
ROMA – Ci sta poco da dire: è di stasera verso le 20 la notizia terribile che Kobe Bryant (Philadelphia, 23/8/1978-Calabasas, 26/1/2020), leggenda assoluta dell’NBA dopo 20 anni (1996-2016) passati con addosso sempre la stessa maglia…quella dei Los Angeles Lakers, è morto in un tragico incidente con il suo velivolo privato assieme ad altre 4 persone fra cui sua figlia Gianna Maria di 13 anni (nome palesemente italiano nato dal fatto che il cestista avesse avuto suo papà Joe che ha calcato per tanti anni i nostri parquet, soprattutto Pistoia e Reggio Emilia…facendo sì che l’allora piccolo Kobe divenisse pure uno sfegatato tifoso milanista): sul veicolo doveva salirci pure sua moglie ma alla fine ha cambiato idea…
Ci sarebbe molto da scrivere e troppo da ricordare, ma Timeoutchannel è felice di soffermarsi solo su ciò che veramente Kobe è stato: una leggenda vivente che ha dedicato tutta la sua vita oltre che la sua carriera sportiva ai suoi più grandi amori…la società californiana dei Lakers (che guiderà per 5 volte a vincere il campionato americano: 2000, 2001, 2002, 2009, 2010) e la nazionale statunitense con cui ha vinto 2 ori alle olimpiadi di Pechino nel 2008 oltre che a Londra nel 2012 da stella assoluta.
Da oggi l’NBA e il basket mondiale non saranno più la stessa cosa ma chi scrive vuole vederla così: Bryant non è morto, ha solo raggiunto tanti colleghi come gli italiani Solfrini o Ancillotto per sfidarli in degli infiniti tornei fra miti indimenticabili che hanno fatto la storia di una disciplina meravigliosa tipo la pallacanestro.
Goodbye Kobe…world basketball will never forget you.
