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FIORENTINA-MILAN…-1 GIORNO, RUI COSTA: IL MAESTRO LUSITANO

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MILANO – Uno dei luoghi calcisticamente più noti del vecchio continente è la penisola che si affaccia sull’Atlantico confinando solo con la Spagna, ha come capitale Lisbona e fino agli anni ’60, circa, visse gli orrori della dittatura salazarista: stiamo parlando del Portogallo, la patria di Rui Manuel Cesar Costa, il genio lusitano.

Il campione nasce nella capitale il 29/3/1972 e viene scoperto dalla leggenda del Benfica anni ’60 Eusebio all’età di appena 5 anni per riuscire ad entrare nelle giovanili biancorosse appena 4 anni dopo; non ha ancora finito la scuola primaria che è già una grande promessa della sua tifoseria…riesce ad esordire fra i professionisti nel 1990 svolgendo il 1° anno in prestito al Fafe riuscendo a mettere insieme 38 presenze e 6 gol ma l’esperienza dura solo 12 mesi poiché viene richiamato alla base, dove resterà 3 annate fruttanti la Coppa nazionale del 1992/93 e il campionato nel 1993/94 assieme a 107 partite+18 marcature.

L’estate post-mondiali negli USA del 1994 (a cui il Portogallo non arriverà a causa della sconfitta all’ultima giornata delle qualificazioni contro l’Italia a Milano il 17/11/1993 causa la firma di Dino Baggio a pochi minuti dal termine) la Fiorentina neo-promossa investe ben 11 miliardi per aggiudicarselo quando ha da poco compiuto 22 anni: sembra ancora troppo presto per venire a giocare nel migliore torneo del pianeta ma il nostro fuoriclasse ama le sfide e si prende subito la maglia N.10 facendo rivivere a tutta Firenze i grandi fasti delle coppie Antognoni-Graziani, Baggio-Borgonovo attraverso il nuovo tandem Rui Costa-Batistuta: saranno 7 annate magiche (1994-2001) che consentiranno alla viola di vincere la Coppa Italia e la Supercoppa di Lega nel 1995/96 pur concedendo al Milan la vittoria dello scudetto con 2 giornate di anticipo il medesimo anno oltre a far tornare i suoi sul podio della Serie A con il III° posto datato 1998/99 (accedendo all’Europa dei grandi dopo 3 decenni ma l’avventura finirà ingiustamente a causa di una rete regolare annullata su punizione contro il Valencia nel 2000 che avrebbe concesso il passaggio dei gigliati ai quarti di finale per la 2° volta dal 1956/57 non sapendo come sarebbe potuta andare a finire con un team stracolmo di talento davanti: oltre ai 2 titolari, erano annoverati illustri personaggi tipo Mijatovic/Balbo/Chiesa) e senza tralasciare l’unico titolo ottenuto da capitano…la Coppa Italia del 2000/01 (ultimo trionfo viola ad oggi) proprio a l’estate successiva alla partenza di “Batigol” direzione Roma, il miglior regalo d’addio possibile prima di lasciare la patria di Giotto facendosi forte di 215 gettoni da sommare con 38 marcature.

Nel luglio del 2001 il giocatore capisce che, se vuole vincere di più e con continuità, deve cambiare aria ed accetta la corte del Milan di Berlusconi per 85 miliardi di lire dell’epoca poiché Ancelotti lo seguiva da tempo credendo che fosse il trequartista giusto per far tornare il diavolo a comandare in Italia e fuori ritenendo che 3 anni a bocca asciutta fossero stati pure troppi per i diavoli: nella sua 1° esperienza giocherà accanto a Rivaldo nel 4-3-2-1 che condurrà alla Coppa Italia (1° conquista in tale manifestazione sotto la gestione berlusconiana), alla Champions League (ritorno sul trono d’Europa dal 1994), alla Supercoppa Europa nel 2002/03 (ottenuta dopo ben 9 stagioni) mentre l’anno seguente il suo partner sarà un giovanissimo Kakà e anche qui i trionfi saranno importanti come lo Scudetto (1° affermazione tricolore dal 1999) o la Supercoppa Italia nel 2003/04 (conseguente a quella del 1999) finendo poi come riserva nell’ultima parte del suo soggiorno milanese a fronte di 192 gare in cui andrà a segno 11 volte ma vi fu una sera, in particolare, in cui diede un saggio della sua classe oltre che tecnica effimera unita alla capacità di vedere il gioco come nessun altro da vero uomo dell’ultimo passaggio: martedì 26/11/2002 si gioca Milan-Real Madrid, inchiodata sullo 0-0, per la 2° giornata della 2° fase a gironi e corre il 40° giro d’orologio quando parte un veloce contropiede ospite con la sfera che arriva al portoghese…ancora oggi noi comuni mortali ci chiediamo come abbia fatto a vedere Shevchenko, da solo e 50 metri più in profondità, ma soprattutto non riusciamo a comprendere come lo abbia servito con un passaggio filtrante imprendibile di esterno destro mettendolo in condizione di dover solo depositare il pallone alle spalle di Casillas: la sua “sciagura” fu che giocò nella stessa epoca di Totti, Del Piero, Zidane, Kakà ed era troppo silenzioso per emergere in modo appariscente quanto era giusto per un prodigio come lui.

Torna al Benfica, dopo aver rescisso consensualmente il contratto dai milanisti durante la primavera 2006, per gli ultimi 24 mesi da calciatore giocando l’ultimo match l’11/5/2008 a seguito di altre 174 partite condite da 11 segnature divenendo subito D.S. della medesima società.

Il suo legame più importante però, a livello affettivo, non fu rappresentato dai club, bensì dalla nazionale: vi scenderà in campo 94 volte realizzando 26 timbri dopo aver fatto tutta la trafila delle giovanili ed aver conquistato il mondiale Under-20 nel 1991 ma vivrà un periodo sfortunatissimo: giocherà un unico mondiale (2002) da cui i suoi verranno estromessi a causa di un arbitraggio vergognoso nella gara decisiva contro i padroni di casa della Corea del Sud all’ultimo turno dei gironi perdendo in modo tale da non potersela giocare ad armi pari…apparirà agli europei del 2000 e 2004 venedo battuto prima dai francesi futuri campioni in semifinale al Golden-goal a discapito della “sua” Italia e poi dalla matricola Grecia in finale nel torneo che proprio lui giocherà da padrone di casa con la migliore generazione di sempre del Portogallo a parte quella che arrivò 3° ad “Inghilterra 1966” (Ricardo, Maniche, Deco, Figo, un giovanissimo Cristiano Ronaldo, Nuno Gomes, Pauleta…per fare degli esempi).

Lo ribadiamo, ha avuto solo 2 sfortune: essere stato oscurato da una generazione di fenomeni troppo luminosa ed essere capitato nel periodo sbagliato con cui vestirà la maglia del proprio paese…ma il mondo non si dimentica facilmente e tutti coloro che lo videro almeno una volta non smetteranno mai di riconoscerlo come uno dei più cristallini talenti dell’epoca recente: Rui Costa, il genio lusitano.

L’augurio è che Fiorentina-Milan ci possa regalare, magari già nel prossimo futuro, nuove perle come luccicanti di bellezza e tecnica come lui così da far tornare ad essere questa una partita solo per palati fini e meno per interpreti rudi.

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