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SAMPDORIA-GENOA…-1 GIORNO, FAUSTO PARI: DALL’EMILIA-ROMAGNA CON FURORE

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GENOVA – E’ settembre del 1962 e a giugno il Brasile si laureava campione del mondo per la seconda volta consecutiva, l’Italia vive gli ultimi scampoli del “boom economico” e il nord sta esponenzialmente aiutando il paese a uscire dai difficili anni della guerra. In particolare, in un piccolo paese della provincia di Forlì-Cesena, Savignano sul Rubicone, emblema della ripresa della provincia di quella parte d’Italia, una famiglia di medio livello sta dando alla luce un figlio in data 15 settembre…si chiama Fausto e la famiglia Pari ma quello che nessuno sa é che questo nome é destinato a restare nella leggenda dei primi 100 giocatori per presenze nel calcio italiano oltre che a fare la storia della Sampdoria rinforzando quel filo invisibile che aveva collegato con il club doriano anche un altro mito dei tifosi come Moreno Mannini da Imola.

Gli inizi con Bellaria e Inter

Fausto Pari debutta da sedicenne nel Bellaria, in Serie D e colleziona 27 presenze oltre a 4 gol nel 1978/79 venendo subito notato dagli osservatori dell’Inter, fra cui Sandro Mazzola, che lo consiglia a Ivanoe Fraizzoli in vista della stagione 1979/80 tesserandolo fino al 1981. Nel 1980 arriva il dodicesimo scudetto nerazzurro con Eugenio Bersellini in panchina e il 22 marzo 1981, quasi un anno dopo, arriva anche l’esordio in Serie A di Pari (Pistoiese-Inter 1-2) che resterà l’unica apparizione a Milano, da cui si svincolerà a giugno per andare ad accasarsi al Parma.

Il biennio parmense e i progressi

In Serie C1 é un momento particolare, visto che il presidente Ernesto Ceresini aveva avviato una politica di ricambio attraverso tanti giovani calciatori (fra i quali il portiere Fernando Orsi, poi diventato laziale e oggi opinionista di “Sky Sport” fra i più noti) arrivati dopo l’infelice addio di Carlo Ancelotti nel 1979: l’allenatore Giancarlo Danova chiede al patron gialloblù di prendere Pari in prestito per un anno e poi fargli firmare a titolo definitivo, attratto da questo mediano infaticabile e capace di correre anche vari chilometri in una partita smezzandosi sia come schermo davanti alla difesa, incursore senza palla o mezz’ala di ampiezza…Il nostro protagonista colleziona 32 gettoni in ogni annata (64 in totale) realizzando 6 reti: la prima in Legnano-Parma 3-2 poi persa ai rigori, ritorno dei quarti di finale di Coppa Italia di Serie C del 24 febbraio 1982, seguita da una doppietta (la prima da professionista) in Parma-Sant’Angelo 6-1 del 25 aprile 1982, per finire con Parma-Alessandria 3-0 del 30 maggio segnerà ancora; nel 1982/83 Danova viene esonerato e sulla panchina gialloblù arriva Bruno Mora, ex giocatore di Sampdoria, Juventus, Milan e lo stesso Parma, che cerca di continuare il lavoro avviato dal suo predecessore tirando fuori nuovi nomi che faranno scuola in vari ambiti tipo il difensore Stefano Pioli, i centrocampisti Nicola Berti, Walter Sabatini, Enrico Cannata e Fausto Salsano (che non lo sa, ma con Pari condividerà un’esperienza ben più redditizia sotto tutti i punti di vista…) senza dimenticare l’attaccante Massimo Barbuti oltre a, ovviamente, Fausto Pari, sempre più colonna della squadra…Il mediano segnerà 4 volte: Ospitaletto-Parma 1-3 in data 25 agosto 1982 e Parma-Mantova 2-0 di 4 giorni dopo in Coppa Italia di categoria mentre per il ritorno al gol in campionato bisogna aspettare Parma-Rondinella 1-1 del 31 ottobre 1982 e il vantaggio in Parma-Pro Patria 2-0 dell’8 maggio 1983…sarà la sua ultima firma con i crociati, visto che a giugno Ceresini si accorderà per cederlo al Verona, sotto la presidenza di Celestino Guidotti e con Osvaldo Bagnoli allenatore. Sembra tutto fatto e la trattativa é pronta ad andare in porto, ma all’ultimo salta tutto a causa dell’intervento fulmineo del patron della Sampdoria Paolo Mantovani…il quale aveva deciso di puntare maggiormente su giovani italiani per costruire una squadra destinata a restare nella storia al pari dello stesso Verona, che in quegli anni aveva riconquistato la Serie A nel 1981/82, nel 1982/83 perderà la finale di Coppa Italia solo ai supplementari contro la Juventus (2-0 in casa e 0-3 fuori al 120′) e nel 1983/84 verrà ribattuta all’ultimo atto della coppa nazionale dinanzi alla Roma (1-1 in casa e 0-1 in trasferta) salvo poi vincere l’unico scudetto della storia scaligera nel 1984/85.

Il paradiso sfiorato con la Sampdoria di Mantovani

Arrivato a Genova nell’estate del 1983 anche grazie al Direttore Sportivo Paolo Borea (uomo di fiducia di Mantovani), Pari capisce subito di essere arrivato in una realtà diversa da quelle a cui era abituato: Milano era stata un esperienza troppo fugace, Bellaria Igea Marina era un paesino troppo piccolo e Parma una realtà lontana dalle pressioni di una grande città, anche se meno di Roma o Milano stessa e Torino…malgrado la Sampdoria fosse tornata ai massimi livelli nella primavera del 1982 insieme al Verona, Mantovani pensa in grande e il tecnico Renzo Ulivieri lo segue volendo scalare le marce per sovvertire le gerarchie di un calcio troppo spesso in mano ai soldi. Il bilancio del 1983/84 é di 38 presenze (29+9) con i primi timbri in maglia blucerchiata a danno di Napoli e Milan dopo aver punito la Pistoiese in coppa…inoltre questo sarà anche l’anno di esordio di Pari nel sentito derby di Genova ma a fine anno il Genoa regala un grande sorriso ai cugini retrocedendo a 2 anni dalla promozione: vittoria per 2-0 e pari 0-0 fuori casa nelle 2 stracittadine in favore dei sampdoriani…un inizio non male in un club che annovera già pezzi pregiatissimi come i difensori Luca Pellegrini, Pietro Vierchowod e il fantasista Roberto Mancini (destinati ad essere la spina dorsale della formazione per ancora molto tempo); questa sarà anche l’annata in cui Pari verrà convocato dalla Nazionale Under-21 per disputare l’europeo di categoria in cui i nostri si piazzeranno al terzo posto dietro a Inghilterra e Spagna (per il nostro protagonista solo 2 comparsate e la delusione cocente per 3-2 dinanzi agli inglesi in semifinale). Nel 1984/85, con Eugenio Bersellini, tecnico che aveva fatto esordire Pari in Serie A 3 anni addietro, ecco la prima gioia a fronte di 29 gettoni in Serie A e 13 in coppa: la Doria, battendo il Milan 2-0 dopo aver perso 2-1 a Milano, vince la prima Coppa Italia della sua storia, che é anche il primo trofeo assoluto del club (la prima coppa conquistata in città dopo la coppa nazionale del 1936/37 portata a casa dai cugini rossoblù) e Pari, nell’anno dell’arrivo del difensore suo corregionale Moreno Mannini, del centrocampista suo ex compagno al Parma Fausto Salsano e del bomber Gianluca Vialli, mette a segno anche 2 gol proprio nel torneo ad eliminazione diretta, contribuendo a far partecipare i suoi alla Coppa delle Coppe l’anno seguente per l’esordio assoluto nelle coppe europee. Nel 1985/86 le aspettative iniziano ad essere alte ma in campionato arriverà un mesto dodicesimo posto (peggior piazzamento della gestione Mantovani in A) sommato all’ingloriosa uscita contro il Benfica negli ottavi di Coppa delle Coppe (delusione 2-0 in Portogallo e trionfo insufficiente 1-0 in Italia) oltre alla finale persa in Coppa Italia contro la Roma (vittoria 2-1 a Genova ribaltata dal 2-0 del ritorno) ma Pari si conferma un ottimo uomo di fatica destreggiandosi, all’occorrenza, come terzino su ambo i lati al netto di 29+13+4 gare giocate (da 3 anni ne saltava appena una l’anno, a testimonianza di una serietà e un fisco invidiabili). Nel 1986/87 la squadra, affidata in estate al serbo ex Real Madrid Vujadin Boskov, in cui é stato promosso il portiere Gianluca Pagliuca dalla Primavera ed é arrivato il regista Toninho Cerezo, fallisce l’accesso alla Coppa UEFA (unica competizione che Pari non giocherà in Liguria) perdendo lo spareggio a Torino contro il Milan per 1-0 ai supplementari con firma di Massaro e il nostro eroe, su 31+5, giocherà 28+3 partite senza mai andare a segno. Nella stagione 1987/88 ecco che si aggrega al gruppo anche il libero Marco Lanna sempre dalle giovanili e, assieme ad un altro timbro di Pari in campionato dopo quello in coppa nazionale (rispettivamente Pescara e Atalanta), si ottiene la seconda Coppa Italia della storia del club dopo una finale thriller contro il Torino (vittoria 2-0 a Genova e sconfitta ai supplementari 2-1 a Torino dopo aver rischiato più volte il 3-0 nei regolamentari) al netto di 42 partite su 43 stagionali (una sola saltata per infortunio come le poche degli anni precedenti, a conferma di una grande disciplina malgrado un ruolo in cui bisognava “sporcarsi” molto le mani marcando i registi avversari, che all’epoca erano i migliori del pianeta); all’indomani della vittoria, tutto lo spogliatoio sceglie di stringere un patto di sangue a cui solo le vicissitudini di mercato potranno opporsi…Vialli aveva appena rifiutato di trasferirsi al Milan di Berlusconi e Sacchi fresco campione d’Italia e tutti, a cominciare da Mancini, Mannini, Lanna, Pagliuca, Cerezo, il suddetto Vialli e Pari stesso giurano di non andarsene da Genova finché non avessero vinto il più possibile con la maglia del club più giovane del campionato (1946) decidendo di sognare scudetto ed Europa. Ad agosto del 1988 la Sampdoria perde la prima edizione di Supercoppa Italia 3-1 dinanzi al Milan e il 1988/89 sarà l’anno delle “3 finali in 140 giorni” in cui i blucerchiati arriveranno alla loro prima finale europea della storia perdendo a Berna per 2-0 dinanzi al Barcellona ma si rifaranno superando 4-0 il Napoli di Maradona in finale di Coppa Italia dopo aver perso 1-0 in trasferta e a novembre 1989 lasceranno anche la seconda Supercoppa di lega contro l’Inter (2-0)…vanno via in parecchi e arrivano il secondo portiere Giulio Nuciari, il terzino sinistro Amedeo Carboni, il mediano Giovanni Invernizzi, le ali Attilio Lombardo e Giuseppe Dossena, il terzino-esterno sloveno Srecko Katanec e il regista spagnolo Victor Munoz; tutti pezzi importanti che fanno salire a dismisura le aspettative di una piazza che é, ormai, stabilmente nell’elité del paese assieme al suddetto Napoli di Maradona e di altri sudamericani come Bertoni o il duo brasiliano Alemao-Careca, il Milan degli olandesi Gullit-Van Basten-Rijkaard, l’Inter dei tedeschi occidentali Brehme-Matthaus-Klinsmann senza dimenticare la Roma di Falcao fino al 1984 e la Juventus di Platini fino al 1987 (proprio a Pari toccava, spesso, l’infame ma gratificante ruolo di marcare funamboli come i suddetti Maradona, Gullit, Matthaus, Falcao, Platini…un compito difficile ma che, e riusciva, lo spingeva a fare ancora di più nelle gare seguenti) ma il percorso non é ancora compiuto, visto che mancano ancora dei trofei per riuscire a dare un’impronta decisiva alla storia del club ligure (per Pari 30+13+9 gare giocate e un gol contro il Milan in campionato). Nella stagione 1989/90, l’anno dei mondiali in Italia, il nostro mediano é fra i candidati alla selezione azzurra di Azeglio Vicini pur non avendo mai fatto parte della prima squadra e cerca di onorare la stagione malgrado la Samp non riesca a ripetersi in Italia, dato che in campionato si arriva quinti dietro a Napoli, Milan, Inter, Juventus nell’anno d’oro del calcio italiano (tutte le coppe europee saranno conquistate da club del nostro paese e il nostro movimento sportivo era primo nei ranking di FIFA e UEFA) e in Coppa Italia si andrà fuori dinanzi alla Juve futura vincitrice nel secondo girone del torneo (fase a gruppi di 3) ma finalmente arriva il primo oro internazionale (l’unico ad oggi) della storia del club di Bogliasco: nella finale del 9 maggio 1990 a Goteborg i genovesi si impongono 2-0 a danno dell’Anderlecht con una doppietta di Vialli nei supplementari conquistando la Coppa delle Coppe alla seconda finale consecutiva in 3 partecipazioni e Pari sfiorerà il gol vedendosi salvare la palla sulla riga di porta dal difensore Musonda (padre del futuro stopper del Chelsea) nei regolamentari…questo sarà anche l’anno in cui a Genova si tornerà a disputa un derby, visto che al secondo turno di coppa nazionale andrà in scena Genoa-Sampdoria 0-1 il 30 agosto 1989 prima del 2-1 in rimonta in trasferta e lo 0-0 in casa dei suoi per un bilancio nelle stracittadine in cui si parla di 5 confronti con 3 vittorie, 2 pari (5 reti fatte e una subita) oltre al fatto che lo stesso Pari, ormai fra i migliori mediani della penisola per distacco ma ancora non in grado di imporsi come terzino o ala, totalizza 33+4+9+2 partite, calcolando anche la Supercoppa Europa persa contro il Milan nel primo derby italiano di tale competizione (1-1 a Genova e 2-0 per i rossoneri sul neutro di Bologna). Ormai la Sampdoria é una squadra fortissima, specie per l’arrivo del difensore Ivano Bonetti, fratello dello juventino Dario, e del regista sovietico Oleksij Mychajlicenko al posto di Salsano (trasferitosi alla Roma) e quando inizia il 1990/91 a Genova si respira un’aria diversa, un’aria di consapevolezza che qualcosa di ancora più grande possa accadere malgrado il derby perso 1-2 in casa contro il Genoa domenica 25 novembre 1990 (primo confronto con i cugini con delusione per Pari…sarà l’unico) e lo 0-0 al ritorno: domenica 19 maggio 1991, dopo una sfrenata rincorsa dal quinto al primo posto a danno di Inter, Milan, Genoa, Torino, Parma e Juventus, la Sampdoria batte il Lecce 3-0 in casa e vince l’unico scudetto della sua storia al primo anno sul podio (fin lì il miglior piazzamento era stato il quarto posto nel 1985 e nel 1988) oltre che l’unico arrivato in città dal 1923/24, quando i genoani avevano conquistato il loro ultimo tricolore su 9; tutta la Liguria blucerchiata impazzisce di gioia e l’anno dopo ci sarà da vivere l’avventura in Coppa dei Campioni da esordienti e matricole della competizione dinanzi ai migliori club del continente ma l’amarezza arriverà ugualmente, a causa della finale di Coppa Italia (la quinta giocata in 7 edizioni) persa in favore della Roma dei tedeschi Berthold, Voller e il brasiliano Aldair, in cui gli appagati doriani cederanno 3-1 a Roma e faranno 1-1 fra le “mura amiche” del “Luigi Ferraris”…per Pari anche quest’anno grandi numeri ma 0 firme, ovvero 33+10+6+1 presenze. Il 1991/92, dopo la vittoria dell’unica Supercoppa Italia vinta (a spese della Roma in casa per 1-0 grazie al timbro di Mancini al 75′) segna il momento più alto del leggendario ciclo dei genovesi a cui si è aggiunto anche Dario Bonetti con il centravanti carioca Silas, visto che anche il Genoa era giunto quarto ed esordisce nelle coppe giocando la Coppa UEFA ma l’attenzione é tutta per la cavalcata nella “coppa dalle grandi orecchie” che si concluderà a “Wembley” la sera di mercoledì 20 maggio 1992 con il terribile finale che vedrà il Barcellona vincere la sua prima Coppa dei Campioni dopo aver vinto la terza Coppa delle Coppe nel 1989 sempre a scapito degli uomini di Boskov…termina 1-0 ai supplementari (112′ Koeman) e a fine anno Pari, non riuscendo ad accordarsi per proseguire la carriera con i liguri, sceglie di andarsene imitando il compagno Gianluca Vialli, destinato alla Juventus mentre Vujadin Boskov si sposterà alla Roma rendendosi conto che ormai non c’era più nulla da fare, ma lui, invece, andrà a sud, a Napoli, e chiuderà la sua esperienza con la Sampdoria nel suo anno più prolifico a livello realizzativo (2 firme in campionato: contro Fiorentina e Cremonese nelle sue ultime 2 sfide in casa con questa maglia addosso mentre in coppa nazionale aveva siglato 3 gol fra una doppietta in casa del Modena e un altro punto a danno del Parma, la squadra che lo aveva lanciato) vantando 401 partite con 14 reti in 9 anni (anche quest’anno rimase imbattuto nei derby: 0-0 fuori casa e 2-2 nel secondo match) con il record di essere il quinto più presente di sempre dopo Mancini, Mannini, Vierchowod e Palombo (i primi 3 facevano parte, assieme a lui, della squadra leggendaria che mise la Samp a livello delle grandi potenze calcistiche europee per quasi un decennio). Grazie alla Doria arriverà anche ad essere convocato da Azeglio Vicini per una sfida di qualificazione agli europei del 1992 (Italia-Norvegia 1-1), ma non scese in campo, rimasta l’unica sua presenza in azzurro.

Il triennio napoletano e la fascia da capitano

Ormai Pari ha 30 anni quando Corrado Ferlaino lo mette sotto contratto per farsi guidare da Claudio Ranieri prima di Ottavio Bianchi in una squadra che voleva risorgere dopo le difficoltà della fine del ciclo del grande Napoli di Maradona che aveva dato battaglia a tutti come la Samp in un epoca irripetibile per il calcio italiano: con Giovanni Galli in porta, Sebastiano Nela terzino sinistro o libero, Massimo Mauro all’ala destra e Careca davanti, il nostro mediano vivrà altre 4 stagioni di ottimo livello facendo da balia a giovani come Fabio Cannavaro e Gianfranco Zola o gente di mezza età a tipo Ciro Ferrara malgrado al primo anno giochi solo 13 gare di Serie A e al secondo 5 a causa di problemi legati all’ingaggio (e ad attriti con il nuovo patron Gallo) ma risolti a primavera prima che si facesse troppo critica la situazione azzurra dal punto di vista ambientale potendo, poi, vestire anche la fascia di capitano, quella fascia che a Genova non era riuscito ad ottenere per motivi meritocratici e di gerarchia. Nel estate del 1996 lascia il capoluogo campano a fronte di 100 gettoni e un timbro realizzato contro la Fidelis Andria in Coppa Italia ad agosto del 1994 (3-2 per i suoi) in un lustro che gli permetterà di imparare al meglio a fare il terzino grazie a Nela, suo mentore anche per iniziare a praticare la posizione del libero, che gli tornerà utile in un futuro prossimo…Di lui in Campania si ricordano ancora in tanti, specie perché é stato uno che non ha mollato il club a causa della crisi neanche dopo l’insediamento di Ellenio Gallo nel 1993 e il continuo cambio tecnico dopo il duo Ranieri-Bianchi: ci saranno Marcello Lippi, ancora Vujadin Boskov a cercare di far risorgere un club oberato dai debiti fino alla pesante crisi del 1998 che porterà alla retrocessione per la prima volta dopo più di 35 anni.

Piacenza, Spal e Modena

La sua tappa successiva, scegliendo di tornare nella sua Emilia-Romagna per gli ultimi anni da calciatore, sarà il Piacenza nel 1996/97, con cui otterrà la salvezza in Serie A allo spareggio contro il Cagliari a Napoli, città che ormai lo aveva adottato, il 15 giugno 1997 dopo aver disputato 31+1 partite senza segnare. Nel 1997, non avendo trovato la soluzione per restare a Piacenza, opterà per ritornare in serie minori come la C2, dove lo arruola la Spal e con cui riesce ad essere promosso in C1 sotto la presidenza di Giovanni Donigaglia e la direzione di Gianni De Biasi (per lui 33 insieme a un gol) ma ecco che nell’estate dei mondiali in Francia arriva la telefonata di una vecchia conoscenza di Pari ai tempi di Genova: Paolo Borea, che dopo la morte di Paolo Mantovani nell’ottobre del 1993 aveva lasciato Bogliasco e si era poi ritrovato a Modena e ora lo chiama per chiedergli di raggiungerlo per mettere la sua esperienza e la sua nuova capacità di giocare da libero a servizio della causa di una nobile decaduta degli anni ’40 come i gialloblù, che nel 2002, anche grazie al suo aiuto, ritorneranno in Serie A dopo più di 40 stagioni…ormai Pari ha 36 anni e sceglie di chiudere la carriera lì, con gli stessi colori addosso di quando aveva iniziato a fare il professionista: il giallo e blu ma in una piazza diversa; il conto finale da modenese d’adozione? 66 gettoni e l’ultima firma da giocatore nel 1999 in attesa del ritiro, avvenuto il 14 maggio 2000 con la sconfitta 1-0 a Carrara.

Gli anni da dirigente

Già nel 2000 diventa Direttore Sportivo del Brescello, il piccolo paesino della campagna Emiliana noto ai più per aver fatto, in quegli anni, la Serie C e per essere il luogo di ambientazione della celebre saga di “Don Camillo e Peppone” finché nell’estate del 2002, non diviene Direttore Tecnico del Parma allenato da Arrigo Sacchi, colui che lo aveva portato in Nazionale e ne aveva espresso l’ammirazione quando guidava il Milan più di 10 anni addietro. Nel frattempo, dopo aver vinto la Coppa Italia nel 1993/94 battendo l’Ancona in finale (6-1 a Genova 0-0 nelle Marche) la Samp aveva attraversato un brutto periodo nella seconda metà degli anni ’90 fino alla retrocessione del 1999…i blucerchiati torneranno in Serie a solo nel 2003/04 e Riccardo Garrone, secondo presidente più amato della storia del club dopo Mantovani, cerca Pari per assegnargli il ruolo di osservatore ma già nel 2004 si consuma il divorzio, con l’ex mediano che va ad accasarsi come Direttore Sportivo al Bari fino al giugno 2007, quando si trasferisce solo per pochi mesi a La Spezia ma la sua carriera dirigenziale vive l’ultima parentesi fra il primo luglio 2009 e il 30 giugno 2012, quando chiude i suoi rapporti da DS del Modena. Ha lasciato il segno in tutte le squadre che ha giocato negli anni più belli del calcio italiano, ha fatto parte dell’ultimo club capace di vincere uno scudetto fuori dal triangolo Roma-Milano-Torino, vale a dire una squadra leggendaria che ancora oggi tutta la città di Genova ricorda con profondo affetto e nostalgia da un lato oltre che con grande rispetto dal lato opposto…ha mostrato sempre grande umiltà collocandosi di diritto nella storia della Sampdoria anche grazie ad un ruolino che pochi hanno avuto nel derby (fra i giocatori più presenti di sempre di ambo le squadre lui é stato quello che ne ha persi di meno): Fausto Pari, dall’Emilia-Romagna con furore.

Il palmares

INTER= 1 Scudetto: 1979/80;

SAMPDORIA= 1 Scudetto: 1990/91;

3 Coppe Italia: 1984/85, 1987/88, 1988/89;

1 Supercoppa Italia: 1991;

1 Coppa delle Coppe: 1989/90.

SPAL= 1 Serie C2: 1997/98.

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