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ROMA-INTER…-1 GIORNO, DOMENICA 17 FEBBRAIO 1991: UNA BATTAGLIA D’ALTRI TEMPI

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ROMA – Appena 372 giorni dopo è di nuovo Roma-Inter e, anche stavolta, mancano appena 3 giorni al confronto di ritorno tra Juventus-Roma di Coppa Italia, ma stavolta valevole per i quarti di finale (così come per Sampdoria, Milan) e da giocarsi in terra torinese durante un ulteriore febbraio polare per tutta la nostra penisola…

E’ l’inverno del 1991 e fra poco più di 2 mesi prenderà il via la “final eight” dell’NBA che vedrà il 1° trionfo dei Chicago Bulls capeggiati dal tandem Jordan-Pippen intanto che, dall’altro lato dell’oceano, Toni Kukoc regalerà alla sua Spalato la propria ultima Eurolega prima di trasferirsi a Treviso…in Medio Oriente è finita da 2 mesi la guerra del golfo e Madonna scala le classifiche con “Vogue” intanto che nei cinema italiani esce “Il muro di gomma” a tema sulla tragedia di Ustica del 27/6/1980 avente per protagonista il grande Corso Salani.

Siamo giunti alla 21° giornata di Serie A (quando il nostro era il campionato più seguito al mondo) e i match di spicco sono Sampdoria-Juventus (doriani in testa e juventini in zona Europa), Milan-Lazio (milanesi terzi e laziali a lottare per le coppe) con Roma-Inter (romani desiderosi di restare nei tornei internazionali con i meneghini ad appaiare la Samp e i loro dirimpettai ad inseguire)…tutti gli ingredienti lasciano supporre un pomeriggio bollente malgrado le temperature bassissime facendo molto affidamento sulla contemporaneità totale dei campi.

Da appena un mese è morto Dino Viola dopo 12 anni di accorata presidenza a causa di un cancro all’intestino che lo ha portato via in poco più di 30 giorni e il suo posto è stato preso dalla moglie Flora (1° presidente donna nella storia del calcio italiano professionistico) assieme ai 3 figli Ettore, Riccardo (oggi presidente del comitato olimpico nazionale della ginnastica artistica), Federica…infatti tutti siedono in tribuna a poca distanza da Pellegrini mentre i 52.000 spettatori, di cui solo 5000 interisti, affollano il piovoso “Olimpico”, tornato ad essere il vero impianto della capitale forte di tanti “rinnovamenti” apportati in vista del mondiale concluso a luglio ma con un manto erboso che si rivelerà molto più che scadente malgrado una buona manutenzione; le motivazioni dei giocatori sono altissime e la tensione sugli spalti anche di più: compaiono diversi striscioni irrisori contro il partito della “Lega Nord” (all’epoca maggiore forza politica dell’Italia settentrionale) e qualche becero ospite si lascia anche andare al lancio di oggetti dal settore ospiti facendo ribollire le zone adiacenti in modo da costringere all’intervento la polizia intanto che scoppiano disordini anche fra gli stessi romanisti ma senza troppe conseguenze.

Il neo-tecnico Bianchi (arrivato a sostituire l’amato Radice per motivi contrattuali pregressi) e il suo collega Trapattoni, dovendo far fronte a svariate assenze, adoperano 2 moduli più coperti possibili rendendosi conto di poter fare soprattutto una gara di contenimento e possesso palla sperando che l’altro possa prendere l’iniziativa in modo da colpire in contropiede: succede quindi che la Roma deve fare a meno del portiere Peruzzi e del bomber Carnevale (squalificati in seguito a Torino-Roma di ottobre per 1 anno causa una vicenda di doping risalente a Roma-Bari mai chiarita del tutto, il “caso Lipopill”…), del terzino Tempestilli, del tornante Conti e del capitano Giannini (infortunati da poco: nel caso del regista, anche squalificato, si tratta di un problema rimediato in settimana con la nazionale in amichevole contro il Belgio da pochi giorni ma che lo terrà lontano dai terreni di gioco fino alle soglie di marzo) affidandosi al 5-4-1 in linea più classico ma divenuto prima 5-3-2 e poi 4-3-3 autentico facendo affidamento sulle marcature a uomo, sulla densità difensiva e sulle armi provenienti dalla panchina in corso d’opera

[Cervone;

Pellegrini III° (75° Muzzi)-Berthold-Nela-Aldair-Carboni;

Desideri-Gerolin (63° Rizzitelli)-Di Mauro-Salsano;

Voller (cap.)]

mentre gli interisti, malgrado le assenze dello stopper Ferri e della punta Serena (tutti e 2 squalificati), sfruttano un semplice ma lineare 4-5-1 rimasto tale fino alla fine e basato su delle linee molto strette abbinate ad un pressing a tutto campo

[Zenga;

Paganin-Bergomi (cap.)-Battistini-Brehme;

Berti-Pizzi (76° G.Baresi)-Matthaus-Stringara-Bianchi;

Klinsmann].

Gli unici nazionali italiani sono nelle file ospiti: Zenga/capitan Bergomi/Berti malgrado il capitano dell’Italia militare sia Rizzitelli mentre gli stranieri, 3 per parte, vengono in 5 dalla Germania Ovest fresca campione del mondo e corrispondono a Berthold/Voller (capitano di giornata) opposti a Brehme/Matthaus/Klinsmann con il brasiliano Aldair a completare il quadro.

Il campo è orribile, la pioggia continua, il cielo nero come la pece e l’unico spettacolo viene offerto dalle curve con delle grandi feste di colori a base di tamburi con fumogeni e sciarpate ma i 22 sono troppo concentrati per stare a pensare a ciò che gli succede intorno: Aldair prende a uomo Klinsmann mentre Bergomi si incolla a Voller intanto che il maggiore terreno di scontri si dimostra il centrocampo, con un 4vs5 che non risparmia nessuno…Gerolin segue Matthaus ovunque e Stringara riceve l’esplicito ordine di guardare solo Di Mauro permettendo a Pizzi di essere l’unico centrale libero di agire al pari del compagno Mandorlini o del nemico Nela (ottimamente spalleggiato da un onnipresente Berthold in ambo le fasi); ne viene fuori una 1° frazione tanto bloccata quanto tesa in cui i duelli maggiormente avvincenti avvengono sui lati ma al duplice fischio siamo ancora 0-0 mentre il Milan si porta avanti sul suono della sirena agganciando i cugini e spedendo la Lazio più vicina alla Roma.

Quando parte il 2° tempo si capisce che la tecnica ha schiacciato la tattica nelle menti degli effettivi sul terreno di gioco ed è la Roma a dimostrarlo per prima con un bellissimo sinistro di Salsano dalla destra servito corto su corner di Desideri…da qui è la saga degli ammoniti: Nela non lenisce botte a nessuno e Desideri si mostra troppo in disaccordo con una decisione del livornese Ceccarini (rimasto poi nella storia per lo Juve-Inter di 7 anni dopo: 26/4/1998, in occasione del famoso rigore per fallo di Iuliano negato a Ronaldo) intanto che Paganin si aggiunge ai cattivi poco prima di vedere espulso dalla panchina il dirigente giallorosso Mascetti, denunciatosi come autore di una reiterata ma pacifica protesta. Siamo ormai al 63°: il Milan conduce 3-1 mentre la Sampdoria ha sbloccato la sua pratica con un “penalty” di Vialli quando Bianchi butta nella mischia Rizzitelli per Gerolin schierandosi a 2 davanti e spostando Berthold ad occuparsi del connazionale Matthaus con un controllo a zona specie sulle ripetute sortite offensive del “panzer” (verrà ammonito pure il terzino teutonico per un contrasto più plateale che grave) ma non trascorrono 4 giri di lancetta che Brehme elude l’unico errore in scivolata di un ottimo Salsano sgusciando sulla sinistra e permettendosi di mettere in mezzo uno spiovente chirurgico in direzione di Berti, il quale converge dalla destra sul primo palo e incorna di fronte piena a fil di montante lasciando di stucco Cervone assieme ai compagni…0-1 al 67° per quella che sembra la pietra tombale sul confronto. I lupi, feriti nell’orgoglio, capiscono che non hanno più nulla da difendere e caricano all’attacco a testa bassa riversandosi a ondate nell’area avversaria costringendo anche Klinsmann ad andare a marcare Voller per fare maggiore numero oltre a liberare un marcatore in più sui calci da fermo…lo stadio è una bolgia e il mister romanista decide di giocarsi il tutto per tutto inserendo il giovane Muzzi (autore della doppietta decisiva per la vittoria della Primavera in settimana al “Torneo di Viareggio”) per tentare la formula a 3 punte scegliendo di fare la guerra in area (mentre Voller, coinvolto in un vivace alterco in lingua madre del compagno di nazionale Matthaus, con Rizzitelli si allargano cercando di dilatare la retroguardia meneghina) togliendo Pellegrini ma riuscendo a mantenere il medesimo equilibrio con Berthold relegato proprio basso a destra; ormai si gioca a una sola porta e Zenga fa pensare sempre di più ad una giornata di grazia quando compie 2 miracoli in pochi secondi a distanza ravvicinatissima in mischia prima sul destro di Voller prima che su Carboni; i giallorossi, però, non mollano mai e all’ennesimo tentativo trovano finalmente il modo di far esplodere la propria gioia: è l’81° quando, sull’ennesimo mischione, la palla finisce in una pozza d’acqua venendo calciata dallo stremato Salsano (divenuto mezz’ala di centro-sinistra con Di Mauro a impostare e Desideri sull’altro lato) ma l’opposizione del neo-entrato G.Baresi regala un’altra chance al piccolo centrocampista che riprova da terra, essendo scivolato, vedendo la sfera impennarsi verso Rizzitelli, il quale sbuca dal lato opposto scappando alla marcatura di Paganin (beccatosi il giallo poco prima per un fallaccio sul medesimo Rizzitelli) così da spizzare di testa un pallone terminato in fondo al sacco in un centimetro di spazio fra Zenga e il montante destro…1-1 con, di fatto, fine dei giochi poichè l’Inter non ne ha più dopo aver sprecato 3 contropiedi di Klinsmann solo davanti a Cervone mentre la Roma è stremata da una delle sue migliori performance: 1 punto a testa, nessuno contento specie per le notizie che arrivano dalle altre parti, dove la Sampdoria è ormai sola in vetta a +1 mentre il Milan rimane appaiato ai suoi cugini…i romani possono sorridere del risultato ma non troppo della loro classifica, in netto contrasto con 2 cammini di coppa decisamente migliori.

A fine anno si tireranno le somme: l’Inter arriverà 2° dietro l’unica Sampdoria campione d’Italia (ultimo tricolore vinto, ad ora, fuori dal triangolo Torino-Milano-Roma) mentre la Roma supererà la Lazio al fotofinish piazzandosi 9° dietro a Sampdoria/Inter/Milan/Genoa/Torino/Parma/Juventus/Napoli…i capitolini vinceranno la loro 7° Coppa Italia sconfiggendo i blucerchiati mentre i biscioni crolleranno al cospetto del Torino negli ottavi a causa del gol in trasferta mentre il cammino europeo vedrà la 2° finale di Coppa Uefa consecutiva fra 2 italiane: proprio Inter-Roma, chiusa con un computo totale di 2-1 (2-0 per i nerazzurri a Milano e 1-0 per i giallorossi a Roma) in 180 minuti con troppi scontri, eccessiva tensione, molti episodi dubbi (sarà l’ultima finale internazionale della storia giallorossa, ad oggi) ma con la 1° di 3 affermazioni in 7 tornei in questo torneo per i lombardi.

Il ritorno al passato di Roma-Inter finisce qui…che vinca il migliore!

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