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Roma, Ranieri: «Dzeko e Schick insieme» (news web CdS.it)

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Il neo-tecnico giallorosso:
«Senza l’aiuto dei tifosi non riusciremo a raggiungere il quarto posto. Io sono uno che non si arrende, tutti devono dare di più, bisogna morire in campo per questa maglia»

ROMA – Dodici partite per raggiungere l’obiettivo Champions League, poco meno di tre mesi per salvare il salvabile di una stagione deludente. Claudio Ranieri si è presentato in conferenza stampa chiedendo aiuto ai tifosi: «La Champions è molto vicina. Saranno importantissime le prossime due partite. Sarà importantissimo il pubblico, che deve capire che questi ragazzi sono in difficoltà e vogliono sentirsi ben voluti. Io sono sincero, da solo non ce la faccio a portare la squadra in Champions League, con l’aiuto del pubblico mi sento più sicuro. So che se hai il pubblico romano che ti soffia dietro tutto può accadere. Da tifoso romanista chiedo l’aiuto a me stesso, visto che sono tifoso. L’aspetto mentale è la cosa più importante in questo momento. L’aspetto di volere fortemente un obiettivo. Io voglio gente ambiziosa: entrare in Champions non sarà facile, ma non mi arrenderò mai. Se sono un negativo alla prima difficoltà mi arrendo. Se sono invece un caparbio e non mollo mai alla prima difficoltà aumento, cerco di capire il perché, scavalco il problema, ci vado dentro. Io sono uno che non si arrende».

ROMANITÀ – Ranieri batte molto sul tasto romanità: «Mi aggrappo ai tifosi e alla voglia, alla motivazione che hanno i giocatori. Devono saper reagire, per farlo si devono sentire amati dai propri tifosi, è brutto giocare in casa e avere paura di giocare. Chiedo ai tifosi questo lasciapassare, stateci vicino. Abbiamo bisogno di voi». Dimenticare il passato, concentrarsi sul presente per raggiungere l’obiettivo futuro. Il tecnico fa tabula rasa e sceglierà gli uomini da schierare domani in base alla determinazione, alla grinta e la voglia di rivalsa: «Noi vogliamo vedere la squadra arare il campo, voglio vedere gente che sprizza rabbia e determinazione. Questo è quello che vogliamo noi tifosi. Accettiamo l’errore, ma prima devi morire sul campo. Io adesso ho bisogno di gente che dimostri di fare la differenza, non guardo nomi o ingaggi. Dobbiamo essere una squadra. Chi si impegna dall’inizio alla fine ha più probabilità di giocare. Tutti devono dare di più, se siamo in questa situazione è perché non tutti hanno dato il massimo. Ha pagato Eusebio, adesso devono rispondere loro sul campo. Io aiuterò loro, ma loro devono aiutare me e farci vedere quello che sanno fare».

DI FRANCESCO – Ranieri si sofferma anche sull’ex tecnico, esonerato tre giorni fa dopo l’eliminazione dalla Champions League: «Non ho sentito Eusebio, capisco l’amarezza di chi viene esonerato. Ho fatto un tifo spaventoso per lui, il primo anno e anche in questo. Tutti facciamo errori, non c’è un allenatore esente». Ranieri scelto da Totti, e il tecnico svela la chiamata della bandiera giallorossa: «Che fa mister? Dove sta?” e io “Sto a casa a Londra”. Poi abbiamo trattato».

DZEKO E SCHICK – Spazio poi ai giocatori e alla loro collocazione. Il primo nodo lo scoglio sui due centravanti: «Dzeko e Schick per me devono giocare insieme. Ho visto Schick entrare ad Oporto con grande rabbia e volontà. Ha una qualità incredibile, è fortissimo, velocissimo, tecnico. Se si sblocca, ed è vicino a sbloccarsi, i tifosi si innamoreranno di questo ragazzo». Accantonata poi la soluzione Zaniolo esterno destro: «Nicolò da centrale è nel suo ruolo, deve andare in possesso di palla. Dipende, se ho centralmente 3 come lui, devo vedere chi può giocare aperto. Magari sacrifico il 20% di qualcuno di questi per dare il 100% ad un altro. Devo sciogliere questo dubbio con loro». Con De Rossi infortunato, domani Florenzi guiderà sul campo la prima Roma di Ranieri: «È un giocatore universale, può giocare sia dietro che più avanti con le stesse caratteristiche, dipende dalla partita, dall’avversario e dalla situazione tattica. L’importante è che Alessandro si riprenda, essendo romano capisco quello che sta passando. Ogni suo errore gli pesa più che a un altro suo compagno di squadra. Lui deve tirare fuori la romanità giusta, stare petto in fuori: se ha sbagliato non c’è nulla di male a dirlo, ma poi c’è un’altra palla da giocare e un’altra partita da giocare. Mi aspetto molto da lui».

FUTURO – Dodici partite per portare la Roma in Champions, poi un futuro ancora da scrivere: «Io mi vedo adesso qui con voi e domani sera in panchina. Non vado oltre. Un’altra società non l’avrei mai presa per tre mesi, se la Roma chiama io devo rispondere sì. Non ho trattato l’ingaggio, ho perso più quando sono andato via che quando sono arrivato adesso. Sono qui per la maglia, non per i soldi». La Roma dal cambio d’allenatore si aspetta una reazione da parte dei giocatori, i tifosi invece puntano al quarto posto e sognano a fine maggio di ascoltare da Ranieri il suo tormentone con la campanella: «Ma qui ci vuole la campana di San Pietro, altro che campanella».

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