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Trascorsi i primi sei giorni di ritiro, Gian Piero Gasperini ha incontrato gli operatori dell’informazione a Trigoria.

«Noi siamo sempre molto sollecitati, così come lo è tutto l’ambiente. È chiaro che c’è stata una pausa lunga, ma adesso siamo di nuovo qui a Trigoria e ci siamo tutti. Il periodo di vacanza, anche per i motivi che ho spiegato prima e per il Mondiale di mezzo, è stato sicuramente più lento rispetto ad altri anni. Io, però, sono abituato a guardare sempre avanti e a concentrarmi sull’obiettivo. Abbiamo un obiettivo straordinario. È chiaro che ci sono delle difficoltà e che alcune informazioni, a volte, cambiano. Da un anno sono qui e ogni tanto mi capita di ricevere determinate informazioni che, dopo un po’ di tempo, diventano diverse. Questo vale anche per l’aspetto finanziario. Anch’io speravo che l’accesso alla Champions League potesse essere determinante per risolvere alcune situazioni, poi magari vieni a sapere che non è così. Però è vero anche il contrario: bisogna sapersi adattare, perché l’obiettivo e lo scopo che vogliamo raggiungere sono più importanti di tutto. Vogliamo migliorare, essere più bravi e più forti. Di fronte a qualsiasi imprevisto, e io ne ho incontrati tanti, bisogna resettare, elaborare una nuova strategia e rimettersi nelle condizioni migliori. Dobbiamo sfruttare l’entusiasmo che c’è in questa piazza e le possibilità di questa società, che magari avrà anche dei difetti, ma possiede pure tanti pregi. Tutto in funzione di un unico obiettivo: costruire una bella squadra».

Lei ha detto che l’obiettivo è migliorare. Considerando che lo scorso anno la Roma è arrivata terza, significa che si punta allo Scudetto?
«Lei ha semplificato molto, volutamente. Comunque apprezzo la domanda. No, non è questo il significato. Quando si parla di migliorare, non vuol dire necessariamente fissare subito quell’obiettivo. Sarebbe già importante riuscire a stabilizzarsi nelle zone alte della classifica. Poi, per quella che è la mia esperienza, se riesci a rimanere in alto con continuità e con una bella solidità, arriva anche il momento in cui puoi puntare a qualcosa di più importante. Sicuramente. In questo momento, però, l’obiettivo immediato è stabilizzarci il più in alto possibile e migliorare ulteriormente. Lo scorso anno la squadra ha ottenuto un risultato sicuramente meritato, anche se mi permetto di dire che è andata forse un po’ oltre quelle che erano le aspettative iniziali. Il nostro obiettivo è questo: diventare ancora più forti».

Oggi sono arrivati i rinnovi di Cristante e Mancini. Qual è il suo giudizio? Si aspetta anche il rinnovo di Lorenzo Pellegrini?
«I rinnovi di Cristante e Mancini erano già nelle previsioni. A un certo punto, nel finale dello scorso campionato, erano stati definiti. Il fatto che siano arrivati ufficialmente soltanto adesso significa probabilmente che gli accordi erano già stati raggiunti e che ora sono stati semplicemente formalizzati. Quello di Pellegrini è un discorso diverso. Sicuramente mi auguro che possa rinnovare, ma sappiamo tutti che in questo momento il giocatore non potrebbe comunque allenarsi, perché deve ancora recuperare dall’infortunio riportato nel finale della scorsa stagione. Probabilmente, anche per questo motivo, i tempi sono un po’ più lunghi. Mi auguro che possa innanzitutto recuperare al più presto dal punto di vista fisico e, successivamente, raggiungere l’accordo con la società».

Vorrei tornare sul discorso della lentezza in alcuni passaggi. La Roma da diverso tempo non ha un amministratore delegato, un direttore generale e un direttore dell’area tecnica. Secondo lei queste figure mancano realmente e potrebbero aiutare a velocizzare determinate operazioni? Inoltre, come si lavora in una società la cui proprietà, di fatto, non è fisicamente presente qui per gran parte dell’anno?
«Io mi occupo dell’area tecnica, quindi preferisco lasciare da parte tutto ciò che riguarda l’organizzazione e gli altri settori della società. In questo momento l’area tecnica è molto valida, compatta, competente e capace. Per me questo è l’aspetto più importante. Abbiamo iniziato a lavorare insieme da una settimana, ma direi che siamo partiti molto bene. Io ho un rapporto diretto con la proprietà, quindi sotto questo aspetto non mi manca assolutamente nulla. È un rapporto molto vero, basato sul confronto diretto. A volte possono esserci tempi diversi, più che pensieri differenti, ma bisogna anche rispettare le caratteristiche di tutte le persone. Come ho detto prima, magari abbiamo un motore un po’ lento a partire, ma poi possiamo diventare un bel trattore capace di macinare strada. Credo che siamo partiti e mi auguro, anzi sono convinto, che nelle prossime settimane questo motore diesel possa cominciare a raggiungere una velocità superiore».

Già nel corso della scorsa stagione aveva parlato di un mercato nel quale alla Roma sarebbero serviti tre o quattro innesti mirati per rinforzare la squadra. Si aspetta ancora un’evoluzione di questo tipo durante l’estate? Inoltre, il mancato rinnovo di Celik lascia la Roma scoperta in quel ruolo e rende necessario un acquisto ulteriore?
«Il mio pensiero è sempre stato quello: servono i famosi tre o quattro colpi di qualità. Rispetto alla rosa che ha concluso il campionato, però, bisogna considerare anche i giocatori che erano in prestito e che sono andati via. Mi sembra che fossero cinque. Di conseguenza, quei tre o quattro innesti avrebbero dovuto in parte sostituirli, ma con operazioni fatte in un certo modo. Poi è chiaro che bisogna adattarsi alle situazioni. Se un giocatore va via, devi rimpiazzarlo, altrimenti non riesci a completare la rosa. Come ho detto prima, Celik è andato via e sicuramente interverremo per sostituirlo in quel ruolo. Altrimenti rimarremmo scoperti».

Prima è tornato sul fatto che pensava che la qualificazione in Champions League potesse essere sufficiente per sistemare i conti con la UEFA. In questa settimana, con la proprietà presente a Trigoria, avete capito se sarà necessaria la cessione di almeno un big oppure se se ne potrà fare a meno?
«Su questi temi, nell’arco dell’ultimo anno, da giugno scorso a oggi, c’è stata una continua evoluzione e un cambiamento delle informazioni. Probabilmente è stato così anche per la proprietà, perché quello con la UEFA è un accordo particolare e i numeri possono cambiare di volta in volta. Come ho detto prima, purtroppo bisogna adattarsi. Probabilmente sarà necessaria una cessione importante. La scadenza è stata spostata oltre il 30 giugno per dare più tempo a tutte le società coinvolte, perché la Roma non è l’unico club in questa situazione. La speranza è quella di risolvere questa questione una volta per tutte. È ciò che vorremmo tutti, anche se mi rendo conto che non sia facile rimediare in pochi mesi a una situazione che si è creata nel corso di parecchi anni. Il compito è difficile dal punto di vista dei numeri, ma ce la metteremo tutta e faremo di tutto per risolvere definitivamente il problema. Questo permetterebbe anche alla società di essere più libera negli investimenti e nelle proprie scelte. È sicuramente un compito arduo, soprattutto per il direttore sportivo. Tuttavia, questa situazione non impedisce alla Roma di effettuare anche acquisti e operazioni in entrata. Se vogliamo, questa è una buona notizia».

Che giudizio dà dell’arrivo di Tony D’Amico, una persona che ha già lavorato con lei? Quanto è importante questa vicinanza e la possibilità di lavorare quotidianamente fianco a fianco? Nella scorsa stagione aveva lasciato intendere che non fosse sempre stato così. Cosa è cambiato e come sono andati questi primi quindici giorni di lavoro insieme?
«Sicuramente ci conosciamo bene, perché abbiamo già lavorato insieme per diverse stagioni. Il nostro rapporto è diretto e costante e la comunicazione tra noi è continua, sempre nel pieno rispetto del suo ruolo. È lui a portare avanti il mercato, le trattative, i rapporti con le altre società e tutto ciò che riguarda la sua area di competenza. È chiaro, però, che quando ci si conosce e si ha consapevolezza delle esigenze e delle problematiche reciproche, il lavoro diventa più agevole. Stiamo lavorando con un ottimo spirito e questa conoscenza reciproca rappresenta sicuramente un vantaggio».