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Warriors-Raptors, stanotte gara-6 (rs web Gazzetta.it)

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Alle 3 italiane il sesto atto delle Finals: Toronto è avanti 3-2 e vincendo sarebbe campione

OAKLAND – Può finire tutto qui, stanotte, con i Raptors campioni Nba per la prima volta nella loro storia. E un italiano, Sergio Scariolo, che abbraccia il Larry O’Brien Trophy. O possono materializzarsi le due parole più belle dello sport, gara-7, e lo spettro di una clamorosa rimonta riuscita solo una volta nella storia delle Finals. Golden State e Toronto tornano sul parquet per il sesto atto della serie che vale il titolo: i canadesi sono avanti 3-2 e hanno dominato le precedenti due partite alla Oracle. I Warriors hanno sbancato la Scotiabank Arena in gara-5 e non ne vogliono sapere di abdicare.

COSA GUARDARE – Toronto per finire il lavoro chiederà una partita onnipotente a Kawhi Leonard, mvp delle Finals in pectore se dovessero vincere i Raptors, simile ai 36 punti con cui dominò alla Oracle in gara-4. Ma i canadesi hanno bisogno anche di un secondo violino: Pascal Siakam è l’indiziato numero 1, in una serie in cui dopo i 32 punti della prima partita è andato ad alti e bassi. Golden State deve riassestarsi senza Kevin Durant: dando per scontati gli Splash Brothers (Steph Curry viaggia a 32,4 punti di media, Klay Thompson martella col 57,1% dall’arco), Kerr deve trovare un terzo realizzatore. Draymond Green è l’indiziato numero uno (ne ha messi 17 in gara-2 e 3), ma anche DeMarcus Cousins (positivo nel secondo quarto di gara-5, poi calato) e Andre Iguodala devono farsi sentire.

HANNO DETTO – Klay Thompson: “Mi aspetto che giochiamo al massimo. Non pensiamo al futuro, ma a goderci l’ultimo show alla Oracle. E mi aspetto che i nostri tifosi siano più scatenati che mai, nel nome di Kevin, mettendoci l’impegno che ci metterebbe lui. Se lo merita per tutto quello che ha dato a questa squadra: non ci sarebbero stendardi di campioni Nba senza di lui”. Kyle Lowry: “Dobbiamo vivere il presente. In gara-5 non abbiamo finito il lavoro. Non importa cosa stia succedendo, dobbiamo fare un passo alla volta. Non dobbiamo esaltarci, non dobbiamo deprimerci. E’ solo una partita: dovessimo perderla, sotto con la prossima”.

ULTIMA NOTTE – Comunque finisca, sarà l’ultima notte alla Oracle Arena, per 47 anni casa dei Warriors che nel 2019-20 giocheranno al Chase Center, impianto da 1 miliardo di dollari a San Francisco. Costruita come dependance dello stadio degli Oakland A’s di baseball, la Oracle grazie alla dinastia Warriors è diventata uno dei simboli della Nba, anche se sorge vicino all’autostrada ed è circondata da quartieri poverissimi. All’interno dei corridoi però, e sul parquet, si respira la storia del basket. “Per me giocare e allenare alla Oracle è stata un’esperienza incredibile – ha detto Steve Kerr -: spero potremo salutata come merita, vincendo l’ultima partita. La nuova arena sarà fantastica, ma questo posto ci mancherà”. Uno dei ricordi più preziosi è il buco nel muro che fece Dirk Nowitzki con un pugno, gesto di rabbia dopo che i suoi Dallas Mavericks, miglior squadra del 2006-07, erano stati eliminati dai Warriors, testa di serie numero 8. Anche quello, come i banner di campioni Nba, verrà trasferito al Chase Center.

COSA SUCCEDE DOPO – La vittoria dei Raptors scriverebbe la parola fine sul 2018-19. Prossimo appuntamento il draft, previsto per giovedì a Brooklyn. Un successo dei Warriors renderebbe necessaria gara-7, in programma a Toronto alle 2 della notte italiana tra domenica e lunedì.

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