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ROMA-VERONA…-1 GIORNO, DOMENICA 21 OTTOBRE 1984: ROMA-GARELLA 0-0

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ROMA – E’ il freddo autunno del 1984 e la Francia si sta finendo di riprendere dalla sbornia degli europei vinti a giugno da paese ospitante nel segno di Michel Platini, Silvester Stallone completa le riprese per “Rocky 4” in cui sfiderà il pugile sovietico Ivan Drago, Nik Kershaw è il cantante del momento con “The Riddle” e proprio domenica 21/10/1984 Niki Lauda si laurea per la 3° ed ultima volta, nella sua vita, campione del mondo di Formula 1 con la scuderia McLaren.

Sono gli anni in cui gli italiani si godono il benessere e vogliono divertirsi dimenticando il decennio passato con la “strategia della tensione”: quale modo migliore di divertirsi se non gustarsi uno scenario sportivo in cui la nostra Italia è divenuta il centro del mondo a livello di adesione da parte di tanti campioni? Per la 6° giornata di Serie A le gare più ricche di storia e tradizione prevedono Roma-Verona, Torino-Lazio, Napoli-Milan con un infinito gioco di ombre in cui tutte le gerarchie sembrano poter essere sovvertite: i veneti comandano, sorprendentemente, la classifica pur essendo tornati in massima lega da sole 3 stagioni mentre i romanisti (vice-campioni d’Europa) sono in lotta con napoletani e laziali in bassa graduatoria al contrario dei milanisti e dei torinisti, entrambi concentrati sulla zona europea oltre che sul tentativo di tallonare la matricola gialloblù.

All'”Olimpico” sono ben 70.000 gli spettatori, a cui bisogna detrarre la presenza di almeno 6000 veronesi accorsi in massa poichè galvanizzati da un grande inizio dei loro beniamini e desiderosi di scatenare la solita bagarre con i capitolini a causa di convergenze politiche delle curve assai contrapposte (romanisti di sinistra e veronesi dichiaratamente di destra sociale) senza scordare il gemellaggio che legava già allora gli scaligeri con i laziali; alla fine si scende in campo con un clima semi-accettabile: cielo nuvoloso e temperatura di massimo 20°C ma con 2 squadre che hanno nei rispettivi numeri il miglior riassunto di questa prima parte di annata…i romani del neo-tecnico Eriksson (arrivato a rimpiazzare Liedholm e formalmente rappresentato da Clagluna in panchina causa norme federali che ne impedivano il riconoscimento a massima autorità tattica data la sua provenienza estera) hanno superato brillantemente da primi il girone estivo di coppa nazionale estromettendo pure i cugini in un controverso ultimo turno precedendo il passaggio del turno in Coppa delle Coppe a danno della Steaua Bucarest (rappresentativa rumena che l’anno dopo si ergerà a 1° vincitrice della Coppa dei Campioni proveniente dall’est europeo) mentre il campionato ci parla di 4 pareggi sommati ad una sconfitta in casa milanista 7 giorni addietro (gara avvelenata dall’esultanza di Agostino Di Bartolomei, ex capitano ceduto in estate dopo 13 anni ed, evidentemente, non troppo contento di essere stato venduto…) a fronte di 3 gol fatti e 4 subiti per un totale di soli 3 punti: davvero troppo poco per un team che l’anno passato era andato molto vicino a fare tripletta di trofei; i ragazzi di mister Bagnoli, invece, privi di impegni internazionali, hanno risolto ugualmente la pratica dei gruppi di coppa (competizione di cui hanno giocato le ultime 2 finali venendo sconfitti proprio da Juventus e Roma) e sono partiti a 1000 dalla giornata inaugurale ottenendo 4 vittorie con 1 pari (equivalente di 9 punti su 10) in casa dell’Inter realizzando 9 segnature a bilanciare le 2 incassate: un ruolino di marcia davvero da scudetto, ma appare ancora presto per parlare.

Fra le formazioni che saranno messe in campo troviamo novità solo per quanto concerne i padroni di casa: Falcao esordisce rilevando Giannini (in panca per tutto il pomeriggio) dopo un’estate tormentata sia dal suo ginocchio destro in pessime condizioni che da un rapporto logoratosi progressivamente con la società ma per il resto gli 11 schierati attraverso la “zona a pressing esasperato” del mister svedese sono quelli annunciati tranne gli infortunati (tutti per cause muscolari) Nela/Conti/Ancelotti/Graziani per un 4-4-2 meno lineare del solito

[Tancredi;

Oddi-Bonetti-Righetti-Maldera;

Buriani (76° Chierico)-Cerezo-Falcao-Di Carlo;

Iorio-Pruzzo (cap.)]

mentre gli ospiti non presentano novità e si avvalgono del loro classico 4-4-2 molto “italiano”, con Volpati ad abbassarsi in casi d’occorrenza a far variare tutto in 5-3-2, rimasto invariato nella forma ma cambiato nella sostanza a più riprese

[Garella;

Ferroni-Fontolan-Tricella (cap.)-Marangon;

Volpati-Fanna-Di Gennaro (83° Bruni)-Briegel;

Larsen Elkjaer-Galderisi (82° Turchetta)].

0 sono i giocatori in odore di maglia azzurra (agli ultimi europei non ci siamo neanche qualificati pur avendo un girone abbordabile ed essendo campioni del mondo ma questi saranno 2 dei bacini d’utenza maggiormente usati da Bearzot per il mondiale messicano del 1986…) mentre sono 2 i brasiliani titolari che avevano perso la finale di Copa America nel novembre 1983: Falcao, Cerezo mentre Elkjaer è uno degli uomini di punta della Danimarca semifinalista in giugno con Briegel che sta per divenire capitano con la Germania Ovest a poco dal ritiro.

Il direttore di gara Mattei, osservato speciale da parte dei presidenti Viola e Guidotti presenti in tribuna, chiarisce subito con i capitani Pruzzo-Tricella quale sarà il suo metro decidendo di non concedere lamentele se non in casi di decisioni grossolanamente sbagliate; dal fischio d’inizio si capisce subito che il copione sarà lo stesso della finale di coppa del 26/6 passato vinta dai capitolini (ultimo scontro fra le compagini): quest’ultimi attaccano e gli ospiti si difendono ripartendo in contropiede. La 1° frazione vede proprio Pruzzo sugli scudi assieme a Cerezo: Garella dovrà fare gli straordinari per impedire al brasiliano di concretizzare i suoi inserimenti e farà ottima guardia sul bomber oltre che su diverse conclusioni da lontano ideate da Maldera o Iorio; il Verona non esce mai e si rintana a protezione della propria difesa riuscendo a rendersi pericoloso solo in occasione di una ripartenza sprecata malamente da un imprecisissimo Briegel, che manda fuori il suo sinistro incrociato con Tancredi battuto.

Al duplice fischio è il regista veneto Di Gennaro, dai microfoni di Giampiero Galeazzi, inviato per la RAI, a descrivere meglio di tutti quello che è stato l’andamento fin lì <<IO NON HO MAI CREDUTO CHE LA ROMA FOSSE IN CRISI COME SI E’ DETTO IN QUESTI GIORNI E IL IL TERRENO DI GIOCO CE LO STA DIMOSTRANDO: PRESSA, GIOCA, CONTRASTA A TUTTO CAMPO E NON SI FA INTIMIDIRE MINIMAMENTE…SE CONTINUANO COSI’ A NOI VA BENE PURE LO 0-0>>. Quando si riparte l’area dei gialloblù diventa una specie di fortino attorno al quale si arroccano tutti gli effettivi dopo aver sprecato altre 2 buone opportunità in apertura di 2° tempo: prima Elkjaer non riesce a buttare dentro una respinta corta di Tancredi da tiro di Fanna e poi Galderisi butta via un contropiede 3vs2 facendosi respingere la debole conclusione dal portiere romano…a questo punto inizia il vero “Garella show”: tutti i giocatori di casa si dannano per riuscire a infilare l’1-0 ma l’ex laziale è una saracinesca vera e propria che non fa sconti a nessuno riuscendo a neutralizzare 2 missili incornati di testa da Pruzzo prima e da Righetti poi su 2 ottimi traversoni senza scordare la respinta ad istinto su un sinistro di controbalzo su inserimento da parte di Di Carlo o il vero miracolo con i piedi a danno del redivivo Cerezo…l’unico urlo di gioia che si leverà dagli spalti sarà quello che annuncerà il vantaggio del Toro sulla Lazio al 77° con rigore di Junior sentenziando che i granata sono ad un solo punto dalla testa del torneo <VERONA 10…TORINO 9>>.

A fine match, dopo aver saputo che in tutte le 8 partite sono stati segnati solo 8 gol (rispettivamente realizzati da Inter, Fiorentina, Torino, Udinese) di cui 4 in Cremonese-Juve 1-3, tutto il pubblico applaude i lupacchiotti, che sembrano finalmente tornati ai loro veri livelli malgrado il tabellino non si sia mai mosso dallo 0-0 e gli scaligeri, a cominciare dalla loro “saracinesca”, vanno a raccogliere i saluti dei loro supporters essendo ancora più consapevoli che quello potrà essere un anno in cui le paure e l’inesperienza possono essere delle armi supplementari, non solo dei limiti…

A maggio seguente il bilancio della Roma sarà terrificante specie se lo si rapporta alle annate trascorse: 7° posto e fuori dalle coppe per 2 sole lunghezze di ritardo dalla Juventus campione d’Europa con le aggravanti dell’uscita nei quarti di Coppa Italia dinanzi al Parma (retrocesso in Serie C) per differenza reti in trasferta (0-0 in Emilia e 1-1 nella capitale) da campioni in carica e dell’eliminazione da parte del Bayern Monaco nei quarti di Coppa delle Coppe; il Verona, viceversa, coronerà il sogno di un’intera regione che, in quegli anni, vivrà il suo maggior “boom economico” e si toglierà la soddisfazione di vincere l’unico scudetto della propria storia a +5 sull’Inter oltre che a +4 sul Torino, della storia del Veneto e di tutte le società italiane non capoluogo di regione a discapito dell’Inter potendo, così, esordire nelle coppe internazionali entrando dalla porta principale: dalla Coppa dei Campioni anche se non tutto sarà rosa e fiori poichè sarà la stessa Inter a rimontare i veronesi nei quarti di coppa nazionale (3-0 nella città di Romeo e Giulietta, 5-1 dopo i supplementari all’ombra del duomo).

Il nostro piccolo viaggio nel passato di Roma-Verona finisce qui: ora parola al campo!

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