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MILAN-ROMA…-2 GIORNI, 20 APRILE 1991: LA VECCHIA SCUOLA SERVE SEMPRE

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MILANO – Fra soli 5 giorni si festeggia l’anniversario della liberazione 1991 e da soli 2 giorni la Jugoplastika Spalato guidata dal duo Savic-Kukoc ha vinto la sua 3° Eurolega consecutiva (a danno di Barcellona), fra solo 2 mesi la Juvecaserta, battendo Pesaro, diverrà la 1° ed ultima squadra del sud a vincere un campionato di basket, da soli 2 mesi Verona ha vinto la sua 1° Coppa Italia cestistica e mentre l’URSS ha iniziato la propria dissoluzione (la Lituani si è già resa indipendente), il calcio italiano prosegue a vele spiegate verso un finale di stagione teso nonchè ricco di colpi di scena anche se con pochi team rimasti nelle coppe.

Per il 30° turno di Serie A la classifica si è fatta molto intrigante e gli scontri diretti si susseguono anche fra club di zone differenti ma determinati a perseguire i propri obiettivi: da una parte Fiorentina-Inter 0-0 (nerazzurri a -2 dalla Sampdoria capolista e toscani desiderosi di ottenere il centro-classifica quanto prima), gli spareggi Uefa Atalanta-Parma 0-0 e Lazio-Napoli 0-2 intanto che fra i 2 “anticipi” del sabato pomeriggio, richiesti espressamente causa il fatto che il prossimo mercoledì ci saranno le semifinali di ritorno nelle coppe europee, oltre a Cagliari-Juventus 0-0 (i bianconeri devono ospitare il Barcellona dopo la sconfitta per 3-1 in Catalogna), annoveriamo un sentitissimo Milan-Roma (i rossoneri sono a -3 dalla vetta e a -1 dai cugini mentre i giallorossi sono attesi da un “tour de force” terribile fra le 2 competizioni ad eliminazione diretta sommate alla rincorsa verso la zona Europa)…si prospetta una giornata che dirà moltissimo già dalle 15,00 di sabato (all’epoca si giocava tutti la domenica pomeriggio e, come detto, gli anticipi erano materia assai rara, da mandare in scena solo ed esclusivamente in caso di impegni di coppa).

A Milano, dove Berlusconi e Galliani accolgono in “Tribuna Autorità” Flora Viola (1° presidente donna nella storia del nostro calcio) assieme ai figli Ettore/Riccardo, succeduti all’ingegner Viola dopo la sua morte il 19/1/1991 per un cancro all’intestino che se lo porterà via in un mese, arrivano circa 500 romanisti (la stragrande maggioranza dell’ambiente è concentrata sulla finale di coppa nazionale e sul cammino europeo: ormai giocare il weekend è divenuto quasi una zavorra da rendere meno dannosa possibile dal punto di vista fisico oltre che mentale) a farsi sentire dai 76000 meneghini e per tutta la giornata la polizia dovrà fare enorme attenzione nel controllare che non avvengano contatti fra le tifoserie: gli ospiti vengono inseriti nello spicchio fra “Curva Nord” e tribuna coperta al 1° anello con evidenti rischi…sono passate appena 5 stagioni dalla fine del gemellaggio (o presunto tale) che ci stava fino alla decade trascorsa, 2 anni dall’uccisione del giovane romano Antonio De Falchi (deceduto per arresto cardiaco in seguito ad un pestaggio degli ultras meneghini) e, complice pure l’inasprimento dovuto agli schieramenti politici dividenti nord e sud (come la “Lega Nord”), la situazione è bollente da subito; in campo abbiamo un Arrigo Sacchi che non ha più nulla da chiedere a questa annata, sa già che a maggio il suo soggiorno a Milanello sarà chiuso dopo un triennio glorioso ma non lesina sconti e schiera la sua migliore formazione possibile (malgrado le assenze degli esterni Carbone/Stroppa/Gaudenzi…tutti fuori per insufficienza di posti) puntando su un 4-4-2 di pura zona e versatile fino a divenire 4-3-3 in fase di assalto con Simone a salire sulla destra poi sarà l’ex di turno Agostino detto “il condor” a dare manforte al reparto offensivo mettendosi più vicino alla porta per un 4-2-4 decisamente spregiudicato in cui Donadoni fungerà da trequartista mentre Gullit scala a sinistra e Van Basten è l’uomo dello sfondamento

[S.Rossi;

Tassotti-F.Galli-F.Baresi (cap.)-Maldini;

Simone (72° Agostini)-Rijkaard-Donadoni-Evani;

Gullit-Van Basten]

intanto, però, la Roma di Ottavio Bianchi (arrivato in estate ma già capace di portare a grossi risultati anche se con una dialettica non compresa da tutti) deve cercare di centellinare le energie in vista dell’impegno casalingo con il Broendby a distanza di 3 giorni: per una volta l’eterna emergenza non si accanisce sui capitolini e gli indisponibili sono solo 4 (ma con un reparto d’attacco in grosso deficit), ovvero il portiere Peruzzi/il bomber Carnevale, tutti e 2 fuori da ottobre per il “Caso Lipopill” mai del tutto chiarito, il mediano Piacentini privo di un posto nella panchina corta (all’epoca non ci stava la panca lunga e si poteva disporre solo di 5 rincalzi), il centravanti Voller escluso per un problema muscolare in occasione di Roma-Sampdoria 0-1 del 14/4 e per averlo pronto contro i danesi (dopo che da settembre aveva saltato solo la trasferta a Lecce finita 1-1 il 3/3/1991)…decisamente ha bisogno di riposo e non sarà l’ultima sfida che salterà fino a giugno; il 5-3-2 di partenza è chiaro malgrado la coppia inedita davanti così come lo sono le marcature a uomo previste e lo sarà il 5-4-1 di chiusura

[Cervone;

L.Pellegrini-Berthold-Nela-Aldair-Carboni (46° Tempestilli);

Desideri-Giannini (cap.)-Gerolin;

Rizzitelli-Muzzi (79° Comi)].

Di nazionali italiani ce ne stanno pochi: capitan Baresi/Maldini/Donadoni (Ancelotti è in panca) e capitan Giannini (fatti fuori in semifinale a Napoli contro l’Argentina di Maradona dopo i rigori l’estate addietro) al netto di giovani talenti emergenti dalle rappresentative giovanili tipo Simone/Evani o Desideri/Rizzitelli/Muzzi mentre gli stranieri (massimo 3 tesserabili per parte nel 1988-1992) sono 3 olandesi nel Milan, ovvero Rijkaard/Gullit/Van Basten (estromessi dalla Germania Ovest negli ottavi dell’ultimo mondiale proprio al “Giuseppe Meazza”), contro il tedesco Berthold (connazionale dell’infortunato Voller, divenuti poi campioni) con il brasiliano Aldair (uscito pure lui negli ottavi dinanzi all’Argentina dopo un confronto tesissimo a Torino).

Le ruggini sono anche legate ai 3 precedenti dei mesi trascorsi: l’andata a Roma finì 0-0 e in semifinale di coppa nazionale, dopo lo 0-0 maturato in Lombardia, al ritorno è stato l’autogol di Van Basten su tiro di Carboni a spianare la strada dei lupi verso la finale con la Sampdoria attraverso un 1-0 risicato ma fondamentale e un atteggiamento non bello a vedersi ma estremamente efficace: il “controgioco” con le marcature a uomo, finora, ha prevalso sulla “zona” nonchè sull’offensività ma il mister di casa non vuole arrendersi e prepara una sfida giocarsi in maniera spregiudicata, ben sapendo che difficilmente la Samp e l’Inter lasceranno troppi punti per strada e che un passo falso eventuale costerebbe la fine di ogni sogno. Succede così che, mentre la zona milanista porta ad un assedio perpetuo verso la porta di Cervone, il fortino romanista si basa su degli accoppiamenti molto chiari: Aldair si incolla a Van Basten mentre Berthold segue Gullit ovunque, Pellegrini non spinge mai e pensa solo a tamponare le discese di Evani, per Simone ci sta un ottimo lavoro di copertura da parte di Carboni intanto che la lotta a centrocampo vede coinvolti Gerolin a uomo su Donadoni (regista di giornata al posto di Ancelotti) con Desideri a pressare l’uscita della palla su Rijkaard al netto di un Giannini intento a fare da collante per le ripartenze fra i reparti assieme al libero Nela (resosi pericoloso con una punizione uscita di poco) con un tandem Muzzi-Rizzitelli che funge più da schermo davanti al centrocampo piuttosto che da asse d’offesa…ne viene fuori un 1° tempo in cui Van Basten arriva alla conclusione almeno 3 volte ma non centra mai lo specchio essendo imitato da Gullit in altre 4 occasioni e se non sono loro a fare “cilecca” allora ci pensa Cervone (insuperabile come in coppa 18 giorni addietro) a fare muro in presa bassa su Maldini o su conclusione dai 20 metri di Rijkaard poco prima che Desideri e Tassotti si guadagnino l’ammonizione per 2 entrate dure ma senza cattiveria.

La ripresa non cambia e Sguizzato si trova a dover segnare fra i cattivi il solo Cervone per perdita di tempo mentre l’attacco meneghino riparte serrato facendo grande affidamento sulle fasce (specie la sinistra, dove Maldini approfitta del fatto che Pellegrini deve stare dietro ad Evani in modo da sovrapporsi in continuazione) in modo da mettere più traversoni possibili, anche se la mira dei 2 olandesi è decisamente lontana dai tempi migliori: Bianchi butta dentro Tempestilli sulla destra per Carboni spostando Pellegrini a sinistra mentre arrivano trascorrono i minuti, il cielo si fa nero come la pece, il campo peggiora di condizione ad ogni rintocco e volano oggetti oltre che insulti fra le tifoserie con doveroso intervento della celere per calmare gli animi nel settore dei romani; siamo ormai nella parte finale del match quando Gullit manda alto un cross basso di Maldini da meno di un metro e van Basten becca gli ennesimi interventi decisivi di Cervone (prima colpo di reni a deviare una zuccata precisa oltre la traversa e poi uscita bassa a murare un tentativo di pallonetto)…Agostini viene schierato al posto di Simone per far sì che Van Basten giochi maggiormente di sponda con il “condor” che gira intorno all’area (sempre seguito da Tempestilli) intanto che Gullit si allarga stabilmente a destra, Evani sale, Donadoni si insedia sulla trequarti: sembra solo questione di tempo con il gol che pare ormai nell’aria se non fosse che i lupi non mollano niente e, anzi, il loro mister si gioca l’ultima carta inserendo Comi al posto di Muzzi passando a un 5-4-1 in cui Comi va a marcare Agostini, Pellegrini si incarica di controllare Donadoni, Tempestilli guarda solo Evani, Berthold si alza a sinistra pur non cambiando bersaglio; è l’87° e Rizzitelli, rimasto solo a lottare con l’intera retroguardia avversa (oltre a Rijkaard), riesce a sfruttare uno dei pochi palloni arrivatigli, fa sponda verso Gerolin (trovatosi a destra per caso) sulla riga del fallo laterale, il mediano veneto alza la sfera per Giannini permettendogli di prolungare di testa ancora verso Rizzitelli, scattato alle spalle di Galli in modo da ritrovarsi solo di fronte a Rossi per un’erratissima alzata difensiva da parte di Tassotti: il centravanti ubriaca con una finta l’estremo difensore lombardo e poi lo batte con un pallonetto di destro che non ammette repliche portando i suoi sullo 0-1 (prima segnatura incassata dal giovane rossonero in 6 presenze di stagione) tramite una triangolazione in contropiede micidiale…boato dello spicchio degli ospiti, atmosfera incandescente in tutto l’impianto per il disappunto del pubblico di casa, gioia del team in trasferta. Il finale vede la Roma schiacciarsi sempre di più a protezione della sua porta: Rizzitelli va a fare lo stopper aggiunto per i colpi di testa, Desideri e Gerolin si trovano a fare, di fatto, i terzini che escono in prima battuta mentre i 6 (letteralmente) difensori, sommati a Gerolin, fanno densità per sgominare le mischie venutesi a creare per ogni palla alta…sembra fatta quando al 90° vengono segnalati solo 3 minuti di recupero e Gullit, servito da Donadoni sulla destra, riesce a rientrare sul mancino a danno di Tempestilli in modo da buttare una palla disperata nel mucchio: Agostini, come nelle azioni cestistiche in cui si tira da 3 punti, si “stacca dai blocchi” buttandosi in sforbiciata con il destro al volo in modo innaturale, così da anticipare Pellegrini stesso facendo 1-1 proprio nell’unica occasione che Cervone si è trovato con il piede destro impuntato a terra e non ha potuto prendere lo slancio…il fischio di chiusura da parte di Sguizzato non accontenta nessuno: il Milan è, salvo miracoli del giorno successivo, a -4 dalla vetta con 8 punti disponibili ma ha perso quasi tutti gli scontri diretti e dà la netta sensazione di aver chiuso un ciclo sapendo pure di tante ruggini emerse fra Sacchi e alcuni suoi giocatori negli ultimi tempi mentre la Roma si gode il 1° punto fatto in terra milanese quest’anno (il prossimo pari a casa del Milan sarà uno 0-0 del 16/5/1993), allunga a 4 le gare stagionali in cui è rimasta imbattuta dinanzi ai rossoneri (1 vittoria, 3 pari) forte di 2 reti fatti con 1 sola subita ma è già tempo di pensare alla coppa perchè contro il Broendby non si possono commettere leggerezze specie negli ultimi minuti…ma proprio al post-match risale il momento più caldo del pomeriggio: Sacchi accusa Bianchi di essere l'”anticalcio” in persona dai tempi in cui il Napoli guastava le feste al suo Milan e Bianchi reagisce dicendo che la conoscenza del calcio prevede soprattutto lo “spezzarsi le ginocchia all’atto pratico senza badare alla teoria”, modo educato per dire che a calcio vince, spesso, chi difende meglio a differenza di chi attacca sempre e che la “vecchia scuola” in un modo o nell’altro, prima o poi paga almeno parzialmente…

A fine anno Sacchi verrà mandato via da Berlusconi pur dopo aver vinto a dicembre la 2° Supercoppa Uefa (contro la Sampdoria nel 1° derby italiano in tale manifestazione), la 2° Coppa Intercontinentale (dinanzi all’Olimpia Asunciòn) consecutive: in campionato si chiuderà da 2° a pari punti con l’Inter (nelle stracittadine un trionfo per parte) ma 3° per differenza reti nonchè a -5 dalla Sampdoria tricolore (51-45 per i genovesi), in Coppa Italia il cammino si chiude, come già detto, in semifinale dinanzi ai futuri vincitori proprio della Roma e il cammino in Coppa dei Campioni finisce con il fattaccio della “notte di Marsiglia” in cui Galliani farà uscire la squadra dal terreno di gioco causa il malfunzionamento di un riflettore a 3′ dalla fine sull’1-0 per i francesi (poi finalisti) in seguito all’1-1 dell’andata…il 3-0 a tavolino sarà inevitabile e la squalifica per 1 anno da tutti i tornei UEFA pure, al punto che la società non farà neanche ricorso al tribunale europeo; la Roma, da parte sua, arriva 9° dietro Sampdoria/Inter/Milan/Genoa/Torino/Parma/Juventus/Napoli piazzando il sorpasso nell’ultima giornata a danno della Lazio ma si consolerà vincendo la propria 7° coppa nazionale contro la Sampdoria fresca di scudetto e che sarà carnefice degli stessi capitolini nella Supercoppa Italia in agosto…l’ultima delusione dell’annata in cui si archivierà l’epoca della famiglia Viola, a cui succederà Ciarrapico, sarà la brutta finale di Coppa UEFA tutta italiana Inter-Roma, in cui i nerazzurri si imporranno 2-0 in casa per poi perdere 1-0 nella capitale con un clima elettrico in tutti i 180 minuti sia in campo che sugli spalti.

Manca ancora una tappa per chiudere il percorso di avvicinamento a Milan-Roma…scopriamola insieme!!!

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