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LAZIO-INTER…-5 GIORNI, DOMENICA 5 MAGGIO 2002: IL SUICIDIO PERFETTO

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ROMA – Siamo nella primavera del 2002 e il tormentone che terrà compagnia per tutta l’estate alle spiagge europee è “Asereje”, vengono spiccati i primi mandati di arresto con custodia cautelare ai principali responsabili dei disordini del G8 di Genova avvenuto nel luglio precedente (gli avvisi di garanzia saranno destinati a 40 carabinieri responsabili del “massacro della Diaz”, una pagina tra le più nere nella storia dell’Italia recente), mancano solo 25 giorni all’inizio del primo mondiale del nuovo millennio (il calcio d’inizio verrà dato la notte del 30/5 a Seul con Senegal-Francia) organizzato, sempre per la prima volta, da 2 paesi e non uno solo; chi vuole può sedersi davanti alla tv e godersi la 1° edizione moderna di “Amici” o seguire per il terzo anno consecutivo “Il grande fratello”.

Intanto, però, siamo arrivati anche al momento più cruciale dell’annata sportiva riguardo al calcio italiano: per la 34° ed ultima giornata di Serie A troviamo un campionato equilibratissimo in cui ci sono 3 squadre in lotta per non retrocedere…scontro diretto Piacenza-Verona e Brescia che dovrà fronteggiare il Bologna, impegnato in una maratona estenuante per l’Europa assieme a Milan/Chievo/Lazio (4 contendenti per 3 soli posti)…ma soprattutto è la lotta per lo scudetto a tenere banco: l’Inter comanda a quota 69 punti ed è padrone del suo destino se vince in casa della Lazio (il tricolore tornerebbe ad Appiano Gentile dopo 13 anni di estenuante attesa) seguito dalla Juventus a 68 che fa visita all’Udinese già salvo (vittoria in extremis 7 giorni addietro in casa del Lecce per 1-2 con un rigore piuttosto discutibile) mentre la Roma è a 67 ma deve andare a giocare in trasferta contro il Torino che non ha nulla da chiedere alla sua squadra essendo già riuscito ad evitare matematicamente la retrocessione (potendo, quindi, fare uno sgarbo ai suoi dirimpettai).

Quel giorno si capisce subito che le emozioni non conosceranno limite: la Lazio ha almeno 4 motivi per non opporsi al trionfo nerazzurro…

1)il gemellaggio che lega le 2 tifoserie dagli anni ’80 (considerando pure gli ex da ambo le parti tipo Peruzzi, Simeone o Conceicao);

2)la rivalità a livello di curve e di schieramenti federali fra Cragnotti e Moggi in quegli anni;

3)la possibilità di fare uno sgarro ai propri cugini in caso di un eventuale vittoria loro contemporanea ad una mancata soddisfazione dei bianconeri;

4)la chance di qualificarsi comunque per la Coppa Uefa tramite risultati ad incrocio sugli altri campi delle proprie rivali.

La Juve, dal canto suo, vive ancora l’incubo perugino del 14/5/2000 (quando fu proprio la Lazio a soffiarle il titolo sul filo di lana dopo un drammatico pomeriggio sotto il diluvio umbro) ma sa che con l’Udinese dovrà faticare il giusto pur non essendo padrona del suo destino dovendosi anche guardare le spalle…la Roma, pur consapevole di avere poche frecce al proprio arco, scende in campo convinta di poter fare il suo per poi aspettare qualche sussulto dalla radio.

I conti sono chiari: se vincono tutte la classifica resta identica con l’Inter che festeggia, se la Juve fa 3 punti e i meneghini solo 1 si va allo spareggio (che creerebbe problemi a tutti in vista della coppa del mondo imminente) mentre con la sconfitta milanese i piemontesi diverrebbero campioni, solo in caso di contemporanea resa nordica la gioia sarebbe romanista (lo scontro Roma-Inter, invece, andrebbe in scena nell’unico caso di vittoria romana sommata a pareggio milanese e suicidio torinese: una possibilità surreale)…non vi è rischio di girone conclusivo a 3 solo, paradossalmente, per la troppa vicinanza!

L’Italia intera si ferma per assistere a quello che sembra un finale già scritto: a Roma sono 75.000 gli spettatori e ciò che spicca sono gli, almeno, 20.000 ospiti che gremiscono interamente il settore “Sud” oltre ai troppi vessilli nerazzurri presenti pure in “Curva Nord”; fra gli ospiti d’eccezione abbiamo, ovviamente, Cragnotti con Moratti…tanto amici fuori quanto rivali in una dinamica simile. Zaccheroni (subentrato a Zoff durante l’inverno), così come Cuper, hanno pochi dubbi su quali saranno i rispettivi schieramenti non dovendo sopperire ad infortuni o squalifiche di schiacciante rilievo (se si esclude Crespo): 4-4-1-1 per i padroni di casa (mantenuto fino alla fine)

[Peruzzi;

Couto-Stam-Nesta (cap.)-Favalli;

Poborsky-Giannichedda-Simeone (78° D.Baggio)-Stankovic (61° Cesar);

Fiore;

S.Inzaghi]

contro il 4-4-2 a rombo dei capolisti (rimasto tale fino alla conclusione malgrado l’evolversi degli eventi)

[Toldo;

Gresko-Cordoba-Materazzi-J.Zanetti (cap.);

C.Zanetti (72° Emre);

Conceicao (60° Dalmat)-Di Biagio;

Recoba;

Ronaldo (78° Kallon)-Vieri].

Paparesta, direttore di gara fra i migliori selezionabili, viene da visto subito molto attento nel far capire ai capitani Nesta-J.Zanetti con quale metro vuole controllare il gioco intanto che viene subito notata la discrepanza, insolita per l’epoca, di talenti schierati: i nazionali azzurri sono solo Nesta con Toldo/Materazzi/C.Zanetti/Di Biagio/Vieri (Peruzzi, Favalli, Giannichedda, Fiore, Inzaghi resteranno a casa in giugno solo per la troppa concorrenza) senza dimenticare la micro-colonia portoghese formata da Couto e Conceicao stesso, i grandi assenti Stam (Olanda), Poborsky (Repubblica Ceca), Stankovic (Serbia e Montenegro) al netto di un Simeone che sta per ergersi a leader anche della sua Argentina in aggiunta a J.Zanetti; gli stranieri della formazione lombarda, eccezion fatta per lo slovacco Gresko e il capitano colombiano Cordoba, vivranno un torneo quasi soddisfacente con il solo Recoba ad uscire nei gironi fra le file dell’Uruguay: Ronaldo vincerà la coppa e il titolo di capocannoniere con il suo Brasile (fra i migliori mai visti).

Stiamo per rivivere un pomeriggio thriller nel triangolo Torino-Udine-Roma: occhi al campo ed orecchie alla radio con ogni secondo che potrebbe rivelarsi prezioso…sono passati solo 2 minuti quando arriva lo 0-1 di Trezeguet in Friuli che significherebbe, in quell’istante, Juve in vetta, Inter a -1 con la Roma a -2 ma è all’11° che la pratica viene già chiusa dai sabaudi con il raddoppio di Del Piero in contropiede che obbliga nerazzurri e giallorossi a segnare per rendere elettrico lo scenario: al 12° Recoba batte un corner sotto alla “sua” curva, Peruzzi blocca ma si fa sfuggire grossolanamente la sfera (anche troppo per uno del suo livello…) consentendo a Vieri di realizzare lo 0-1 di piatto sinistro al volo con la porta vuota in mischia che dice <<Inter 72-Juve 71-Roma 68>> nel totale delirio di tutti i presenti (anche dei supporters nemici…). Moratti, inquadrato dalla Rai, si fa il segno della croce sugli spalti ma, a quanto pare, quel giorno la sorte non lo vuole ascoltare dimostrandolo al 19° attraverso il pareggio di Poborsky con il destro di prima figlio di un ottimo cross basso da parte di Fiore: 1-1 e di nuovo zebrati a comandare…trascorrono solo altri 5 giri di lancetta e al 24° vediamo un altro angolo del “chino” Recoba su cui il romano, nonché romanista, Di Biagio anticipa tutti davanti al primo palo sentenziando l’1-2 per un ulteriore ribaltone in favore dei suoi: sembra fatta e i biscioni potrebbero pure triplicare con il loro tandem d’attacco ma, soprattutto Ronaldo, si vede che non sta bene mentalmente intanto che Stankovic viene ammonito per comportamento non regolamentare; siamo, ormai, al 45° preciso con lo scatenato Fiore (lui, assieme a Stankovic, saranno i pericoli maggiori sulle fasce per gli avversari) che pennella uno spiovente innocuo dalla sinistra: Cordoba alza un campanile balordo verso Gresko, che appoggia male di testa per il suo portiere a sua volta consentendo ad un velenoso Poborsky di sbattere la palla in rete con un collo destro in controbalzo che non lascia speranze…2-2, juventini di nuovo in testa e fine della 1° frazione.

Quando parte la ripresa sono ancora gli ospiti a comandare lo svolgimento delle operazioni, anche se a onor del vero, useranno più l’inerzia e la voglia che la testa o la tattica, non rendendosi conto di scoprirsi troppo con un centrocampo incapace di reggere fisicamente l’urto avversario da solo: ne faranno le spese Cordoba, graziato con il giallo per un intervento da ultimo uomo a danno d’Inzaghi che lo avrebbe dovuto spedire fuori dal campo da regolamento inguaiando (ma forse anche svegliando…) maggiormente i suoi, e Di Biagio stesso: l’incontrista ostacola irregolarmente l’immenso Poborsky al 55° dinanzi la panchina biancoceleste vedendosi fischiare contro una punizione messa chirurgicamente dall’MVP Fiore sulla testa dell’altro ex Simeone, il sudamericano non perdona sancendo il 3-2 anche se non esulta per rispetto del suo passato…i laziali sono in vantaggio per la prima volta dicendo che la graduatoria è <<Juve 71-Inter 69-Roma 68>>: si potrebbe affermare che i giochi siano fatti, ma perché aspettare mezz’ora e non far continuare una giostra perpetua anche su tutti gli altri terreni di gioco? La Roma si rende conto che deve accelerare per provare a sperare, almeno, di evitare i preliminari di Champions League (riservato, in quel periodo, ai terzi in comodo) e, quando sono trascorsi 68 rintocchi di orologio, risolve la sua pratica con la perla di Cassano a conferire lo 0-1 (rimasto tale tutto il tempo) dei lupacchiotti dando un altro segnale inequivocabile: <<Juve 71-Roma 70-Inter 69>> con i milanesi in caduta libera e inermi al 4-2 di Inzaghi segnato di testa da 2 passi su traversone ancora di un Fiore in forma smagliante con appena 15 minuti rimanenti; il grande giro dei cambi serve solo a far terminare fra i cattivi un nervosissimo Materazzi, in aperto contrasto con il neo-entrato Cesar.

Al triplice fischio del direttore di gara barese si consuma il dramma: Ronaldo piange disperato in panchina, Materazzi arriva definitivamente alle mani con Cesar, i laziali si godono il passaggio in Coppa Uefa esultando (come già fatto durante la partita) in maniera pure polemica verso un pubblico “stranamente” ostile nei loro riguardi malgrado una performance gagliarda e senza macchia…da Torino giunge subito la notizia che i folli festeggiamenti bianconeri sono partiti con effetto immediato al pari di quelli dei romanisti: il verdetto parla chiaro <<JUVENTUS 71-ROMA 70-INTER 69>> e la Juve è campione nazionale dopo 4 anni d’attesa (già nel ’98, ultima occasione di gioia per i piemontesi, il testa a testa si era concluso in favore dei medesimi a discapito dei meneghini, ed anche lì tra una miriade di polemiche…) avendo chiuso il cerchio apertosi 24 mesi prima senza alcun dubbio grazie ai loro stessi vecchi concorrenti (arbitri di un destino davvero infame…).

Il bilancio finale dirà che la Lazio è 6° dietro a Juve/Roma/Inter/Milan/Chievo (matricola sorprendente arrivata nelle coppe al suo 1° anno di massima lega) ma si lecca le ferite per la batosta rimediata dal Milan nei quarti di coppa nazionale e per un inglorioso 1° girone di Coppa dei Campioni chiuso all’ultimo posto dietro a Nantes/Galatasaray/PSV (2° anno consecutivo senza trofei ed inizio del baratro in cui crolleranno la squadra assieme al colosso dello sponsor “Cirio” facendo presagire il fantasma del fallimento); l’Inter, in seguito a questo crollo verticale che la vede ugualmente 3° ma piena di soli rimpianti, deve fare i conti pure con la doppia rimonta subita in 180′ agli ottavi di Coppa Italia dall’Udinese (2-1 da 0-1 in trasferta, 2-2 da 2-0 in casa) senza contare la beffa in semifinale di Coppa Uefa (prima volta fra le migliori quattro in un torneo internazionale dal 1998) dinanzi ai finalisti sconfitti del Feyenoord.

Una sfida vecchia oltre un secolo, 2 squadre accomunate sotto quasi tutti gli aspetti: Lazio-Inter, una partita che non ancora finito di farci ricordare le sue vecchie pagine…appuntamento al prossimo ricordo!

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