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_ROMA – La pausa… stavolta sarà sicuramente benedetta da chi ha a cuore le sorti della Roma. Purtroppo il giochino è sempre lo stesso, ogni maledetta stagione: si parte in pompa magna, si ottengono risultati roboanti, poi alla prima difficoltà escono le magagne di una squadra che non riesce a cancellare quel brutto zero dalla casella dei trofei in bacheca.. Imbarazzante se si pensa al monte ingaggi che la Roma ha a bilancio. Non che tutte le colpe debbano essere scaricate sui giocatori, per carità, ma come si dice sempre alla fine in campo vanno loro. Per cercare di dare una spiegazione dobbiamo andare a ritroso. Fine agosto prima di Atalanta-Roma, esattamente un girone fa: la Roma viene travolta nell’ultima amichevole precampionato dal Celta di Vigo e sulla graticola finisce il mister Eusebio Di Francesco il cui modulo non sembra essere gradito da molti giocatori della rosa, in primis i senatori. In quel caso però le varie componenti in gioco società-mister-giocatori, decidono di compattarsi, di provare una serena convivenza e ne esce un campionato fino a fine novembre positivo ed un girone di Champions mostruoso. A dicembre il patatrack: De Rossi a Genova decide di rompere un idillio che evidentemente si regge sul filo di lana, dando uno schiaffo in faccia a Lapadula. Tutto ciò che ne consegue è sotto gli occhi di tutti, con il bel finalino con Kolarov che negli spogliatoi dell’Olimpico nell’intervallo della partita Roma-Atalanta, avrebbe ripreso un paio di compagni rei a suo avviso di non impegnarsi alla morte. E allora andiamo a vedere quali sono le spine che Eusebio Di Francesco dovrà dipanare alla ripresa del campionato, quando tra l’altro la Roma sarà impegnata a San Siro contro l’Inter dell’ex odiatissimo Spalletti. Iniziamo dall’attacco, che segna molto di meno rispetto al passato: la lente di ingrandimento finisce su Edin Dzeko che la scorsa stagione ad oggi aveva segnato 13 gol, mentre quest’anno è a quota 9… qualcuno ci spieghi dov’è tutta questa differenza. Semmai il problema è un altro: chi era il vice cannoniere della Roma la scorsa stagione ? Risposta esatta Salah, che è stato rimpiazzato (si fa per dire…) da Defrel (gol 0), da Schick (gol 0) e da Under (gol 0). Contare soltanto su Dzeko vista anche la scarsa propensione al gol di Perotti che se va bene a fine anno arriva in doppia cifra o su El Sharaawy che da il meglio di sé nel girone di ritorno ecco trovata la magagna per le problematiche offensive. Si può criticare un modulo che contro la Spal porta a ben 37 tiri in porta la propria squadra? Semmai le responsabilità saranno degli interpreti che non riescono a tramutare in rete tutte queste occasioni. Tra le rotazioni offensive, in principio, avrebbe dovuto entrare anche Florenzi e qui tocchiamo un’altra spina che il mister dovrà dipanare magari con l’aiuto di Monchi sul mercato. Il giocatore non gradisce il ruolo di terzino. L’infortunio di Karsdorp e lo scarso rendimento di Peres, hanno però costretto Di Francesco ad impiegarlo lì costantemente, con tanto di mugugni nemmeno tanto velati del giocatore. Anche il centrocampo ha le sue spine se è vero che per giocare a tre Nainggolan ha dovuto abbandonare il ruolo che gli aveva ritagliato Spalletti, molto più a ridosso delle punte rispetto ad ora che deve fare la mezz’ala pura. Per non parlare di Strootman non propriamente a suo agio in questo ruolo anche a causa di una condizione atletica del tutto approssimativa dopo un anno quello passato in cui è stato spremuto come un limone. Se ci mettiamo che Gonalons si è rivelato molto meno utile del previsto anche perché non è il regista che Di Francesco aveva richiesto il disegno è completo. La società per bocca di Monchi ha richiamato un po’ tutti all’ordine anche per evitare fronde verso il mister che mai come in questo periodo si è sentito solo ed anche per questo in alcuni frangenti ha dimostrato di poter perdere la Trebisonda. Ma è giovane Di Francesco ed ha dimostrato di essere capace… cambiare ancora vorrebbe dire rinnegare l’ennesimo tecnico in 10 anni di gestione americana. Ma saranno tutti imbecilli i vari Luis Enrique, Zeman, Garcia e Spalletti? Ai posteri l’ardua sentenza.  

 

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