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ROMA-JUVENTUS…-5 GIORNI, FAUSTO LANDINI: UNO SCAMBIO FORZATO

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ROMA – E’ la bollente estate del 1951: da appena 5 anni è entrata in vigore la Repubblica Italiana, da soli 2 anni è avvenuta la “tragedia di Superga” in cui è morta tutta la squadra del “Grande Torino” e a San Giovanni Valdarno, vicino Arezzo, da una delle tante famiglie del piccolo paese di montagna, il 29/7/1951, viene alla luce il 2° figlio dei Landini, di 7 anni più piccolo del primogenito Spartaco…il nascituro si chiama Fausto, e, anche se meno di Spartaco, è destinato a restare nella storia del calcio anni ’70 facendo innamorare più di un popolo grazie alle sue giocate da bomber d’area.

Cresce, come tutti i suoi coetanei, giocando a calcio assieme al fratello, durante il periodo più prospero del dopoguerra in mezzo alle strade facendo le porte con oggetti semplici tipo felpe o pietre e con un pallone neanche troppo curato sognando di sfondare fra i professionisti e di divenire protagonista delle tante radiocronache in voga in quegli anni così lontani da noi, fatti di sola carta stampata del giorno dopo e di racconti in cui i propri miti venivano solo immaginati attraverso voci estranee finchè non li andavi a vedere dal vivo allo stadio (non sempre ciò poteva accadere fino agli anni ’80, causa la situazione economica post “boom” degli anni ’50-’60).

La grande occasione arriva a metà anni ’60, quando viene visionato dalle giovanili della Roma ottenendo di trasferirsi nella capitale appena dopo la conquista della 1° Coppa Italia capitolina (1963/64) ma dovrà aspettare di poter esordire fino al 1/12/1968, in occasione di Roma-Bologna 2-1 ad appena 17 anni e a farlo esordire sarà il “Mago” della “Grande Inter” (in cui aveva militato anche suo fratello nel ruolo di difensore) Helenio Herrera…è l’inizio di un biennio assai proficuo in cui il giovane centravanti si metterà in grossa luce diventando uno dei talenti emergenti maggiormente cristallini del panorama nazionale: il tandem formato con Taccola (morto tragicamente il 15/3/1969 dopo Cagliari-Roma in circostanze mai chiarite del tutto) fa sì che Landini diventi uno dei nuovi beniamini di una curva che aveva tanta voglia di sognare dopo tempi assai cupi. Il bilancio della 1° annata si chiude con la conquista della 2° coppa nazionale nel 1968/69 e con un bottino di 24 partite impreziosito da 6 gol (4 in campionato e 2 in coppa) ma la stagione successiva non sarà da meno: 36 comparse infarcite da 3 realizzazioni (1 in ogni torneo italiano e 1 in Coppa delle Coppe) pur se con la durissima batosta dell’eliminazione in semifinale di Coppa delle Coppe contro i polacchi del Gornik Zabrze in seguito a 330 minuti al fulmicotone poichè i gol in trasferta nelle competizioni Uefa non valevano doppio fino all’anno dopo e, in seguito all’1-1 in Italia, si finirà 1-1 anche al ritorno con 2-2 nei supplementari ma, allo spareggio di Strasburgo, il sorteggio per 1-1 (all’epoca non ci stavano i rigori dopo l’extra-time) darà ragione al team dell’est europeo…poco male: ci sarebbe stata una nuova occasione per cercare di far bene in maglia giallorossa l’anno successivo ma le cose non andranno neanche lontanamente come previsto…l’estate dopo i mondiali messicani del 1970, e dopo un bottino totale di 61 gare e 8 gol, arriva la nefasta notizia che il presidente Alvaro Marchini ha deciso di operare un tripla cessione, per soldi, del trio Spinosi-Capello-Landini alla Juventus senza possibilità d’appello o replica per nessuno. L’uscita di questa informazione scatena, nella capitale, un vero e proprio pandemonio, soprattutto perchè la squadra ci stava e sembrava che potesse iniziare un decennio che poteva dare delle buone soddisfazioni ad una piazza che smaniava dalla voglia di continuare a sognare: la contestazione esplode violenta e il patron capitolino dovrà ricorrere anche alla scorta per sfuggire alla furia dei tifosi inferociti intanto che venivano bruciate sciarpe con magliette e bandiere, gruppi di persone si ammassavano sotto la sede sociale, la stampa cittadina attaccava questa mossa senza pietà e il caldo estivo aumentava sempre di più sapendo l’umore che si respirava intanto che, però, la spina dorsale era già partita in direzione Torino ad iniziare una nuova avventura…ma si cominciavano a vedere le prime fratture ed il primo vero odio extra-calcistico fra Roma e Juve, un odio che sarebbe aumentato a dismisura nel decennio seguente, ma questa è un’altra storia…

L’approdo sulla sponda bianconera da parte di Landini dura una sola stagione e di sicuro non sarà delle più felici: il 1970/71 bianconero annovera sola la sconfitta in finale di Coppa delle Fiere (poi Coppa Uefa ed Europa League) dinanzi al “maledetto” Leeds United di Don Revie causa un doppio pareggio (2-2 a Torino e 1-1 in Inghilterra) oltre alla morte del tecnico Armando Picchi dopo il traghettamento del sostituto Cestmir Vycpalek intanto che il nostro protagonista ottiene solo 5 presenze restando a secco di marcature e, poco prima, aveva chiuso anche il suo rapporto con la nazionale ipotecando appena 4 gettoni (nel 1969/70) con la sola under-21 uniti ad 1 misero punto fatto dopo l’esordio a Mantova del 1/11/1969 in Italia-Ungheria 2-1.

Ad appena 20 anni inizia già la china discendente del nostro eroe: l’estate del 1971 Luciano Conti, patron del Bologna e successore di Renato Dall’Ara, su espressa volontà del mister Bruno Pesaola, riesce ad accaparrarsi il giovane toscano trattenendolo sotto le 2 torri fino al 1975…un soggiorno quadriennale dove Landini diviene la spalla ideale di Giuseppe Savoldi (grande bomber mai preso troppo in considerazione dalla nazionale malgrado lo meritasse) e riesce a raggiungere quota 76 presenze con 13 gol di cui 1 decisivo per la vittoria della Coppa Italia 1973/74 (ottenuta 4 annate dopo l’ultima, nonchè ultimo titolo conquistato dai rossoblù) ma anche quest’esperienza giunge al capolinea.

Nel pre-stagione del 1975 è Costantino Rozzi ad ingaggiarlo per il suo Ascoli, ma il triennio marchigiano è assai avaro di soddisfazioni e si traduce in 7 apparizioni prive di timbri causa, soprattutto, di un pessimo rapporto con il tecnico Enzo Riccomini ma regalerà ugualmente la gioia del ritorno bianconero in massima lega nel 1978 (appena prima del “congedo”) in seguito alla retrocessione del 1975/76…siamo ormai nel 1979 quando Landini viene comprato, stavolta al Benevento, in Serie C1 dopo 12 mesi di inattiva a dimostrazione che la sua carriera ha, ormai, poco da dire: il soggiorno in Campania sarà annuale e riassumibile in 23 gettoni con 5 marcature nel 1979/80 e l’anno successivo il percorso si chiude nella primavera 1981 sulla base di 12 presenze anche se le realizzazioni saranno ancora 0…scontato il fatto che Landini, a ormai neanche 30 primavere compiute, sceglie, come sua ultima tappa, quella che era stata la meta conclusiva anche di suo fratello Spartaco nel 1976-78: la Sangiovannese, squadra del loro paese ancora militante in Serie C1.

Chiusi i rapporti con mondo da calciatore, decide di aprire quelli con la scuola allenatori: nel 1994/95 diviene la guida della formazione dilettante della Colligiana ma dopo un anno risolve il contratto e solo nel 2004/05 si risiede su una panchina: quella della primavera del Siena (arrivato in Serie A l’anno addietro), che antecede l’annata passata sulla panchina ancora della Sangiovannese nel 2006/07.

Scomparve dai circuiti calcistici che contavano proprio nel 2007 ed ora conduce una vita tranquilla con la sua famiglia anche se non si sa molto di lui: si presuppone sia tornato a San Giovanni Valdarno ma la cosa più importante, per chi lo vide giocare, è sempre stata la sua umiltà mostrata sia in campo che fuori quando, soprattutto sul terreno di gioco, si metteva a disposizione di tutti i suoi partner come Taccola/Bettega/savoldi desiderando sempre il meglio per la causa comune anche se veniva richiamato al gioco poche volte causa un legame non sempre idilliaco con i suoi allenatori.

Ciò che, però, lo ha fatto entrare indissolubilmente nella storia del calcio italiano, è stato lo scambio del 1970: mai nessuno come lui fu più visto come una vittima sacrificale in una cessione che non sarebbe mai dovuta esserci e lui stesso non ha mai nascosto che gli dispiacque il fatto di non essere mai potuto tornare a Roma…per certi versi, ma con molte sfumature, la sua storia è, alla lontana, simile a quella di Roberto Baggio nel 1990…con il denominatore comune che a beneficiare delle transazioni è sempre stata la Juventus: fattore neanche troppo strano, conoscendo la storia di alcune società.

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