere un cross indirizzato verso il dischetto del rigore vedendosi murato da Almeyda con il braccio: l’arbitro torinese Rosetti non ha dubbi e decreta subito il tiro dagli 11 metri malgrado le proteste di capitan Zanetti (che si appella all’involontarietà del compagno) o di Negro (che chiede pure il cartellino giallo ad indirizzo dell’avversario)…Lopez non dà speranze a Toldo e lo spiazza aprendo il piattone sinistro in modo da dire che ora il punteggio è 1-0 ma i suoi non si vogliono fermare ad attaccano a pieno organico facendo capire che devono mantenere la vetta a tutti i costi a prescindere pure dal risultato dell’altro campo; nel mentre abbiamo un confronto che si inacidisce anche dal punto di vista disciplinare: Stankovic, Corradi e Vieri finiscono tutti fra i cattivi nella prima mezz’ora intanto che lo scatenato Fiore e Lopez cingono d’assedio l’area nemica al netto di 3-4 occasioni finite fuori bersaglio da parte di Conceicao o Crespo…allo scoccare del 30° ancora Fiore si defila sulla fascia sinistra riuscendo a mettere indietro la sfera ad indirizzo di Stankovic: il tiro di prima dello slavo si rivela ciccato e completamente storto facendo presagire che vada fuori senza troppi patemi, sembra…ma sfruttando la difesa nemica completamente schierata ed un’alzata errata sul fuorigioco da parte di Pasquale, Lopez si frappone tra palla e portiere mettendo dentro ancora con il mancino il 2-0; Cuper sceglie di togliere l’inesistente Okan, a quel punto, e mantiene in campo il claudicante Vieri inserendo Recoba come rifinitore dietro alle punte pur non snaturando il suo piano tattico ma i risultati sembrano dargli completamente contro al 35°, quando, ancora lo scatenato Lopez sfrutta un lancio lungo rimbalzato balordamente sopra all’evanescente Pasquale depositando l’inappellabile 3-0 sempre di sinistro in controbalzo sull’uscita dell’estremo difensore avverso. Sembra una settimana da sognare: triplo vantaggio, +4 sugli interisti, gli juventini e +3 sui milanisti ma se si dice che l’Inter è una squadra “pazza” di certo ci sta un motivo e al 36° è proprio Recoba a dare la lettura del perché: l’uruguagio scappa sulla sinistra piazzando un ottimo traversone su cui si avventa Vieri colpendo la traversa in anticipo su Couto appena 2 secondi prima che sia il lusitano stesso a vedersi sbattere la sfera di cuoio sulla sua folta chioma da terra mettendo nella propria porta il 3-1 che regala ancora un piccolo bagliore di speranza ai suoi…piccolo bagliore che tramuta la partita in una sorta di corrida da lì a pochissimo: ancora Couto rifila un calcio intesta a Cannavaro mentre il napoletano è a terra su una mischia da corner portando all’ammonizione di Simeone per aver discusso con lo stesso Cannavaro, che poco dopo si esibirà nel pessimo “gesto dell’ombrello” a indirizzo di qualche nemico non meglio identificato.

Con l’inizio del 2° periodo Stankovic viene graziato dopo aver sdraiato deliberatamente Conceicao all’ingresso della zona limitata dalla linea di gesso e le occasioni si susseguono a ritmo incalzante così come era avvenuto nella 1° frazione: è scoccato il 66° quando un Emre lasciato troppo solo si fa 40 metri di campo in solitaria concludendoli con un cucchiaio mancino che si spegne sotto l’incrocio dei pali sinistro della porta difesa da Peruzzi per il 3-2 che rimette davvero tutto in discussione poco prima che Cordoba (diffidato) si becchi il cartellino che gli farà saltare Atalanta-Lazio nel prossimo turno e che Corradi centri la traversa con un avvitamento sul primo palo degno del miglior Chinaglia; da qui inizia il furioso giro delle sostituzioni con Mancini che prova a dare freschezza alla sua squadra con l’innesto di Giannichedda in mediana ma ormai l’Inter sta schiacciando i biancocelesti nella propria zona di copertura per vedere i propri sforzi premiati solo nell’ultimo quarto d’ora: al 73° giunge la doccia fredda, per tutto lo stadio, che il Milan ha segnato contro la Roma grazie ad un gol (che si scoprirà poi irregolare) di Inzaghi…neanche il tempo di ammortizzare che ancora Emre riceve sulla trequarti, salta Fiore ed esplode un destro chirurgico dai 25 metri che s’infila a fil di montante sulla sinistra dell’altro ex Peruzzi (al pari di Vieri) a denotare il 3-3 che fa esplodere il settore ospiti così come il pubblico romano che rimane ammutolito con il 76° in corso. I cambi ulteriori servono solo a ridare equilibrio e fra questi ci sta un nuovo cattivo come Liverani: il finale ci evidenzia un evidente penalty non dato per una netta spinta di Stam su Cannavaro oltre al legno colpito nel recupero da Crespo.

Al triplice fischio i giocatori crollano a terra stremati con una coda di veleni non indifferente causa un match fin troppo vissuto e teso che ha visto situazioni complesse da ambo le parti malgrado un clima di assoluta amicizia e la contemporanea vittoria milanista: la Lazio è 2° a -1 proprio dai diavoli mentre gli interisti devono aspettare il risultato della Juve meno di 24 ore dopo per capire se sono, ormai, divenuti terzi o quarti a -2 dalla vetta.

Il bilancio conclusivo dell’annata ci parlerà di una Lazio tornata fra le prime 4 da 4° in seguito a 2 anni di assenza pur digerendo il doppio boccone amarissimo delle coppe finite entrambe in semifinale: torneo nazionale mollata dinanzi ai cugini romanisti schiantati poi dal Milan (2-2 e 1-1 in campionato, 1-2 e 0-1 ad eliminazione diretta: 2 pareggi con 2 sconfitte per un bilancio decisamente in rosso nelle stracittadine) e trofeo Uefa finito causa la batosta rimediata dai vincitori del Porto; l’Inter, dal canto suo, finirà da 2° a -7 dalla Juventus fregiandosi di avere Vieri come capocannoniere a quota 24 ma vedendosi estromesso negli ottavi di coppa nazionale proprio dal Bari accettando pure l’onta dell’eliminazione in semifinale di Champions subita dai cugini futuri vincitori per 2 pareggi balordi in cui la condanna arriverà solo in seguito alla marcatura in trasferta (0-1 e 0-1 in Italia con 0-0 e 1-1 in Europa…senza dubbi un conto tragico poiché privo di vittorie).

“Lazio-Inter review” non è ancora conclusa…appuntamento al prossimo episodio!!!

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