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NAPOLI – Siamo nel gelido inverno del 1989 quando si è superata da 1,5 settimane l’Epifania, le scuole sono appena ricominciate dopo la sosta natalizia, fra un mese inizia il festival di Sanremo, le temperature sono bassissime in tutta Italia e nel paese è ancora vivo il ricordo dell’eliminazione della nostra rappresentativa agli europei in Germania Ovest dell’estate passata ad opera dell’URSS quando manca ormai solo 1,5 anni al calcio d’inizio del mondiale casalingo.
Intanto però il calcio italiano vuole ritagliarsi nell’immediato una fetta di popolarità e per la XIII° giornata di Serie A (campionato cominciato a ottobre a causa delle olimpiadi di Seul a cavallo fra agosto-settembre) la partita più degna di nota è Napoli-Inter con i nerazzurri in testa a +3 sugli azzurri nel primo torneo, dopo oltre 40 anni, con 34 gare da disputare nell’epoca dei 2 punti per vittoria.
Pur parlando di una città calda come Napoli, quel giorno si registrano 10 °C di temperatura con un terreno in condizioni non buone…ciò non sfugge agli oltre 80.000 presenti (2000 nel settore ospiti) come non sfugge il fatto che entrambi i presidenti Ferlaino e Pellegrini siano presenti a bordo campo (insolitamente) per affiancare i tecnici Ottavio Bianchi e Giovanni Trapattoni mentre in campo abbiamo un arbitro esperto come Lo Bello (figlio d’arte del grande direttore di gara degli anni ’60-’70) a parlare solo con i capitani Maradona e Bergomi. A fare maggiore scalpore, però, è la lunghissima schiera d’assi presenti in campo oltre che in lotta per un posto in nazionale come Fusi, Ferrara, Francini, De Napoli, Carnevale da un lato e Zenga, Ferri, ancora capitan Bergomi, Matteoli, Berti, Serena senza tralasciare i 5 stranieri tutti quasi sicuri del posto nelle proprie selezioni (Maradona stesso, Careca ma con Alemao indisponibile contro Matthaus, Brehme, Diaz).
I patti sono chiari: il Napoli deve vincere per riaprire tutto, l’Inter può chiudere una parte dei giochi aggiudicandosi la posta, il pareggio è comunque per i meneghini…ma ci sta un fatto: entrambi gli allenatori sono maestri del controgioco oltre che del 4-4-2 a uomo e ciò si nota da subito poiché, in casi come questo, si possono avere 2 dinamiche che corrispondono a un match orribile e bloccatissimo oppure a 90 minuti divertenti oltre ad avere molte occasioni da ambo le parti.
Nel nostro caso abbiamo ottenuto proprio la seconda opzione: la squadra di casa attacca a ritmo serrato cercando di piazzare l’assedio ma gli ospiti non demordono imbrigliando gli effettivi avversari in un gioco di marcature che non lascia spazio se non a contatti o scontri fisici…
Maradona viene seguito a vista da Berti ma riesce a districarsi 2-3 volte trovando la secca opposizione di Zenga mentre Matthaus si trova Crippa dappertutto e non ha mai lo spazio per tentare un allungo a rete; soffocati i 2 cervelli del gioco tocca ai mediani prendersi sulle spalle la situazione ma ciò non è possibile perché anche Fusi con Matteoli si trovano sempre faccia a faccia annullandosi a vicenda intanto che Giuliani fa buona guardia sulle punizioni Diaz, Brehme e ancora Zenga riesce a sventare su Careca adocchiato non troppo bene da Ferri poco prima dell’intervallo.
Al rientro in campo la gara si incattivisce facendo finire Renica (libero ma anche marcatore di Diaz) e Berti, Matteoli sul taccuino dei cattivi proprio nel momento in cui i milanesi stanno uscendo dal guscio provando a impegnare la retroguardia partenopea: Serena su corner, Ferri in mischia, Berti dalla distanza si rendono pericolosi senza mai centrare lo specchio della porta al netto di Carnevale che non si ferma mai costringendo Baresi I° a tallonarlo anche fuori dalla sua zona…
Negli ultimi 25 giri d’orologio Trapattoni capisce che deve evitare i danni più gravi e sostituisce prima Diaz con Fanna passando al 4-5-1 e negli ultimi 10′ Alessandro Bianchi rileva Matteoli (a rischio espulsione) facendo terminare i suoi con un 5-4-1 che garantisce il congelamento dello 0-0 fino al fatidico triplice fischio finale (al contrario di Bianchi, che manterrà il proprio assetto uguale per 90 minuti effettivi) lasciando la classifica invariata ma non lenisce i rimpianti dei napoletani per una gara condotta quasi tutta all’assalto.
A giugno si festeggerà il XIII° tricolore interista della storia (I° dopo 9 anni e II° in 18 stagioni) nonché ricordato come “scudetto dei record” poiché conquistato con 5 giornate di anticipo grazie all’abisso di +11 proprio a dispetto dei campani avendo 2 punti a vittoria mentre in Coppa nazionale si assisterà alla disfatta del II° girone terminato dietro a Fiorentina, Lazio ma davanti all’Udinese oltre al disastro negli ottavi di Coppa Uefa contro il Bayern Monaco semifinalista (vittoria milanese per 0-2 in Germania e sconfitta in rimonta per 1-3 a Milano con i 3 gol messi a segno dai tedeschi negli ultimi 6 giri di lancetta del primo tempo)…sotto il Vesuvio si vivrà una stagione quasi perfetta con lo scudetto perso a -11 proprio dall’Inter, con la Coppa Italia ceduta alla Sampdoria (vittoria per 1-0 a Napoli seguita dalla sconfitta per 4-0 a Cremona per indisponibilità di “Marassi” causa i lavori di ristrutturazione per i mondiali) ma arriverà la più grande gioia europea di sempre con il trionfo in Coppa Uefa alla prima finale internazionale contro lo Stoccarda in rimonta: sarebbe potuto essere lo “small treble” del Napoli ma chissà che il cerchio non si chiuda, prima o poi…
Quali altre pagine mitiche ci riserverà Napoli-Inter? Vedremo…

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