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ROMA-JUVENTUS…-4 GIORNI, DOMENICA 18 GENNAIO 1981: PIU’ BENE CHE MALE

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ROMA – E’ il gelido inverno del 1981 e mentre l’Italia viene sommersa dal maltempo, il sindacato di “Solidarnosc” è il primo organo democratico o di tendenza liberale che sorge nella Polonia comunista e viene presieduto da Lech Walesa, Papa Giovanni Paolo II° gira l’Africa per portare la parola di Dio in tutti i paesi durante i primi tempi del suo pontificato (iniziato nel 1978), è in corso il processo sulla strage di Bologna del 2/8/1980 e intanto il nostro paese ha grande voglia di divertirsi dopo i duri “anni di piombo”: in TV si guarda “La casa nella prateria”, “Mac Donald’s” è il primo “fast food” a diffondersi in tutta la penisola e vengono aperte le prime discoteche pomeridiane per i giovani.

L’Italia, intanto, cerca di coprirsi dal gelo scaldando i cuori di tutti gli appassionati attraverso un campionato di Serie A che l’estate addietro aveva riaperto le frontiere agli stranieri permettendo il tesseramento di un giocatore per club che non apparteneva alla nostra federazione: è la 13° giornata su 15 del girone d’andata e i riflettori (letteralmente, visto il nubifragio preciso) sono tutti puntati sulla sfida dell'”Olimpico” Roma-Juventus in cui i giallorossi comandano la classifica a quota 16 e +2 sui bianconeri terzi (al 2° posto troviamo l’Inter…ma ancora per poco)…è un confronto molto particolare e lo si capisce da subito sapendo che i romanisti non battono i bianconeri in sfide domenicali dal 17/12/1978 (ultima vittoria anche in casa), giorno dell’ultimo trionfo a porta inviolata.

Stiamo parlando di una Roma che ha inaugurato nell’estate 1979 l’epoca di Dino Viola, fra i presenti in tribuna autorità insieme al suo amico Gianni Agnelli (azionista di maggioranza dei piemontesi) e al presidente avversario Giampiero Boniperti mentre il cielo si fa sempre più nero preannunciando dei tristissimi presagi. Dal lato tecnico abbiamo, seduti sulle 2 panchine, le maggiori eminenze di quel decennio: Nils Liedholm (tornato, anche lui, nel 1979 dopo l’esperienza reiterata della decade passata), mago dell’innovativa “zona con possesso palla esasperato” basata sul predominio tecnico, e Giovanni Trapattoni, da 5 stagioni maestro del “controgioco” ma sempre con intensità tecnica unita a forte pressing; per quanto concerne gli schieramenti abbiamo 2 vere e proprie immagini di uno specchio, almeno a livello tattico: 4-5-1 in linea per i lupi

[Tancredi;

Spinosi-Bonetti I°-Turone-Romano;

Conti-Di Bartolomei (cap.)-Falcao-Ancelotti-Scarnecchia;

Pruzzo]

e altrettanto per gli zebrati

[Zoff;

Cuccureddu-Gentile-Scirea-Cabrini;

Causio (cap.) (46° Marocchino)-Prandelli-Brady-Tardelli-Fanna;

Bettega].

Interessante è sapere che di assenti importanti nelle file di casa si segnala solo il terzino Rocca e l’altro laterale basso Maggiora (ex di giornata come Spinosi) infortunato ma rimpiazzato dal giovane stopper Bonetti mentre anche il giovane Brio non sarà del match, Causio dovrà fare le veci di capitano al posto dello squalificato Furino così come il condottiero dei romani sarà Di Bartolomei; per quanto concerne la caratura delle forze in gioco abbiamo un team con giovani azzurri promettenti tipo Tancredi/Bonetti/Romano/Ancelotti/Scarnecchia, veterani a livello di Spinosi/Turone, uomini dell’orbita nazionale come il medesimo Di Bartolomei/Pruzzo, il futuro campione del mondo Conti ed il fenomeno brasiliano Falcao opposti ai nazionali nostrani che conquisteranno il mondiale sotto la guida di Bearzot nel 1982 Zoff/Gentile/Scirea/Cabrini/Causio/Tardelli/Bettega, i ragazzi rampanti Fanna/Marocchino/Prandelli (tecnico dell’Italia finalista ad “Euro 2012”), l’ormai ritirato Cuccureddu e il fenomeno capitano irlandese Brady…una parata di fuoriclasse come non se ne erano mai viste fino ad allora.

Gli almeno 70.000 assiepati sugli spalti accolgono i 22 agli ordini del direttore di gara Barbaresco con una coreografia mozzafiato, raffigurante la scritta “ROMA, TESTACCIO TI GUARDA” costellata da una festa di colori e cori incessanti al netto di una massiccia rappresentanza juventina (circa 10.000 bianconeri) che si farà sentire dall’inizio alla fine.

La Juve cerca, essendo la squadra che sta dietro, di aggredire da subito e sono Tardelli con Prandelli a suonare la carica con 2 conclusioni finite prima fuori e poi in braccio a Tancredi malgrado un campo molto allentato e su cui si fa molta fatica a non affondare nelle zolle, con penale maggiore per i giocatori tecnici a livello dei 2 stranieri; la Roma, da parte sua, cerca di avvolgere gli avversari con la solita manovra coinvolgente tutti ma alla fine arriva al tiro solo con un cross sbagliato dell’ala Scarnecchia terminato sul fondo…l’unico vero brivido della 1° frazione corrisponde, oltre ai vantaggi di Napoli e Torino che riducono le distanze dalla “vecchia signora” (nel caso degli azzurri è aggancio mentre per i cugini è -1), al doppio miracolo di Tancredi sulle 2 conclusioni di Bettega e Tardelli nello spazio di pochi secondi complice anche un Bonetti attento sulla riga di porta a dare manforte al suo estremo difensore: da qui abbiamo solo una compagini capitolina che cercherà di sfondare senza riuscirci complice l’ottimo Zoff in uscita su Falcao o il preciso Gentile in anticipo su Pruzzo.

La ripresa, all’inizio della quale Trapattoni infoltisce il centrocampo mettendo un mediano in più come Marocchino al posto del funambolo Causio (Zoff diviene capitano in 3°) e spostando Tardelli a destra volendo giocare al “gatto col topo” in un grumo inestricabile a livello di marcature: gentile resta incollato a Pruzzo così come Bonetti non molla quasi mai Bettega e, nel mentre, a Prandelli viene destinato l’infame compito di seguire Falcao e Marocchino dovrà occuparsi solo di “Diba” lasciando il ruolo di gestire il gioco a Brady (controllato a zona da Ancelotti ma senza troppa insistenza) in modo da innescare 2 ali in forma che fossero in grado di tamponare le scorribande degli esterni giallorossi sapendo che i 4 terzini non avrebbero preso di sorpresa nessuno a meno di grosse disattenzioni. Ne viene fuori una 2° frazione con la sola parata facile ancora di Tancredi su Fanna e un destraccio di Di Bartolomei andato fuori allo scadere appena prima che si sappia delle vittorie di Napoli-Como 2-0, Torino-Ascoli 3-0, del pareggio a reti inviolate dell’Inter in casa con l’Avellino.

Anche se la graduatoria si stringe con i primi 5 posti in 3 punti, nessuno fa dramma e da ambo le parti si prende questo 0-0 come un buon risultato: la Roma conserva la vetta avvicinandosi al titolo di campione invernale, evitando di perdere in casa contro una diretta rivale e la Juventus si tiene la sconfitta evitata consapevole che ripiegare solo sull’attacco non basta e bisogna fare affidamento su una batteria di centrocampisti altamente capace in zona realizzativa…il pari all’olmbra del Colosseo mancava dal 30/4/1978, giorno in cui, grazie all’1-1 firmato Di Bartolomei-Bettega, i piemontesi si laureavano campioni nazionali per la 18° volta mentre, per trovare uno 0-0, si doveva tornare indietro al 28/3/1971.

A fine anno infurieranno le polemiche: la Juventus tornerà a vincere lo scudetto dopo 3 anni (il 19°) precedendo proprio la Roma di 2 punti (44-42) ma con lo spettro ingombrante del pareggio per 0-0 alla 28° (il ritorno) in terra zebrata in cui sarà annullato un gol regolare di testa a Turone che avrebbe dato 1 punto in più ai romani e 1 in meno ai torinesi conducendo allo spareggio (all’epoca non esistevano le discriminati di differenza reti o scontri diretti)…come sarebbe finita? Non ci è dato saperlo…ma ci è dato sapere che la Roma si vendicherà battendo la Juve in semifinale di Coppa Italia (0-1 a Torino e 1-1 a Roma a dimostrazione che si poteva vincere nella tana nemica…) per poi trionfare ai rigori, sempre al “Comunale” a discapito del Torino (battuto per il 2° torneo consecutivo) in modo da guadagnarsi la 4° affermazione in tale manifestazione…deludente il cammino europeo, con le parti fuori, massimo, a ridosso di “Halloween” o poco dopo: la Roma subirà la rimonta del Carl Zeiss Jena ai sedicesimi di Coppa delle Coppe (3-0 in Italia e 0-4 in Germania orientale) anche se, si scoprirà dopo circa un decennio, che in Germania Est vi erano molti dubbi “chimici” riguardo alle prestazioni sportive degli atleti e sulle presunte voci del “doping di stato” chiariti solo in modo postumo mentre la Juventus soccomberà dagli 11 metri sempre nei sedicesimi, ma di Coppa Uefa, a favore dei polacchi del Widzew Lodz (sconfitta per 3-1 fuori casa e vittoria sempre 3-1 a Torino): chi segnerà la rete decisiva? Zbigniew Boniek, uno di cui risentiremo parlare a breve su ambo le sponde…

Appuntamento al prossimo viaggio nel tempo, vi aspettiamo…!

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