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MILAN-ROMA…-3 GIORNI, DOMENICA 21 GENNAIO 2001: UNA PARTITA, DUE ASPETTI, UN RETROSCENA

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MILANO – Siamo nel gelido inverno del 2001 e sono passate 3,5 settimane dal Natale, al cinema esce “Merry Christmas”, l’Europa sta cercando di assestarsi verso il nuovo millennio inserendo una moneta comunitaria come l’Euro.

Siamo in un periodo nel quale lo sport italiano continua a monopolizzare la scena sia dentro i confini nazionali che fuori specie per ciò che riguarda il calcio (allora il campionato migliore del pianeta era ancora il nostro): per la 15° giornata di Serie A abbiamo 2 partite di cartello che monopolizzano la critica tenendo ancora una volta sospeso il fiato degli appassionati coinvolgendo la millenaria rivalità Roma-Milano…nell’anticipo del sabato sera Lazio-Inter si è chiusa 2-0 e nel posticipo domenicale Milan-Roma chiuderà il turno mentre Perugia-Juventus 0-1 fa da terzo in comodo: le romane, i torinesi sono in lotta per la vetta con i giallorossi a comandare a +6 sui sabaudi nonché +9 a danno dei cugini (divenuto potenziale +6 con +3 nel pomeriggio in attesa dell’entrata in campo dei capolisti) al netto delle compagini meneghine che si stanno dando battaglia in zona Uefa; sembra un gioco di specchi in cui non si comprende più quale sia la copia e quale l’originale: una volta erano le lombarde a monopolizzare il tricolore con i capitolini a lottare nelle aree meno evidenti…

A “San Siro” accorrono in 70.000 (esodo di 10.000 romanisti, dislocati nella parte a sinistra del 1° anello in “Curva Nord” con evidenti rischi d’ordine pubblico essendo separati dai padroni di casa solo tramite qualche cordone di forze dell’ordine) fra cui annotiamo Galliani come massima carica milanista al posto di Berlusconi e la famiglia Sensi al completo con tutta la dirigenza nel settore delle autorità. Viene selezionato un arbitro fra i migliori della federazione: il torinese Rosetti (personaggio che finirà, anni dopo, nell’occhio del ciclone a più riprese e con vari filoni d’inchieste…), che scatenerà subito le prime ruggini settimanali fra 2 società che sono state rivali per oltre 30 anni non solo sul terreno di gioco, ma anche e soprattutto in sede federale (in quegli anni la confederazione Moggi/Galliani/Moratti/Tanzi tutelava gli interessi delle squadre del nord mentre il trio Sensi/Cragnotti/Cecchi Gori si opponeva tramite l’assemblea delle medio-piccole al centro-sud dando vita a battaglie serrate pure su argomenti spinosi tipo antidoping o diritti televisivi).

Per quanto concerne la partita in sé, sappiamo che i capitani saranno quelli annunciati: Maldini-Totti e che gli allenatori, Zaccheroni (avente la panchina molto scottante causa un’annata insufficiente fin lì) con Capello (ex di serata e ricordato con immenso affetto dai meneghini per il mitico ciclo anni ’90 vissuto da successore di Sacchi) devono far fronte a svariati imprevisti che complicheranno la selezione degli effettivi da mettere dentro…Guglielminpietro (motore mancino della zona nevralgica)/Comandini/Bierhoff, ovvero metà attacco titolare (tutti infortunati) sono i degenti di casa che restringono pesantemente le possibilità del tecnico romagnolo mentre il friulano deve stilare la propria formazione con una piena emergenza risparmiante solo il tandem offensivo non potendo contare sul portiere titolare Antonioli, sui difensori Zebina/Rinaldi/Mangone, i centrocampisti Assuncao/Emerson (mai presente fin lì causa la rottura del ginocchio in estate appena dopo il suo arrivo), il trequartista Nakata, il bomber Balbo.

Alla fine i 2 assetti risulteranno ugualmente competitivi oltre che conservativi: 4-4-2 (non usuale poiché, di solito, l’assetto di Zaccheroni è stato sempre un 3-4-1-2 con un centrocampo maggiormente robusto sommato ad una difesa dinamica oltre che coperta da uno schermo assai muscolare) rimasto tale fino alla fine

[Abbiati;

Coco-Costacurta-R. Junior-Maldini (cap.);

Leonardo (69° Boban)-Ambrosini-Albertini (75° Giunti)-Serginho;

Mari (89° Ba)-Shevchenko]

di fronte ad un consolidato 3-4-1-2 (assetto base dei lupacchiotti dall’anno passato)

[Lupatelli;

Zago-Samuel-Aldair;

Cafù-Tommasi-Zanetti-Candela;

Totti (cap.);

Delvecchio (62° Montella)-Batistuta].

Sono in tanti ad essere in lista per il mondiale dell’anno dopo: Abbiati/Coco/Maldini stesso con Tommasi/Zanetti/proprio Totti/Delvecchio/Montella (Costacurta/Ambrosini/Albertini e Lupatelli verranno scartati da Trapattoni) ma senza dimenticare tutti i futuri partecipanti alla Copa America della prossima estate (i brasiliani Junior/Serginho/Leonardo sommati ad Aldair/Zago/Cafù e gli argentini Samuel/Batistuta) mentre meritano un capitolo a parte il sopravvalutato spagnolo Mari, il fuoriclasse croato Boban, il capitano ucraino Shevchenko e il futuro vincitore della Confederations Cup Candela (titolare della Francia).

Mister “Zac” ha studiato molto bene il nemico: reparti stretti e ripartenza rapida con Leonardo a seminare scompiglio fra le 2 linee in modo da verticalizzare per le punte (entrambe molto veloci)…succede così che, dopo 2 minuti, Mari (autore del 1° gol in Italia la stagione antecedente in un altro Milan-Roma, finito 2-2, nonché doppio marcatore durante i quarti di Coppa Uefa con l’Atletico Madrid nella primavera 1999) arriva al limite dell’area venendo buttato giù da Tommasi: Leonardo non perdona e pennella un sinistro chirurgico di piatto a giro che si spegne sotto l’incrocio dei pali a sancire l’1-0 dei padroni di casa su punizione; la Roma tenta di reagire aggrappandosi al capocannoniere Batistuta ma anche il sudamericano dimostra che non è un caso il fatto di essere a secco da 4 partite: prima spara alto e poi manda fuori da buonissima posizione…sembra un segno del destino che, appena 60″ dopo, Albertini penetra quasi indisturbato verso la trequarti avversa pescando con un pallonetto filtrante Shevchenko, che si trova da solo di fronte ad Lupatelli in posizione regolare poiché Zago sbaglia grossolanamente la trappola del fuorigioco consentendo il 2-0 a porta vuota, dopo aver superato l’estremo difensore, del centravanti sovietico (2° timbro suo contro i romani successivo a Roma-Milan 1-1 del 7/5/2000) quando il cronometro segna il 22° in corso facendo evidenziare in modo lampante una squadra in trasferta palesante chiare difficoltà di costruzione (Totti ha vita assai dura venendo seguito in ogni spazio da Ambrosini e Zanetti viene surclassato da Albertini per tutta la 1° frazione). I milanesi hanno pure la palla del 3-0: Serginho rientra sul destro cambiando gioco in direzione di Coco, cross basso per “Sheva” e respinta istintiva del portiere a terra con la mano più in basso che tiene a galla i suoi…mancano soltanto 5 giri di lancetta all’intervallo con una disputa che appare, almeno, orientata dal lato dei diavoli anche se, come detto tante volte in questo campionato, i primi della classifica non mollano mai e pure questa volta riescono a rientrare in carreggiata con un bellissimo centro di Totti al 40° scoccato: Candela va via sulla sinistra servendo Batistuta che gioca di sponda a favore del suo capitano…siluro con il collo destro che sta finendo al centro della porta trovando la deviazione, tanto involontaria quanto decisiva, del braccio di Maldini intervenuto in scivolata facendola finire ad un centimetro dal montante sinistro intanto che Abbiati rimane impietrito per il 2-1 appena incassato; tutto riaperto? Parrebbe di sì, ma lo scatenato Shevchenko non è d’accordo e sfrutta l’ennesimo cross basso (stavolta dalla sinistra per mano di Serginho, servito tramite uno scambio Albertini-Leonardo) anticipando Candela di piatto sinistro a centro area così da depositare il 3-1 quando manca 1 giro d’orologio (44°).

45 minuti così complicati non erano mai capitati nell’annata corrente e Capello se ne accorge inserendo uno schieramento maggiormente prudente nella ripresa…i suoi reagiscono in modo veemente rendendo la disputa molto più fisica e facendo fioccare i cartellini per gioco scorretto: a farne le spese sono i difensori Cafù, Zago assieme ad Albertini, Mari (sintomo di una battaglia totale sul filo dell’equilibrio e degli scontri senza paura); dal canto suo, il Milan si difende con ordine sfruttando le punizioni di Leonardo e i contropiedi dell’immenso Shevchenko denotando, però, una maggiore paura a cercare di affondare…paura che, invece, i giallorossi hanno lasciato negli spogliatoi iniziando a cingere d’assedio la difesa nemica forte di un ritrovato tridente offensivo; il tempo passa e la retroguardia rossonera scampa a diversi pericoli fra cui la punizione di Batistuta, i continui inserimenti del neo-entrato Montella (per Delvecchio) intanto che l’allenatore del Milan risistema i suoi effettuando tutti i cambi possibili (Capello non può fare altrettanto perché, in vero, non ha soluzioni se si esclude il mediano Guigou)…si arriva, quindi, al fatidico 86° rintocco, in cui l’ultimo episodio decisivo parte da una triangolazione Montella-Batistuta-Totti avendo il capitano dei romani che esplode un altro destro costringente l’estremo difensore alla respinta corta su cui si avventano Junior insieme a Batistuta e il primo scivola addosso al secondo costringendo Rosetti a fischiare rigore oltre che ad ammonirlo: dal dischetto Totti apre il piattone di destro riuscendo a castigare il compagno in azzurro Abbiati per pochi centimetri realizzando il 3-2 (1° doppietta di Totti in casa dei rossoneri, 1° doppietta a Milano, 1° doppietta in stagione, 9° marcatura).

Il triplice fischio finale Milano si gode la doppia gioia della vittoria rossonera sommata alla sconfitta nerazzurra di 24 ore prima ma qui arriva uno degli aspetti che ci interessano maggiormente di quella gelida notte lombarda: Capello, dopo essersi scusato con i suoi tifosi per la 2° partita persa (tutte e 2 allo “Giuseppe Meazza”…decisamente un impianto maledetto per i suoi), rientra negli spogliatoi seguendo i suoi ragazzi e va poi in conferenza stampa a dire che non ha saputo cambiare il modulo in corsa oltre al fatto che i suoi avrebbero potuto sfoggiare una prestazione differente…scopriremo anni dopo, su stessa ammissione del tecnico di Pieris, che lui quella sera disse, nel post-match, poche cose chiare alla sua truppa <<RAGAZZI, IO ORA ANDRO’ DAVANTI AI MICROFONI E PARLERO’ CON I GIORNALISTI DICENDO COSE CHE INTERESSANO ALLA CRITICA…MA VOI QUESTA MIA INTERVISTA NON LA DOVETE NEANCHE VEDERE PERCHE’ IO STASERA HO CAPITO CHE NOI VINCEREMO LO SCUDETTO: LA VOSTRA AUTOREVOLEZZA E LA VOSTRA REAZIONE DI PERSONALITA’ AD UNA BOTTA COME QUELLA DEL PRIMO TEMPO MI HANNO FATTO CAPIRE CHE QUEST’ANNO NESSUNO CI PUO’ FERMARE…RIPARTIAMO DA QUI E VINCIAMO IL TRICOLORE>>.

A fine anno la capitale si godrà il 3° tricolore della storia giallorossa 17 tornei dopo il precedente (ottenuto con 3 sole sconfitte: le 2 a Milano e quella di Firenze nel girone di ritorno) nonché ultimo, ad ora, sollevato lontano da Milano o Torino ma dovrà anche accettare di mandare giù il doppio calice amaro dell’eliminazione negli ottavi di Coppa Italia dinanzi alla neo-promossa Atalanta e dell’estromissione nei quarti di Coppa Uefa contro i futuri vincitori del Liverpool (complice pure un arbitraggio killer dello spagnolo Garcia Aranda nel match di ritorno in terra d’Albione); i milanisti, da par proprio, si piazzeranno al 6° posto dietro a Roma/Juventus/Lazio/Parma/Inter accontentandosi di accedere alla Coppa Uefa senza dimenticare la fine del percorso in coppa nazionale a favore dei trionfatori fiorentini in semifinale o l’uscita dopo il 2° girone di Champions in favore di PSG/Galatasaray/Deportivo La Coruna nell’anno in cui l’atto conclusivo della “coppa dalle grandi orecchie” sarebbe stato ospitato proprio all’ombra del duomo (sarà pure sancito il trascorso di un biennio dall’ultimo trofeo alzato a Milanello…troppo, per un club abituato a certi standard come quello di Via Turati).

Oggi abbiamo iniziato il nostro micro-percorso di avvicinamento alla partita d’elité Milan-Roma: dove sarà la prossima tappa…?

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