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LAZIO-INTER…-6 GIORNI, SABATO 11 MARZO 2000: GIUSEPPE PANCARO, IL GIUSTIZIERE DELL’INTER

File: [11mar00c.jpg] | Mon, 10 Feb 2020 18:07:10 GMT LazioWiki: progetto enciclopedico sulla S.S. Lazio www.laziowiki.org

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ROMA – Manca appena una settimana alla prima primavera del nuovo millennio quando “Unforgivable Sinner” di Lene Marlin scala le graduatorie come canzone del momento, il palinsesto tv italiano in chiaro è ancora spartito fra Rai-Mediaset mentre l’Olanda e il Belgio ultimano i preparativi per gli europei a cui mancano appena 4 mesi, l’Italia ottiene l’estradizione dalla Tunisia per seppellire Bettino Craxi (morto da 2 mesi), la nazionale azzurra esordisce al “6 nazioni” di rugby intanto che la Serie A (nel periodo delle “7 sorelle” Juventus/Inter/Milan/Parma/Fiorentina/Lazio/Roma) procede a passo spedito verso il momento più decisivo proprio in concomitanza della 2° fase a gironi della Champions.

Per la 25° giornata la gara di maggiore cartello è l’anticipo serale delle 21,00 di sabato Lazio-Inter…i biancocelesti si trovano a -4 dalla Juve capolista ed hanno iniziato il girone di ritorno perdendo diversi punti importanti con piccole a livello di Venezia/Reggina/Cagliari mentre i nerazzurri tallonano proprio la Lazio con 3 lunghezze di ritardo sapendo bene di poter solo vincere volendo insidiare il nemico visto che la coppia Milan-Roma incalza da dietro prepotentemente: il mercoledì precedente gli aquilotti hanno pure pareggiato in casa del Feyenoord e 3 giorni dopo staranno di nuovo in campo per fronteggiare il Marsiglia mentre i biscioni, per quest’anno, non hanno impegni internazionali.

Cragnotti presenzia fra i 60.000 presenti (appena 9000 gli interisti) mentre Moratti opta per la visione della contesa sulla tv privata di “Stream Tv”, all’epoca piattaforma dove si vedevano le romane con la Fiorentina oltre a tante medio-piccole del centro-sud (le compagini del nord andavano in onda su “Tele+”); sappiamo che la Lazio ha alcuni problemi di formazione dovendo fare a meno di Favalli/Almeyda/Boksic senza contare un recupero affrettato causa le fatiche settimanali in terra fiamminga…se Atene piange, però, Sparta non ride: i lungodegenti Vieri-Ronaldo si aggiungono a Pirlo (appena ceduto al la Reggina nel mercato invernale) così come il claudicante Baggio, a mezzo servizio prima che ai ferri corti con il suo allenatore.

L’arbitro è fra i migliori selezionabili dalla federazione: Braschi della sezione di Barberino (Prato), e fa capire subito ai capitani Nesta-Zanetti che le proteste devono essere moderate oltre a provenire solo da loro stessi poiché non si accetteranno atteggiamenti differenti…richiesta non rispettata affatto da nessuno degli effettivi scesi sul terreno di gioco!

Eriksson ha ormai cambiato il suo assetto di partenza e non si fida più del 4-4-2 in linea che tanta soddisfazione gli ha dato fino a poco prima, bensì del 4-5-1 con schermo totale a livello di copertura mutato successivamente proprio in 4-4-2 prima del definitivo 3-4-3:

[Marchegiani;

Negro (75° Inzaghi II°)-Nesta (cap.)-Mihajlovic-Pancaro;

Stankovic-Sensini (65° Conceicao)-Veron-Simeone (46° Ravanelli)-Nedved;

Salas];

Lippi, dal canto suo, ripiega sull’usato sicuro sfruttando un 4-3-2-1 antecedente il 5-3-1 con cui si chiuderà la partita:

[Peruzzi;

Simic-Blanc-Cordoba-Panucci;

Cauet (75° Colonnese)-Di Biagio-Zanetti (cap.);

Seedorf-Recoba (46° Serena);

Zamorano (85° Mutu)].

Basta leggere queste formazioni per rimanere estasiati dal talento in esposizione oltre alla lunga lista di futuri partecipanti alla coppa continentale che avrà inizio in giugno sommata ai futuri protagonisti in Copa America l’anno dopo: Negro/Nesta stesso/Pancaro e Di Biagio arriveranno in finale con la maglia azzurra a discapito di Marchegiani o Peruzzi/Panucci crollando solo al Golden gol dinanzi la Francia di Blanc (carnefice del Portogallo guidato da Conceicao) dopo 103 minuti terrificanti ma togliendosi lo sfizio di estromettere in semifinale l’Olanda padrona di casa con Seedorf sugli scudi unita alla Romania di Mutu ai quarti; non dimentichiamo, pure, il duo Mihajlovic/Stankovic, supportante la Jugoslavia riemergente dopo anni difficili sotto tutti gli aspetti…, Nedved capitanerà la Repubblica Ceca (finalista nel 1996 in Inghilterra a favore della Germania) mentre Simic (come Boksic) vedrà la competizione da casa insieme a tutta la sua Croazia…per ciò che concerne i sudamericani troviamo diverse piccole colonie: gli argentini Sensini/Veron/Simeone, i cileni Salas e Zamorano, l’uruguagio Recoba, tutti campioni pronti a darsi battaglia fra 1000 sorprese ed uno spettacolo di pubblico degno del gemellaggio vigente fra le 2 parti in causa.

Da subito si capisce che la Lazio, pur giocando con una sola punta, vuole avvolgere nella sua ragnatela gli avversari tramite gli inserimenti di Simeone e le sgroppate degli esterni intanto che Veron illumina la scena e Sensini tiene bene a bada il regista avversario Di Biagio: il 1° tempo scorre fra una moltitudine di occasioni dei padroni di casa sventate più da una cattiva mira che da un Peruzzi in ottima serata (si contano almeno 2 pericoli sventati in maniera decisiva su Salas e su Nedved) intanto che Mihajlovic si becca il giallo venendo seguito da Cauet per 2 entrate non regolamentari ma al 19° abbiamo già un epiosodio che potrebbe far saltare tutti gli schemi…l’Inter mette la testa fuori per la 1° volta attraverso una penetrazione di Seedorf conclusa con un filtrante diagonale in direzione di Recoba con il trequartista stesso che non perdona trafiggendo Marchegiani con un ennesimo siluro mancino senza speranze a sentenziare lo 0-1 ed il temporaneo aggancio in 2° posizione; i padroni di casa non ci stanno e ripartono senza pietà a cingere d’assedio l’area nemica chiudendo ogni possibilità di uscita mostrando in toto i limiti fisici e tattici dei meneghini, limiti che vengono pesantemente a galla con l’espulsione (dubbia) di Cordoba per fallo su Salas al 40°…per fortuna il duplice fischio arriva come una liberazione per Lippi e i suoi ragazzi, ma la ripresa si prospetta come uno scenario omerico da affrontare con il cuore in gola.

Serena viene inserito al posto proprio di Recoba per rinforzare la difesa mentre Zamorano si trova finire nelle grinfie di un Nesta impeccabile non riuscendo mai a rendersi pericoloso se non con qualche sponda; Ravanelli rileva Simeone per permettere a Salas di svariare in maniera più mobile sul fronte avverso senza perdere un riferimento centrale ma il momento perfetto di Peruzzi (acquistato, poi, dai romani l’estate seguente) appare senza fine: parate a ripetizione su Nedved, uscite impeccabili a danno di Salas, maestria nel bloccare i palloni su ogni mischia a discapito di saltatori esperti tipo Nesta o Stankovic…neanche la spregiudicatezza dell’allenatore svedese di casa sembra dare la spinta giusta per giungere al pari con un’altra punta come Inzaghi Conceicao a prender il posto di Stankovic che scala a trequartista nella mediana a rombo ormai senza incontristi (Veron davanti ai difensori, Nedved ed il lusitano sulle ali con il serbo a ultimare la finalizzazione in direzione del pacchetto offensivo); suona come la beffa finale il gol dello 0-2 di Di Biagio (romano e romanista nel cuore, dunque ancor più desideroso di lasciare il segno a danno dei suoi ex cugini inseguito all’altra segnatura regolare annullatagli all’andata con cui i suoi ci avevano rimesso 2 punti per l’1-1 maturato poi nel recupero) timbrato con un sinistro fulminante da dentro l’area su cross basso della punta cilena in maglia milanese…è finita? Neanche per idea: i laziali, consci di non aver nulla da difendere si gettano a ondate nell’area nemico con veemenza massima riaprendo tutto quando suona l’83° tramite una mischia in area propiziata da un traversone arretrato dell’immenso Nedved respinto corto dall’estremo difensore ospite e sbattuto in rete dal subentrato Inzaghi con l’esterno destro in controbalzo a porta sguarnita da pochissimi passi; è solo una questione di minuti ma la Lazio sta troppo meglio per non riuscire a riprendersi almeno un punto per rispartire la posta e rispedire indietro gli “amici-nemici” nel momento in cui, così come per tutto il tempo, si succedono schermaglie a ritmi continui che vedono coinvolti molti dei presenti fra cui i giocatori latini (quindi i più focosi). Corre l’88° mentre l’ennesimo pallone arriva verso Peruzzi: “cinghialone” (come lo chiamano simpaticamente i suoi compagni da sempre) esce venendo scalciato sul braccio da Salas mentre stava cercando di fermare la sfera in presa bassa, dal contrasto la palla finisce sul lato sinistro della zona delimitata dalla linea di gesso bianco con Pancaro (colui che aveva realizzato il pareggio all’andata di testa sotto al settore ospiti e che avrebbe avuto un futuro milanista 3 anni dopo…decisamente una bestia nera per l’Inter) più lesto di tutti ad arrivare per sparare di sinistro sotto la traversa il 2-2 nonostante l’estremo tentativo di deviazione lisciato da Simic; le proteste si susseguono facendo scorrere inesorabilmente gli ultimi istanti riconoscendo i maggiormente agitati in Panucci con Nesta, Inzaghi.

Dopo triplice fischio continua la bagarre per un arbitraggio giudicato insufficiente da ambo le parti ma che, negli episodi decisivi, ha nettamente favorito gli aquilotti…stranamente gli allenatori si limitano a parlare di impegno e progressi mentali nel caso di Lippi (assai scontento del tabellino ma soddisfatto dei suoi) così come Eriksson fa menzione speciale alla fatica accumulata dai suoi ma sopperita da un cuore enorme pur sapendo che si è scivolati ad un potenziale -6 dallo scudetto con Roma e Juve da affrontare a partire da 14 giorni a seguire.

A fine annata la Lazio vive la sua estate più bella di sempre festeggiando il suo 2° scudetto (ottenuto in rimonta sulla Juve per 71-70 dopo una rimonta di -9 a 8 partite dal termine) 26 tornei dopo il precedente nonché ultimo fino ad ora ma da sommare alla 2° Coppa Italia in 3 stagioni (3° in totale) ed alla 2° Supercoppa di lega ancora in 3 anni sempre a discapito dell’inerme Inter: 1-1 e 2-2 in campionato con 2 pareggi nell’extra-time da aggiungere al sorpasso per 2-1 seguito dallo 0-0 di ritorno in finale di coppa nazionale…decisamente i 2 timbri di Pancaro faranno una differenza non minima nei conti conclusivi del tricolore pure se ci sarà un boccone piuttosto amaro da digerire: l’eliminazione nei quarti di Champions League contro il Valencia futuro finalista perdente a Parigi in favore del Real Madrid; l’Inter, oltre a dover asciugarsi le lacrime per il pianto scaturito dall’occasione sfumata in coppa, si dovrà accontentare di un mesto 4° posto ottenuto solo al termine di uno spareggio in terra veronese frutto di un sofferto 3-1 ai danni del Parma sapendo che il periodo in nerazzurro di Baggio (grande assente della nazionale) si chiuderà proprio quella notte in favore della permanenza dell’odiato Lippi (il passato in bianconero lo tormenterà per tutta la sua esperienza lombarda.

Il nostro viaggio assieme nel passato di Lazio-Inter è appena iniziato e ci accompagnerà per tutta la settimana fino a domenica prossima nella speranza di regalare brividi a getto continuo per 7 giorni: alla prossima!

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