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LAZIO-NAPOLI…-2 GIORNI, SABATO 30 DICEMBRE 1989: UN RISULTATO INASPETTATO

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ROMA – Natale è passato da soli 5 giorni e mancano circa 33 ore all’inizio del 1990 intanto che le scuole resteranno chiuse fino al 7/1/1990, il freddo attanaglia tutta Italia e le piste da sci, al pari delle località di villeggiatura invernale vengono prese d’assalto sfruttando anche il fatto che, ad eccezione del calcio, tutti gli sport sono stati sospesi.

In quegli anni l’Italia era ancora una grande potenza economica che si godeva il proprio benessere anche vivendo al di sopra delle sue possibilità: avevamo ospitato gli europei del 1980 ed ospiteremo i mondiali del 1990 in ambito calcistico intanto che nel 1991 toccherà agli europei di pallacanestro: anche il calcio italiano sfrutta il suo momento migliore esibendo squadre che comandano sia in Italia che fuori oltre a mettere in mostra, settimanalmente, autentiche battaglie fra schiere di campioni tatticamente preparate a tutto facendo leva sulla possibilità di tesserare appena 3 stranieri (dovendo attingere, quindi, quasi soltanto da casa nostra o dai settori giovanili); per la 17° ed ultima giornata, alla ripresa del girone d’andata (2° torneo a 18 partecipanti con 34 partite totali dal “dopoguerra”), troviamo diversi scontri interessanti tipo Bologna-Roma 1-1 o Atalanta-Fiorentina 0-0 (tutte e 4 impegnate in zona Europa senza contare che i toscani si sono qualificati ai quarti di Coppa UEFA da soli 24 giorni), Ascoli-Genoa 0-0 e Verona-Cesena 0-2 (scontri diretti per la retrocessione), confronti da “testa-coda” a livello di Bari-Milan 0-1 con Inter-Udinese 2-0, Sampdoria-Cremonese 1-1, Juventus-Lecce 3-0…ma la gara che più di tutte interessa, a fronte del fatto che si gioca tutti alle 15,00 di sabato (la soluzione di anticipi o posticipi non era ancora entrata in vigore), è certamente Lazio-Napoli: i capitolini sono a centro-classifica a +6 sulla “zona calda” mentre i partenopei comandano la classifica a +4 sul trio Inter/Roma/Sampdoria <<25-21>>, non perdono in casa delle aquile dal 3-2 del 21/4/1984 e da quando Maradona è arrivato in Italia hanno ottenuto una vittoria per 4-0 oltre a 3 pareggi per 1-1 nei 4 confronti precedenti (in casa laziale si contano ben 2 dei 3 pari assieme all’unico trionfo napoletano: uno 0-2 nei gironi di coppa nazionale a settembre 1986). Nessuno pensa che il Napoli, imbattuto in campionato pure se già eliminato dalla Coppa UEFA dal 6/12 per mano del Werder Brema (doppia battuta d’arresto: 2-3 a Napoli e 5-1 in Germania Ovest…computo totale di 3-8 per i biancoverdi) ed atteso dal girone a 3 di Coppa Italia con Bologna/Fiorentina a partire dal 7/1/1990, possa perdere più di un punto nel catino bollente del “Flaminio” (l'”Olimpico” è in piena ristrutturazione per i mondiali di giugno) avendo già rimontato 1-1 con la Roma ad ottobre…

I presenti sono pochi: “appena” 28000 su 30000 posti disponibili (nulla rispetto ai quasi 100.000 dello stadio abituale), di cui 1000 napoletani dislocati nella zona della tribuna frontale ai teleschermi a poca distanza dalla “Curva Sud” (seguiranno alcuni scontri, non troppi e non eccessivamente duri, ma comunque un corredo deprecabile del calcio di quell’epoca…neanche le festività placheranno questa tragica “normalità”) e l’impianto si riempie presto, anche troppo, intanto che i presidenti Calleri con Ferlaino prendono posto nel “Parterre de Roi” riservato ai notabili. Gli allenatori, Materazzi (Giuseppe, padre di Marco, il futuro campione del mondo nel 2006) con Bigon (arrivato in estate al posto di Bianchi ma già perfettamente dentro il meccanismo), sono uomini navigati e hanno in mente un concetto ben chiaro di come si vince “all’italiana”: pure se il primo deve fare a meno dei centrocampisti Sclosa/Marchegiani, dell’attaccante uruguagio Sosa (tutti fuori per infortunio) e il secondo si trova senza il difensore Bigliardi (anche per lui un problema fisico), entrambi sanno perfettamente come far quadrare il cerchio pescando dalle rispettive rose…da un lato abbiamo il 4-4-2 (poi 5-4-1 negli ultimi 5 minuti) “a uomo” dei padroni di casa

[Fiori;

Bergodi-Gregucci-Soldà-Sergio (84° Beruatto);

Icardi-Troglio-Pin (cap.)-Bertoni (87° Piscedda);

Di Canio-Amarildo]

mentre l’altro 4-4-2, più simile ad un 4-4-1-1 (poi a un 4-3-1-2 con Crippa a fare il terzino quando entrerà Carnevale) di puro “controgioco” degli ospiti

[Di Fusco;

Ferrara (46° Carnevale)-Baroni-Fusi-Francini;

Mauro-Crippa-Alemao-De Napoli;

Maradona (cap.)-Careca].

Di nazionali italiani che saranno scelti per il mondiale in casa nostra abbiamo solo il trio Ferrara/De Napoli/Carnevale (il 1° giocherà circa 2 partite e il 3°, dopo 2 gare, non verrà più neanche portato in panchina mentre il 2°, almeno, si guadagnerà un posto di tutto rispetto da titolare inamovibile), i quali elimineranno l’Uruguay dell’indisponibile Sosa agli ottavi per 2-0 a Roma lunedì 25/6/1990 ma saranno fatti fuori nella semifinale del 3/7/1990 a Napoli dopo i rigori (1-1 sul campo e 3-4 dal dischetto in rimonta) dall’Argentina di Troglio, oltre che di capitan Maradona, che aveva già eliminato il Brasile della coppia Alemao-Careca (Amarildo sarà scartato malgrado grandi aspettative maturate dalle giovanili) nell’altro ottavo di finale, tutto sudamericano, andato in scena domenica 24/6/1990 al “Delle Alpi” dei Torino con il risultato di 0-1.

Sappiamo che la Lazio non perde da 5 settimane (la vittoria a Udine 7 giorni prima e i 4 pari precedenti), non incassa reti da 3 turni e ne ha presi 3 totali negli ultimi 5 mentre il Napoli ha pareggiato 5 delle scorse 7 sfide da ospite vincendo solo le prime 2…sulla carta non ci dovrebbero essere dubbi sul fatto che il risultato maggiormente quotato sia la “X” (per dirlo nel linguaggio delle scommesse).

Invece i fatti smentiscono da subito chi si aspettava una sfida attendista o tatticamente perfetta con 2 team che non si vogliono scoprire: Icardi si incolla a Maradona senza farlo mai respirare e uscirà dal campo essendo stato il migliore dei suoi (riceverà anche i complimenti del “Pibe de oro”, a conferma di una gara perfetta), Gregucci non molla mai Careca obbligandolo ad allontanarsi dalla porta per giocare la palla, Troglio annulla Alemao senza lenire botte (contrariamente a Crippa, che non riuscirà a limitare, se non minimamente, il capitano Pin) al cospetto di un Amarildo scatenato davanti al quale Baroni non può nulla, così come Francini che verrà surclassato da Di Canio nel frattempo che la corsia Sergio-Bertoni sarà scarsamente arginata da un Mauro e un Francini in difficoltà (così come De Napoli con Bergodi).

Gli unici in grado di cercare di dare fantasia alla sfida sono i liberi Soldà e Fusi (il 2° fuori ruolo) ma l’iniziativa dei biancocelesti si fa sempre più evidente con il passare dei minuti: Di Canio si fa ammonire per un fallo duro al 6° (nel medesimo istante in cui le radio passavano la notizia dell’arresto cardiaco accorso al giocatore romanista, ed ex capitano laziale, Manfredonia, durante Bologna-Roma) a danno di Francini ma poi sono lo stesso Soldà, su corner di Bertoni, il rientrante Troglio, ancora Bertoni, a suonare la carica con un colpo di testa uscito di poco, una parata facile del sostituto di Giuliani Di Fusco (alla sua 2° nonchè ultima presenza in stagione), un’altra conclusione appena fuori bersaglio intanto che, al 27° Inter e Juventus si portavano in vantaggio contemporaneamente riducendo lo svantaggio dal Napoli, rispettivamente, a -2 e -5…siamo giunti al 36° quando arriva la definitiva svolta del fine settimana: Bergodi rientra dalla destra concludendo con un piatto sinistro a giro rasoterra respinto da Di Fusco su cui Amarildo segna l’1-0 a porta vuota anticipando le ammonizioni di Careca e Icardi (al 43° e 44° per 2 entratacce) a ridosso del duplice fischio.

Al momento che si ricomincia (e a Bologna i padroni di casa vanno in vantaggio proprio quando, a Genova, ci si trova sull’1-1 dopo che 60″ addietro si era 0-0) Bigon opera il suo unico cambio inserendo Carnevale a fare da partner a Careca intanto che Maradona arretra il suo raggio d’azione sperando che il ritorno al modulo con 3 punte possa far avere ai suoi la reazione sperata: previsione quanto mai errata poichè Soldà prende a controllare solo il neo-entrato e Bertoni continua le sue scorribande approfittando di un Crippa decisamente a disagio in una zona che non gli appartiene (così come Fusi, costretto a rimpiazzare il claudicante Renica ma decisamente poco adatto ad impostare dalla difesa)…ne viene fuori una ripresa in cui i campani non si rendono mai pericolosi e i romani vanno sul velluto riuscendo a cogliere un palo con Amarildo, Di Fusco salva prima su Troglio e poi su Di Canio ma non può nulla al 77°, quando Di Canio stesso riesce a scambiare con capitan Pin senza neanche vederlo ma con talmente tanta precisione da metterlo davanti alla porta chiedendogli solo di mettere dentro di punta destra sul primo palo il 2-0 in coincidenza con i 2 timbri del Cesena a Verona come del raddoppio della coppia Inter-Juve (ancora simultaneo), tramutato in 3-0 all’81°, ovvero l’istante in cui Amarildo (che sull’1-0 si era visto annullare il raddoppio venendo pescato in fuorigioco da un tiro sbagliato di Icardi) se ne va in posizione regolare a scartare Di Fusco e depositare da posizione defilatissima con l’esterno destro a porta sguarnita al netto di un Fiori che non sarà mai chiamato in causa, se si esclude un miracolo su Maradona nella 1° frazione; nel finale Materazzi tiene dentro lo scatenato Amarildo (presosi il giallo subito dopo la doppietta per comportamento irregolare) ma puntella la difesa mettendo Beruatto al posto di Sergio e Piscedda per lo stremato Bertoni capendo che le uniche novità che possono arrivare sono costituite dal 3-0 juventino, dalla vittoria all’89° del Milan a Bari e dal pareggio della Roma a Bologna sul suono della sirena: quel giorno il Napoli non esiste e solo un altro montante scheggiato nega il 4-0 a Troglio, decisamente un mediano ritrovato che, quando sta bene, può reggere il reparto da solo.

Alla chiusura Materazzi “senior” si gode un successo che mancava da troppo tempo contro le grandi mentre Bigon si rende conto di aver fatto delle scelte sbagliate sul piano tattico, in occasione della 1° sconfitta dei suoi in campionato (non accadeva da Ascoli-Napoli 2-0 del 6/6/1989, 32° settimana su 34) ma non esita a far notare le assenze di uomini importanti tipo Giuliani o Renica, decisive nel confermare la mancanza di vittorie in terra laziale da quando Maradona è giunto nel nostro paese…

A fine aprile il Napoli si laureerà campione d’Italia per la 2° (ed ultima, ad oggi) volta precedendo il Milan 51-49 in seguito ad una stagione ricchissima di polemiche, soprattutto per una discussa vittoria a tavolino dei campani a Bergamo sul risultato di 0-2 causa una moneta da 100 lire lanciata dagli spalti che aveva, presumibilmente, colpito Alemao alla testa durante il 31° turno (da qui la battuta <<il campionato dei miliardi lo ha deciso una moneta da 100 lire>>) mentre la Lazio si piazzerà 9°, riuscendo a salvarsi con circa 3 giornate di anticipo stando dietro a Napoli/Milan/Inter/Juventus/Sampdoria/Roma/Atalanta/Bologna ma con il rimpianto di aver sfiorato le coppe a soli 3 punti di distacco (ne fecero 31 e il Bologna, ultimo qualificato per l’UEFA, 34…)…in coppa nazionale saranno i futuri finalisti del Milan (campioni d’Europa e del mondo per 2 anni consecutivi: 1988-90) a estromettere i vesuviani in semifinale (0-0 a Milano e 1-3 a Napoli con sontuosa prova di Massaro) intanto che la Lazio era già uscita al 2° turno di agosto soccombendo 1-2 fra le “mura amiche” nei supplementari con il medesimo Bologna (decisamente la bestia nera degli “aquilotti”)…il crudele destino del Napoli detentore della Coppa UEFA lo abbiamo già narrato ma gli azzurri si consoleranno portando a casa la loro 1° Supercoppa Italia ad agosto 1990 grazie al risultato di 5-1 (record della competizione) a Fuorigrotta battendo la Juventus (detentrice di Coppa Italia e UEFA).

Primo ricordo di Lazio-Napoli archiviato: vediamo insieme quale sarà il prossimo?

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