MILANO – Quella che sta per essere raccontata non è la storia di un calciatore, ma di un angelo.
Quest’angelo ricevette la missione di scendere sulla Terra il 25/5/1953, precisamente partendo da Cernusco sul Naviglio, per insegnare agli uomini i veri valori dello sport: rispetto, correttezza, lealtà, altruismo…ma purtroppo il suo lavoro verrà troppo presto dimenticato perché, come spesso succede agli eroi veri, non gli verrà permesso di invecchiare.
È il 3/9/1989 quando, durante la “DOMENICA SPORTIVA”, Ciotti dà la tragica notizia in diretta televisiva: GAETANO SCIREA, ex capitano e in quel momento vice-allenatore della Juve, è morto in un tragico incidente in Polonia mentre si recava a visionare il Gornik Zabrze (prossimi avversari della sua Juventus in coppa Uefa)…un silenzio terribile e macabro investe tutto il popolo italiano.
Ripercorriamo la carriera di questo fenomeno cresciuto sul campetto parrocchiale di Cinisello Balsamo come ala destra: viene adocchiato nel 1967 dalle giovanili dell’Atalanta grazie al suo primo allenatore, Crimella, e protrarrà la sua permanenza fra i bergamaschi fino al 1974 instaurando un ottimo rapporto con il mister Castagner; l’estate dopo i mondiali in Germania Ovest la Juventus (squadra più forte d’Italia in quel decennio assieme ai cugini granata) sborsa 700 milioni di lire più 3 cartellini di suoi giocatori per accaparrarsi quello che è ormai divenuto, in maglia nerazzurra, non più soltanto una grande ala di centrocampo ma anche il miglior libero del campionato chiamato per rimpiazzare Salvadore…decisamente un prezzo irrisorio a posteriori.
È l’inizio di un amore folle e passionale che legherà il “galantuomo” e la “vecchia signora” per 14 lunghi anni di cui almeno 5 da capitano (1974-1988)…quasi 2 decenni magici, in cui Scirea scenderà in campo con la maglia bianconera per 377 volte realizzando 24 gol e mettendo insieme 14 trofei: 7 scudetti, 2 coppe Italia, 1 Coppa dei Campioni (vinta nella tragica notte dell’Heysel del 29 Maggio 1985), 1 Coppa Uefa (unica coppa europea vinta con una squadra di soli italiani), 1 Coppa delle Coppe, 1 coppa Intercontinentale, 1 supercoppa Europa oltre a una miriade di campionati finiti sul podio con moltissime coppe perse all’ultimo atto e tutti sotto la guida del suo allenatore più importante: Giovanni Trapattoni.
Giocherà in nazionale per 11 anni (1975-1986) raggiungendo la quota di 78 gettoni e realizzando 2 reti partecipando ad “Argentina 1978” e “Euro 1980” (dove l’Italia arriverà 4° entrambe le volte), “Messico 1986” (dove sarà eliminato agli ottavi) e divenendo campione del mondo a “Spagna 1982” giocando tutti i minuti del torneo da vice-capitano e sempre al servizio proprio di colui che lo definì per primo “un angelo” quando lo ebbe a Coverciano in ritiro: Enzo Bearzot.
Molti sostengono che abbia giocato nella Juventus più forte di sempre e, a giudicare dal ciclo avviato assieme agli effettivi che scendevano in campo qualche argomento lo avevano pure (Morini, Salvadore, Cuccureddu, Causio, Bettega negli anni ’70 e Zoff, Cabrini, Gentile, Tardelli, Rossi con i quali vincerà i mondiali negli anni ’80, per citarne alcuni).
Ma parlare solo del Gaetano calciatore sarebbe colpevolmente riduttivo: per capire fino in fondo l’uomo bisogna ricordare alcuni episodi ed alcune citazioni di chi lo ha avuto come compagno o avversario. Il primo caso riguarda un Fiorentina-Juventus dell’autunno 1982: sono passati pochi mesi dall’infuocato campionato precedente in cui i 2 team si diedero battaglia e quell’inizio di gara praticamente non si giocò per quante furono le scintille o i falli…dopo circa 15 minuti Scirea partì dalla sua metà campo correndo in mezzo al mucchio di giocatori che litigavano e tuonò: «Vi dovreste vergognare di come vi state comportando: sugli spalti ci sono i vostri tifosi, i vostri amici, le vostre famiglie, dovreste essere contenti mentre giocate…se continuate in questo modo giuro che io esco dal campo e me ne vado!!!!!!!!!!!», sarà un caso ma da quel momento si penserà solo a giocare rendendo la partita bellissima ed estremamente avvincente. Oppure quando si presentò a casa per cena assieme ad alcuni sconosciuti dicendo alla moglie: «Puoi apparecchiare anche per loro? Sono tifosi della Juve arrivati da altre parti dell’Italia, mi sembrava scortese farli andare a mangiare in giro dopo essere stati al freddo per vedere l’allenamento». A fatti come questi non serve aggiungere altro apparte le pochissime ammonizioni ricevute e la totale assenza di espulsioni dal suo palmares personale…elementi pazzeschi pensando alla durezza del calcio della seconda metà del secolo scorso.
È davvero un delitto che non abbia vinto il Pallone d’Oro…ma una cosa è certa, quando vieni riconosciuto e ricordato da tutti come più un fenomeno oltre che unico libero al di sopra di Baresi da compagni come Platini, Boniek e avversari a livello di Collovati, Maldera, Di Bartolomei (con cui si misurerà più volte in Milan-Juventus), vuol dire che come stella hai emanato più luce di tutte.
Quando se ne andò, quel pomeriggio dell’inizio stagione pre-mondiale in casa nostra, lo hanno pianto tutti senza distinzione di fede, colori, bandiere, vessilli, città…un esempio così grande da essere ricordato per tutto: capacità di giocare solo a testa alta, tanta era la sua confidenza con il pallone, correttezza nei contrasti, eleganza con la palla fra i piedi, disinvoltura nel comandare una squadra intera e, specialmente, una difesa dura e arcigna come quella juventina in un calcio tosto come quello delle marcature “a uomo”…in 2 parole: GAETANO SCIREA, L’ANGELO RIVOLUTO IN PARADISO TROPPO PRESTO E MIGLIOR DIFENSORE DELLA STORIA DEL CALCIO DOPO BECKENBAUER.

