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VERONA-ROMA…-4 GIORNI, DOMENICA 9 MARZO 1986: TROPPE EMOZIONI E TROPPI RIMPIANTI

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VERONA – Mancano appena 21 giorni alla Pasqua del 1986 e mentre l’anno scolastico italiano si avvia agli ultimi 2 mesi di rush conclusivo prima dell’estate, in Unione Sovietica la questione del nucleare tiene banco a livello primario non sapendo ancora che il 25/4 avverrà il disastro di Chernobyl a pochi chilometri da Kiev intanto che la TV del nostro paese vive i primi tempi di un duopolio spietato come quello Rai-Fininvest, alla radio passa insistentemente “Take on me” degli “A-ha” e il Messico cerca disperatamente di rialzarsi dopo il terribile terremoto nel settembre passato senza contare che a fine maggio il medesimo paese del centro America dovrà ospitare il 2° mondiale di calcio in 16 anni con uno sforzo enormemente più grosso rispetto al 1970.

Sono, intanto, i momenti del relax e del benessere italiano, forse il miglior periodo dal “boom economico” degli anni ’60 e la gente ha una gran voglia di divertirsi: ogni sogno sembra potersi realizzare e il weekend viene atteso con grande gioia nella speranza di gustarsi le partite e le competizioni sportive alla radio in attesa di poterle poi vedere replicate in televisione la sera attraverso le storiche trasmissioni di quegli anni come “La Domenica sportiva” o “90° Minuto”…la Serie A è arrivata, ormai, alla 24° giornata e rimangono appena 6 settimane da vivere ancora con il fiato sospeso. La domenica che ci apprestiamo a raccontare salta agli onori della cronaca per 2 match in particolare: la Juventus, capolista a 4 punti sulla Roma in rimonta perentoria dopo un deludente girone d’andata, ospita il Napoli (che non trionfa a Torino dal 1958) 3° in piena lotta per le zone Uefa mentre i giallorossi devono affrontare il Verona invischiato nel fango della retrocessione malgrado lo scudetto conquistato da matricola l’anno addietro nella propria arena ben consapevoli che il terreno veneto non li vede uscire vincitori in sfide di campionato dallo 0-1 del 22/2/1976 firmato Petrini…si prospettano 2 ore tutte da vivere!

Nelle ore pre-gara l’ambiente attorno al “Bentegodi” viene avvelenato da violenti scontri fra le tifoserie: i romanisti si presentano in almeno 3000 in Veneto e vengono assiepati al 1° anello della “Curva Nord” ma dal tragitto fra la stazione dei treni fino all’entrata vengono bersagliati da lanci di oggetti e insulti da parte dei supporters di casa rispondendo a suon di male parole con striscioni canzonatori anche se il clima resterà rovente fino a sera tarda costringendo anche le forze dell’ordine ad intervenire pesantemente.

I presidenti Guidotti e Viola si presentano in tribuna con largo anticipo fra i 40.000 spettatori a testimonianza di un ulteriore “sold out” considerato, allora, una cosa normale ma non lo sarà più soprattutto da 10 stagioni dopo; per quanto concerne le disposizioni tattiche abbiamo 2 scuole agli antipodi: il “mago della Bovisa” Bagnoli può contare su tutti i suoi titolari e fa affidamento su un lineare 4-4-2 con marcature a uomo

[Giuliani;

Ferroni-Fontolan-Tricella (cap.)-Bruni;

Volpati-Briegel-Di Gennaro-Sacchetti;

Elkjaer-Galderisi]

mentre Eriksson ripiega su un 4-5-1 tendente al 4-4-2 di pura zona basata sul pressing e l’aggressione del reparto nemico, poi divenuto un 4-3-3 atipico, con Boniek molto mobile sia quando parte da ala che da attaccante di rifinitura a fare da variabile impazzita

[Tancredi;

Gerolin-Bonetti-Nela-Lucci;

Desideri (81° Tovalieri)-Cerezo-Ancelotti (cap.)-Di Carlo-Boniek;

Pruzzo (80° Graziani)].

La situazione si presenta da subito particolare per gli scaligeri: non vincono da 6 turni e in 5 di questi hanno solo pareggiato ottenendo un bottino di 6/12 punti dovendo anche rinunciare alla super-riserva Verza ma sanno che questo è uno degli ultimi treni per evitare il suicidio perfetto…i capitolini, dal canto proprio, vengono da un ruolino di marcia clamoroso fatto di 15/16 punti dal giro di boa in poi ma devono sostituire il terzino Oddi, l’ala Conti (infortunatisi 7 giorni prima nella sfida vinta a discapito dell’Inter), lo stopper squalificato Righetti per una difesa quasi da reinventare nei suoi ruoli cardini.

Da subito si vede che la Roma va sull’abbrivio e non ha intenzione di farsi schiacciare ben sapendo che non è squadra adatta a fare controgioco, specie in un ambiente ostile come quello veronese…da subito la manovra romana si infoltisce di cross pennellati in area a cercare la testa di bomber Pruzzo anche se il tanto sospirato vantaggio, su incornata dello stesso da traversone destro di capitan Ancelotti, arriva solo al 21° a sentenziare lo 0-1 che proietta momentaneamente i suoi a -3 dai bianconeri, inchiodati sullo 0-0 ma è solo l’inizio: passano 3 giri d’orologio e Desideri manda in corner una palla alta tradotta in corner da Bruni, la sfera arriva tagliata in mezzo, dove è oggetto di 2 rimpallo fra Galderisi e Bonetti anche se l’1-1 porta la firma di di Gennaro, più vispo di tutti a sbattere in rete a porta semivuota il punto del pari; sembra già esserci stata fin troppa “verve” ma il centravanti dei romanisti è in un momento di grazia e dall’inizio del girone di ritorno ha già fatto centro 6 volte senza contare le 2 delle prime 15 partite: non ci sta a smezzare la posta in palio sapendo che la settimana dopo ci sarà lo scontro diretto Roma-Juventus in casa in cui giocarsi tutte le carte di una cavalcata mostruosa…è il 29° quando, sull’ennesima discesa laterale, Nela pennella per Pruzzo, che incolla un sinistro al volo dal limite perentorio scaricando una bordata infilatasi all’incrocio per l’1-2 che ridà fiato ai veri sogni scudetto della sua squadra, sogni alimentati ancor di più dalla notizia del vantaggio napoletano in Piemonte su autorete di Favero, notizia che consente ai lupi di chiudere il 1° tempo a -2 pensando di tentare l’aggancio la domenica seguente intnato che il Verona si batte senza capitalizzare e dovendo far fronte pure a dei risultati concomitanti che non sorridono ai gialloblù (pareggio fra Udinese e Lecce, del Bari con il Toro, vantaggi di Como e Avellino) facendo presupporre il peggio.

Quando D’Elia fa ricominciare le ostilità la mossa di Bagnoli di avanzare Briegel a fare da guastafeste fra le linee viene subito ripagata: i suoi chiudono gli avversari in area mentre Brio consente alla Juve di pareggiare tornando a +3 appena 120″ prima che il Verona rimetta le cose a posto: è il 51° e su un traversone dalla sinistra di Sacchetti, Lucci travolge accidentalmente proprio Briegel costringendo il direttore di gara a decretare il rigore trasformato di destro incrociato da Galderisi intuito da Tancredi per l’insperato 2-2, soprattutto dopo che un colpo di testa di capitan Tricella aveva lambito il palo da corner di Volpati. A questo punto i padroni di casa si trincerano a difesa della doppia rimonta lasciando l’iniziativa agli ospiti, ben più bisognosi di fuggire via con il bottino pieno…parte così un piccolo assedio alla porta di Giuliani con Cerezo, Boniek, Pruzzo, Ancelotti a suonare la carica anche se, purtroppo, la palla non vuole saperne di entrare neanche quando Eriksson rompe gli indugi gettando nella mischia il giovane primavera Tovalieri (detto “cobra” per la velenosità del suo stile di gioco oltre alla decisività delle sue segnature) con il ben più esperto Graziani sommato all’avanzamento di Boniek stabilmente sulla linea offensiva per comporre un tridente dinamico ed incisivo; sembra che il nuovo vantaggio sia solo questione di tempo ma all’ultimo minuto arriva il colpo si scena quando siamo ormai all’89° scoccato: da rilancio alla ceca di Volpati esce un assist perfetto ad indirizzo dello scatenato Briegel, che rientra verso il centro dalla destra saltando Lucci prima e Bonetti poi calciando ad incrociare dal vertice dell’area rientrando sul mancino senza asciare sperando di impedire il 3-2 a Tancredi…i romani sono furiosi con il direttore di gara e chiedono l’annullamento per un doppio fuorigioco del timbratore a inizio azione e di Elkjaer sulla traiettoria del tiro ma l’unica cosa che ottengono sarà la conferma del 1° vantaggio casalingo unita all’ammonizione di Ancelotti con Cerezo in aggiunta ai cattivi già sanzionati come Briegel/Galderisi/Sacchetti.

A fine match gli uomini di Eriksson si rammaricano di aver perso un punto invece di guadagnarlo e si rendono conto che partire da -5 potrebbe complicare enormemente i loro progetti la domenica dopo (sarà così…) senza dimenticare che con questa montano a 3 le sconfitte consecutive in casa dei veronesi allungando a 10 gli anni senza espugnare la terra veneta in gare di campionato (successe solo con lo 0-5 del settembre 1982) mentre i nordici, dal canto loro, riprendono un minimo di fiato sperando di poter dire che “non è ancora finita” e ci sarà tutto da giocare fino a fine aprile (chiusura anticipata per permettere alla nazionale di preparare meglio la spediazione in terra messicana).

A fine anno il Verona otterrà la salvezza a +5 su Pisa/Bari/Lecce dovendo faticare fino al traguardo ma ricordando con nostalgia l’esordio in Europa e nella Coppa dei Campioni così da soccombere nel discusso derby italiano a porte chiuse con la Juventus negli ottavi: una sfida sintetizzabile con la celebre citazione di Bagnoli a un giornalista nel post-partita <<SE CERCATE I LADRI SONO NELL’ALTRO SPOGLIATOIO…>> da aggiungere pure all’uscita nei quarti di Coppa Italia in favore del Como intanto che Tricella/Di Gennaro/Galderisi si toglieranno la soddisfazione di rappresentare l’Italia in estate così come Briegel giungerà fino in finale con la sua Germania Ovest crollando solo davanti all’Argentina di Maradona e Elkjaer andrà fuori negli ottavi con la sua Danimarca essendo spazzato via da un 5-1 spagnolo firmato 4 volte da Butragueno; la Roma, al primo anno senza sfide internazionali dopo un lustro importante da tale punto di vista, perderà lo scudetto a -4 (45-41) dietro alla Juventus in una rocambolesca ultima settimana soccombendo al già retrocesso Lecce fra le mura amiche e perdendo a Como (salvo quasi per miracolo) denotando quanto quella maledetta domenica nella città di Romeo e Giulietta abbia inciso sui conti conclusivi ma consolandosi con la 6° coppa nazionale (2 anni dopo l’ultima), strappata ai campioni uscenti della Sampdoria in giugno con un team imbottito di giovani causa la concomitanza con la Coppa del Mondo in cui saranno impiegati Tancredi/Nela/Ancelotti/Conti senza tralasciare, poi, che farà troppo rumore l’esclusione eccellente di Graziani e Pruzzo, capocannoniere del campionato per la 3° volta in 6 anni (nelle altre 3, consecutive, fu il turno di Platini) forte di ben 19 timbri (17 nella 2° metà dell’annata, fra cui 5 contro il solo Avellino e 2 doppiette a discapito di Bari/Verona stesso) intanto che Boniek capitanerà la Polonia fino agli ottavi al contrario di Cerezo, fermato da un infortunio che lo escluderà dalla lista dei brasiliani (carnefici proprio della Polonia).

Iniziato il nostro viaggio nel vintage di Verona-Roma possiamo solo sperare che ci possa far perdere nei ricordi ridando lustro ad immagini che pensavamo dimenticate…appuntamento al prossimo review!

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