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ROMA-INTER…-2 GIORNI, DOMENICA 11 FEBBRAIO 1990: TUTTI SONO BAGNATI, NESSUNO E’ SODDISFATTO

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ROMA – L’Italia, durante il gelido inverno del 1990, è attraversata da un’ondata di maltempo che non risparmia neanche la capitale durante una domenica che, calcisticamente, avrebbe dovuto promettere spettacolo in abbondanza 4 giorni prima della finale di Coppa Italia di pallacanestro, in cui la Virtus Bologna batterà l’altra Virtus, quella di Roma, aggiudicandosi per la 4° volta il trofeo, e precedendo di 1,5 mesi l’inizio del mondiale di Moto GP in cui si metterà in luce il giovane esordiente Capirossi.

Siamo giunti alla 24° giornata su 34 e il copione del campionato nostro (il migliore del mondo all’epoca) prevede un interessante Juventus-Lazio, con i bianconeri (impegnati, nel frattempo, anche sul doppio fronte delle competizioni ad eliminazione diretta: ritorno della semifinale di Coppa Italia con trasferta contro l’altra compagine capitolina 3 giorni dopo e Amburgo nei quarti di Coppa Uefa da affrontare fra circa 3 settimane) a giocarsi il posto nelle coppe e i biancocelesti desiderosi di salvarsi quanto prima per il 2° anno consecutivo, un derby sentitissimo come Sampdoria-Genoa (blucerchiati in zona Europa e impegnati in Coppa delle Coppe, dove si troveranno davanti gli svizzeri del Grasshoppers nei quarti di finale, rossoblù nella bassa graduatoria a sperare nella salvezza dopo 4 anni di cadetteria), lo scontro scudetto Milan-Napoli (azzurri con 2 lunghezze di vantaggio e milanesi impegnati anche nelle coppe: lo scontro si ripeterà in casa dei campani, già eliminati dall’Europa a dicembre, il mercoledì dopo in occasione del ritorno delle semifinali di coppa nazionale seguito poi dai quarti di Coppa dei Campioni in cui l’impegno mette i milanisti di fronte ai belgi del Malines) ma soprattutto Roma-Inter: i giallorossi stanno cercando di tornare a giocare tornei internazionali dopo 1 stagione di assenza mentre i nerazzurri vogliono approfittare dello scontro in cui sono coinvolti i cugini per rosicchiare qualche lunghezza e trovarsi a, magari, -3 dal comando in caso di vittoria dei dirimpettai sfruttando il fatto di non avere altri trofei da giocarsi (tra settembre e gennaio sono usciti da ambo le coppe)…si prospettano 90 minuti di scintille!

Al “Flaminio”, casa delle capitoline per quest’annata causa la ristrutturazione dell'”Olimpico” in vista dei mondiali, piove e fa freddo ma non basta: la polizia è impegnata fin dalle prime ore del mattino a dover presidiare il tragitto che va dalla stazione “Termini” fino allo stadio per garantire che gli appena 100 interisti in trasferta (fra i quali un gruppo di Catania ed uno di Roma) non creino o diano problemi…è la prima volta che una compagine milanese viene a giocare in casa dei lupacchiotti dopo l’omicidio del giovane tifoso Antonio De Falchi ad opera di teppisti milanisti il 4/6/1989 nel pre-gara di Milan-Roma 4-1 e i supporters della capitale hanno fatto intendere che non importano i colori poichè la ferita è ancora aperta; succede così che, alla fine, i 100 ospiti vengono isolati nella parte alta della “Tribuna Tevere” trovandosi accerchiati da almeno 100 agenti della celere oltre che lontanissimi dal resto dei 25.000 presenti…decisamente un clima da guerriglia che anticipa quello che succederà 14 giorni dopo in occasione di Roma-Milan 0-4 ma che, in realtà, non porterà a disordini di rilievo bensì solo ad un’accanita battaglia verbale fatta di sfottò o minacce.

Passando a parlare meglio di ciò che accade in campo, sappiamo che entrambi i presidenti, Viola e Pellegrini, sono al loro posto nella tribuna coperta a visionare l’operato del siracusano figlio d’arte Lo Bello mentre i problemi maggiori, oltre a riguardare le forze dell’ordine, attanagliano i tecnici (accomunati da un passato vissuto come protagonisti, oltre che come compagni, nel grande Milan di Rocco a cavallo fra gli anni ’60 e ’70) Radice (arrivato in estate a rimpiazzare Liedholm) con Trapattoni (dal 1986 alla corte nerazzurra e già capace di portare 2 titoli a casa negli ultimi 9 mesi: “scudetto dei record” e supercoppa di lega): da una parte il mister dei romani deve sopperire all’emergenza piena di centrocampisti che lo priva di Manfredonia (ritiratosi dopo aver rischiato l’arresto cardiaco in Bologna-Roma 1-1 del 30/12/1989)/Desideri/Conti (infortunati)/Gerolin (squalificato) oltre al libero Comi (anch’egli fuori per motivi disciplinari) obbligandolo a buttare dentro dall’inizio il primavera Cucciari assieme al panchinaro Baldieri senza contare che il mercoledì in arrivo i suoi sono attesi dal ritorno delle semifinali di coppa nazionale ancora fra le mura amiche per rimontare lo 0-2 subito dalla Juventus causa la doppietta di Casiraghi 2 settimane addietro; dal canto loro, i meneghini possono contare su tutti i titolari tranne lo stopper Ferri con l’esterno Berti (futuri nazionali in estate ma menomati da altri problemi fisici)…sintomo di una stagione logorante per tutti pur senza i troppi pensieri delle gare a eliminazione diretta.

Le filosofie sono le medesime: 4-4-2, poi 4-3-3, con marcature a uomo e puro controgioco per i padroni di casa

[Tancredi;

Tempestilli-Berthold-Nela-Pellegrini III° (84° Petruzzi);

Piacentini-Giannini (cap.)-Di Mauro-Cucciari (77° Muzzi);

Rizzitelli-Voller]

così come il 4-4-2 divenuto 5-3-2 in corso d’opera per gli ospiti

[Zenga;

Bergomi (cap.)-Verdelli-Mandorlini-Brehme;

Bianchi (73° Rossini)-Matteoli (51° G.Baresi)-Matthaus-Cucchi;

Klinsmann-Serena].

Il quoziente tecnico è altissimo e i nomi altisonanti numerosi: i futuri azzurri Giannini con Zenga/Bergomi/Serena (oltre agli indisponibili sopracitati), gli effettivi delle giovanili Di Mauro/Rizzitelli avversi a Matteoli/Cucchi (nazionali militari) con i 5 tedeschi occidentali Berthold/Voller (la società romanista scelse di non arruolare il 3° straniero per problemi burocratici legati all’olandese Vanenburg…) opposti a Brehme/Matthaus/Klinsmann.

La tattica è subito chiara: Serena viene preso in custodia da Pellegrini mentre Berthold si incolla al connazionale Klinsmann e le veci di marcatore su Matthaus le fa Piacentini così come Verdelli segue ovunque Voller mentre il destinato al controllo di Rizzitelli è capitan Bergomi intanto che capitan Giannini sfida Matteoli in un duello fra registi all’ultima geometria…l’inizio di gara lascia presagire che non ci sia partita soprattutto pensando ad un campo molto pesante, ad un clima gelido, a dei muscoli sempre più provati dalle tante sfide con rose non troppo lunghe e dalla maggiore esperienza da parte dei lombardi nella zona nevralgica: dopo neanche 2′ Matteoli serve con un pallonetto Serena che sforbicia di sinistro sotto la traversa per lo 0-1 ma l’azione viene annullata per fuorigioco rimandando i festeggiamenti dei biscioni al 10°, quando Klinsmann scambia con il suo partner lasciando partire una legnata di sinistro che si infila a fil di palo lasciando Cervone senza speranze; a questo punto Voller con il suo capitano capiscono di doversi prendere la squadra sulle spalle e chiamano fuori i compagni venendo aiutati da un magistrale Nela, reinventatosi libero e frequentemente proiettato in fase offensiva per alimentare la spinta: prima Zenga blocca a terra su tiro del “tedesco volante” e poi viene chiamato agli straordinari strozzando in gola l’urlo di Giannini a quest’ultimo parandogli l’imperioso stacco di testa incrociato sull’altro palo.

Quando la sfera riprende a rotolare i giallorossi decidono di cingere d’assedio l’area nemica portando prima Cucchi a farsi ammonire per aver contrastato irregolarmente Berthold, e poi è il turno di Mandorlini, che affonda il sontuoso Giannini beccandosi il giallo in modo da regalare una pericolosa punizione ai nemici a soli 25 metri dalla porta: lo stesso Giannini tocca per Berthold, che scocca un destro chirurgico respinto a fatica da Zenga in una pozza d’acqua ma su cui si avventa Tempestilli di destro in scivolata pareggiando 1-1 quando siamo il 50° e i nerazzurri sono stati appena distratti dal vantaggio dei cugini sul Napoli al 47°, che li aveva riportati a -3 dalla vetta…sogno da cui vengono immediatamente svegliati ritrovandosi a -4 oltre che con tutto da rifare; anche se le notizie continueranno ad arrivare annunciando che la Juve è in vantaggio 1-0 (lo sarà fino alla chiusura) e i milanisti hanno chiuso la pratica anzitempo per 3-0, i 25.200 spettatori continuano a vedere solo continui cambi di fronte, occasioni banali con 2 ottimi estremi difensori. Negli ultimi scampoli di match Radice cerca di dare forze fresche al reparto difensivo mettendo il giovanissimo Petruzzi (avviato ad una buona e lunga carriera come centrale difensivo…) a marcare Serena per un battesimo di fuoco con pochi eguali decidendo comunque di provare a vincerla con l’innesto di Muzzi al posto di Cucciari sfruttando l’allargamento degli altri 2 bomber, paradosso vero se si pensa che la vittoria servirebbe maggiormente agli avversari, che invece si ritrovano ad essere quelli che vogliono fare molta più attenzione ad evitare danni ma che si ritrovano addirittura in 10 causa il fatto che Matthaus sentirà tirare la coscia mancina dovendo uscire successivamente a quando Baresi, Rossini erano andati a rendere più densa la propria zona di copertura (il 1° da mediano per contrastare Giannini, il 2° a fare mucchio in area da stopper).

Al triplice fischio tutti sono zuppi d’acqua e stremati ma nessuno gioisce: l’Inter perde un punto in una giornata ghiotta di possibilità restando a 2 partite di distanza dalla coppia di testa (il Milan ha agganciato i napoletani pareggiando pure lo scontro diretto: rispettivamente vittoria per 3-0 e sconfitta per 0-3 all’andata a turno per i padroni di casa), la Roma è sempre invischiata in una parte di classifica piena di compagini divise da pochissima distanza (si è rifatta sotto pure la sorprendente Atalanta)…l’unica nota davvero positiva sarà il fatto di aver saputo gestire la viabilità intorno all’impianto evitando incidenti.

Ad aprile la Roma arriverà 6° ottenendo di arrivare in Coppa Uefa dietro a Napoli/Milan/Inter/Juventus/Sampdoria ma rimpiangendo di essere stata buttata fuori dalla Coppa Italia per mano dei futuri vincitori juventini; l’Inter, da par suo, non riuscirà a difendere lo “scudetto dei record” ottenuto l’anno passato, si adagerà al 3° posto ben consapevole che si poteva fare di più e la vittoria della 1° Supercoppa Italia in novembre a danno della Samp non lenirà il dispiacere di essere stati eliminati dal Malmoe nei 16esimi di Coppa dei Campioni (1° partecipazione dopo 9 tornei d’attesa) o dalla stessa Roma nei gironi da 3 di coppa nazionale a causa solo del sorteggio pur avendo vinto lo scontro diretto sommato con una differenza reti perfettamente pari.

Il 1° ritorno al passato nella leggenda di Roma-Inter ci ha riservato un pari non troppo bello ma assai profumato di epica…il futuro cosa ci metterà davanti? Aspettiamo e vedremo!

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