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INTER-MILAN…-5 GIORNI, JAVIER ZANETTI: “PUPI”

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MILANO – Tra i paesi maggiormente scelti dagli immigrati italiani fra la fine dell”800 e gli inizi del ‘900 vi fu il Sudamerica e la “colonia” più famosa divenne l’Argentina assieme a Uruguay, Brasile. Proprio allora da Sacile, in Friuli (provincia di Pordenone), una delle zone a maggiore tasso di partenza, un signore di Paolo Zanetti partì per cercare fortuna oltreoceano ma non sapeva e non poteva sapere che fra i suoi discendenti ci sarebbe stata una leggenda vivente che avrebbe fatto la storia del calcio albiçeleste oltre a divenire leggenda dell’Inter: stiamo parlando di Javier Zanetti: il “Pupi” di Appiano Gentile.

Il nostro protagonista nasce a Baires l’10/8/1973, il giorno che cadono le stelle, ed è chiaro che molti stessero esprimendo i propri desideri pure se quelli erano tempi davvero terribili per il paese a causa della feroce dittatura instaurata pochi mesi addietro dal generale Videla e la sua “junta militar”; il futuro di Zanetti inizia a delinearsi nel 1978 quando vede la sua nazionale vincere i mondiali in casa e fu chiaro che il suo sviluppo sportivo si sarebbe dovuto svolgere in provincia: comincia a giocare nel sobborgo del “Partido de Avellaneda” conosciuto come “dock sud” con il primo campo della zona costruito in erba e sabbia dai genitori dei ragazzi potendo essere adoperato solo dagli effettivi della formazione locale “Disneyland”.

I primi anni di carriera scorrono fra le 7 annate nelle giovanili dell’Independiente (1982-1989) e la stagione nel Talleres (1991/92) a seguito della quale esordirà fra i professionisti totalizzando 33 presenze e 1 gol assieme a suo fratello (inventore del soprannome “Pupi”, per distinguerlo da tutti gli altri 5 Javier presenti nel gruppo e mai abbandonato dal nostro eroe) ma il biennio seguente lo porterà altrove: il Banfield lo compra per 160.000 dollari tenendolo 24 mesi (1993-1995) al netto di 66 timbri con 4 reti sfruttando il fatto che il club precedente lo avesse snobbato a causa del suo fisico giudicato inadatto (problema a cui sopperì smettendo di giocare per più di un anno mettendosi ad aiutare suo padre in cantiere con lo scopo di rinforzarsi).

La svolta della vita avviene il 13/5/95: l’osservatore Angelillo e il neo-presidente Massimo Moratti (dopo averlo visionato, ovviamente) lo comprano senza spendere troppo e restano affascinati da una sua performance con la nazionale olimpica riuscendo ad inserirlo subito fra i nuovi elementi del nuovo anno: esordisce il 27/8/95 in Inter-Vicenza 1-0 venendo schierato da ala destra nel 5-3-2 di mister Ottavio Bianchi (nella sua terra d’origine aveva ricoperto solo ruoli di sinistra su tutta la fascia destra) ma i cambiamenti faranno sempre parte del suo percorso soprattutto con Hodgson o Simoni…con loro si destreggerà da interno su ogni lato nei vari centrocampi a 4 adoperati senza dipendere dal tatticismo visto il suo eccellente controllo di palla, un’accellerazione da fermo paranormale che conserverà fino a fine carriera unita all’impossibilità di perdere ogni scontro fisico visto il suo fisico basso ma muscolarmente molto resistente (proprio questi particolari gli avevano fatto assumere il soprannome di “tractor”, “trattore” quando era in Argentina). Il primo trofeo in maglia nerazzurra arriva a Parigi la sera del 6/5/98 (stagione in cui i meneghini perderanno lo scudetto in uno scontro diretto finito fra i veleni contro la Juventus) al termine del derby tutto italiano Inter-Lazio 3-0 per la finale di Coppa Uefa in cui il nostro protagonista realizzerà il temporaneo 2-0 con una staffilata dal limite dell’area infilatasi sotto l’incrocio dei pali ma seguiranno anni assai difficili in cui l’Inter, assieme alla Roma, verrà vista come l’eterna incompiuta fra le grandi del nostro paese proprio quando Zanetti divenne capitano (a partire dal 28/10/98) grazie al ritiro di Bergomi e alla cessione di Pagliuca senza tralasciare gli infortuni continui di Ronaldo. L’inizio del nuovo millennio vede una miriade di trionfi sfiorati soprattutto nel 2001/02 e 2002/03 con Cuper (campionato perso all’ultima giornata il 5/5/02 sempre contro i bianconeri a causa del più insperato sorpasso dopo Lazio-Inter 4-2 e semifinale Uefa finita contro il Feyenoord seguiti da un’eliminazione in Champions per doppio pareggio 0-0, 1-1 ancora al penultimo turno ad eliminazione diretta contro i cugini del Milan) ma la sorte saprà ricompensare il campione a dovere…Dopo lo scandalo di “Calciopoli” esploso fra primavera-estate 2006 l’Inter, che nei 2 anni precedenti si era già aggiudicata la Coppa Italia nel 2004/05, la Supercoppa di lega lo stesso anno e lo scudetto proprio del 2005/06 a tavolino, rimane il team più importante politicamente e ricco della Serie A egemonizzando le 5 annate seguenti insieme ai romanisti: Zanetti gioca ben 167 gare consecutive (da Milan-Inter 3-4 il 28/10/2006 a Inter-CSKA Mosca 1-0 del 31/3/2010) guidando i suoi ad aggiudicarsi altri 4 tricolori nel 2007-2010, 2 Coppe Italia (2005/06 e 2009/10), 3 Supercoppe Italia (2006, 2008, 2010) oltre a bissare l’anno d’oro dei nerazzurri aggiudicandosi Champions e Mondiale per Club sempre nel 2009/10. Proprio all’anno del “triplete” risale quella che viene considerata, per distacco, la migliore performance di sempre in casacca meneghina: il 28/4/2010 l’Inter è ospite del Barcellona campione d’Europa in carica per il ritorno delle semifinali di Champions forte del 3-1 maturato 2 settimane prima in Lombardia…alla mezz’ora Motta viene espulso sullo 0-0 facendo sembrare che il progetto milanese stia fallendo a poco dal traguardo più importante ma proprio ora Mourinho (grande psicologo per tutto lo spogliatoio in quei 2 anni) ridisegna un 4-4-1 molto diverso dal 4-2-3-1 iniziale destinando delle marcature specifiche ad ognuno dei suoi: chi poteva prendere a uomo il fenomeno argentino Messi (pallone d’oro in carica) se non Zanetti…è l’inizio di un assedio durato 60 minuti in cui gli interisti si trincerano sempre più vicino alla propria porta chiudendo con la sconfitta, ininfluente, per 1-0 che li proietta alla finale ma una cosa è sicura: non solo il capitano limiterà il proprio compagno di nazionale quasi del tutto, ma troverà pure la forza di caricare i suoi compagni riuscendo a metterla sull’umorismo come quando dirà al suo amico Eto’o (ex di serata), in chiusura di frazione “FORZA SAMUEL, MANCA POCO!” con ancora 2/3 di gara davanti…decisamente azioni che solo un leader nato può compiere, specie in una disputa di tale caratura. Gli artefici di questo lustro indimenticabile furono Roberto Mancini prima e José Mourinho poi: coloro che responsabilizzarono più di chiunque altro il condottiero interista schierandolo solo mezz’ala o terzino rendendolo uno dei migliori al mondo nei propri compiti oltre a farne un esempio inimitabile di classe, fair-play (sarà espulso solo una volta in carriera, e solo per aver discusso con il suo CT Hodgson in finale di Coppa Uefa Inter-Schalke04 nella primavera del 1997): 2 degli aneddoti che vengono ricordati con maggiore piacere dal nostro protagonista per autodescriversi  sia fuori che dentro al campo riguardano il giorno del suo matrimonio ed un derby del 2009: nel primo caso siamo nel 1999 ed è in corso il rinfresco delle nozze di Zanetti quando egli stesso si alza, saluta gli invitati e se ne esce con la mitica frase <<Scusate ma io ora devo allenarmi>> pur essendo ancora vestito in maniera non propriamente sportiva e senza pensare minimamente all’opinione della moglie; nel secondo è appena avvenuto un duro scontro di gioco con Maldini durante un Inter-Milan ed entrambi sono caduti a terra…il pensiero che viene in mente subito a tutti e 2 è aiutare l’altro a rialzarsi dicendo <<Scusa capitano!>> e beh, più di questo non serve dire altro eh… Gli ultimi 5 anni da calciatore lo vedranno ottenere solo un’ulteriore coppa nazionale nel 2010/11 ma da allora inizierà la sua china discendente: nell’aprile 2013, poco dopo la sua 1100° gara, si procura la rottura del tendine d’Achille sinistro in Palermo-Inter 1-0 rischiando di chiudere anzitempo il proprio percorso ma la sua tenacia non glielo permette…torna quindi in campo nel 2014 giocando il suo match di chiusura il 18/5/14, in cui l’Inter viene battuta dal Chievo.

Subito inizia a fare, come fa ancora oggi, il dirigente e presidente onorario per conto ancora dei milanesi (finiti in mano alle nuove proprietà di Thoir, Zhang) oltre a consolidare amicizie solidissime più con avversari come Maldini, Nesta, Totti, Buffon, Del Piero che con alcuni compagni ma la sensazione è che il meglio lo avesse già tenuto per il rettangolo di gioco divenendo il record-man per presenze e minuti giocati con la maglia dei “biscioni” così come fece proprio l’amico-nemico Maldini sull’altra sponda del Naviglio.

Ebbe un ottimo rapporto anche con la nazionale argentina: 145 apparizioni unite a 5 segnature con partecipazione a 7 Cope America, 2 Confederations Cup e 3 mondiali (segnerà solo agli ottavi di finale nel 1998 contro l’Inghilterra) riuscendo sempre ad andare d’accordo con tutti i suoi tecnici (Passarella, Bielsa, Pekerman, Maradona) divenendo, però, capitano solo nel 2007 a causa del congedo di Roberto Ayala e perdendo le finali continentali del 2004, 2007 oltre che delle coppe confederali pre-mondiale nel 1995, 2005 sempre contro gli eterni rivali brasiliani (all’epoca famosi per la propria “golden generation”). Si potrebbe dire ancora molto su di lui e sulla sua carriera, ma basta solo ribadire di chi stiamo parlando: Javier Zanetti, il “Pupi” di Appiano Gentile. 

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