Totti, lo splendido raggio di sole dopo il diluvio (rs web ilMessaggero.it)

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ROMA – Un raggio di sole già si era accesso in mezzo al diluvio caduto sull’Olimpico nel primo tempo: Totti si alza dalla panchina e va a fare il riscaldamento. La Roma è triste, perde contro la Sampdoria, sugli spalti poca voglia di tifare, si sente qualche fischio, per lui invece tanti applausi. Totti si rimette seduto in panchina, in attesa degli eventi, non è il suo momento. Ma Francesco lascia sul campo quel raggio di sole tra la pioggia, che più in là riscopriremo.

Piove ancora, piove sempre, la partita resta sospesa in quel lungo intervallo durato più di un’ora. Ma quando l’arbitro Giacomelli decide che s’è fatta l’ora di tornare a giocare, di continuare, ti accorgi che quel raggio di sole è rimasto lì, perché il campo s’illumina delle giocate di quel ragazzo di quaranta anni (quasi) che Spalletti ha deciso di mandare in campo. Immenso. Mai, forse, ci capiterà di vedere qualcosa di simile. Corre come gli altri e, in più, ha una classe ancora cristallina, un’intelligenza calcistica che va oltre le stagioni accumulate sulle spalle e nelle gambe.

Palle gol a ripetizione, mai un giocata finita nel nulla. La squadra ricomincia a correre a ritmo di Totti, torna ad acquisire personalità. Pareggia con Dzeko, servito guarda caso da Francesco, rischia di andare avanti con Salah, messo davanti a Viviano sempre da lui (e poi da Juan Jesus). E ancora palle gol, ma niente, la partita sta per finire lì, sul due a due. Ma che spettacolo quel Totti. L’uomo della pioggia, ma sempre con il sole nei piedi.

Invece, nel finale, non basta più quel raggio di sole, era troppo poco: dopo la pioggia torna l’estate, via la maglia, la numero dieci, braccia al cielo sotto la Sud. Lui, il capitano, ha segnato, su rigore, il gol del 3-2. La favola si ripete. La favola è infinita, ormai ne abbiamo la certezza. Lacrime sugli spalti. Da queste parti si vince poco, quasi niente, ma così almeno puoi lasciarti andare alla passione, al sogno.

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