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Viva la pazza gioia di essere Romanisti!

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Rispettabile il pensiero di chi dice che questa coppa vale poco ma sinceramente è incomprensibile.

Sviluppando un pensiero sul piano puramente razionale si potrebbe combattere che in Italia non possiamo permetterci di snobbare nulla visti i risultati conquistati in Europa negli ultimi 12 anni, ma non è questo il punto su cui soffermarsi.

Come si fa ad attribuire il valore ai sentimenti della gente?

Per fortuna in questo calcio esistono ancora ideali che vanno oltre ogni tipo di analisi tattica, situazione finanziaria o qualsiasi dinamica legata ai numeri che sono freddi e poco empatici.

Roma in apnea

Mercoledì Roma era in apnea. Una città bloccata, tesa, con tante speranze risposte in un cassetto che non si apriva ormai da 14 anni. Il volto delle persone era stravolto da una tensione che solo chi è abituato a soffrire può comprendere. La storia della Roma in Europa è crudele, sadica e beffarda. Il popolo giallorosso aveva il cuore straziato da tutte le delusioni provate. La paura di soffrire prevaleva in maniera netta rispetto alla possibilità di saper gioire. Nel cuore di ogni tifoso giallorosso l’ansia spasmodica di subire l’ennesima beffa era nettamente più presente rispetto ala possibilità di godersi un trionfo. La paura blocca, rende nervosi, paralizza qualsiasi emozione positiva. Il tifoso della Roma è un po’ come quelle persone che hanno sofferto troppo per amore e faticano a fidarsi nuovamente delle persone; sono titubanti nel lanciarsi nel folle e imprevedibile sentimento dell’innamoramento che è l’emozione più bella che possa vivere un uomo.

Josè Mourinho: la persona giusta

Questa condizione di blocco invade la testa e il cuore fino a che non arriva la persona giusta. Un giorno, spesso all’improvviso, proprio come quel 4 maggio dello scorso anno, prima o poi entra nella nostra vista quella persona che stravolge ogni piano e ti costringe a lasciarti andare. Mourinho sin da subito ha posto la Roma al centro del palcoscenico, rinunciando a quei riflettori che per curriculum vitae gli sarebbero spettati. I romanisti questo lo hanno percepito bene e poi apprezzato tanto da ripagare quella fiducia che il mister merita. Un olimpico così non si vedeva da anni. Non parlo dei numeri da capogiro registrati allo stadio. I numeri sono freddi. Non voglio parlare di quanti siano andati, ma di COME siano andati i tifosi. Con tutto l’amore del mondo, togliendo quel freno a mano che troppo a lungo ci ha bloccato, creando un canale preferenziale tra il cuore e la gola per poter gridare con tutto quel che si aveva dentro l’amore per la Roma.

Mourinho ha trasformato una rosa di onesti mestieranti in fuoriclasse per un giorno.

Una squadra cambiata

Un capitano spesso criticato per l’atteggiamento in campo, forse troppo frivolo, che puntava alla ricerca dell’estetica, della bellezza un po’ inutile, che si trasforma in un tuttocampista dinamico capace di sradicare palloni ma anche di servirne, capace di posizionarsi sulle linee di passaggio avversarie ma anche di trovarne nuove con la palla tra i piedi.

Un centravanti che tocca il paradiso della Champions League e decide di scendere all’inferno della Conference per dimostrare a Roma e a sé stesso il suo valore.

 Un centrocampista come Bryan Cristante che nonostante fosse un campione d’Europa veniva costantemente criticato e ora è l’ago della bilancia di questa squadra.

Un giovanissimo Romano e Romanista che si sente polacco che ha perso il papà troppo presto e avrebbe potuto abbandonarsi a qualsiasi tipo di eccesso e invece l’unica esagerazione  che si è concessa è quella legata alla dimostrazione del suo enorme talento.

Una difesa che subiva troppi goal più per demeriti propri che per bravura degli avversari che decide di compattarsi ed erigere un muro impermeabile costruito grazie al sacrificio, l’impegno, la concentrazione e tanto lavoro. Un portiere che si rimette in gioco nonostante non avesse più nulla da dover dimostrare e invece per l’ennesima volta risulta decisivo.

Ma soprattutto un talento smisurato, un genio irriverente che grazie alla sua follia riesce a rompere gli schemi di qualsiasi difesa. Un ragazzo sfortunato che dopo due infortuni gravissimi deve dimostrare a tutti che non è mai cambiato o forse sì. Stavolta Zaniolo è pronto a quel passo decisivo per poter passare da giovane talento in rampa di lancio a fuoriclasse affermato e il migliore allenatore al mondo con il quale intraprendere questo percorso è proprio Josè Mourinho.

Il portoghese sembra aver disegnato una squadra basata sull’ordine per poter permettere a Zaniolo di scatenare il caos. Un meraviglioso paradosso che riflette al meglio la classe di Zaniolo e le qualità dello special one, che se viene chiamato così, un motivo c’è.

Il goal immortale

Nulla succede per caso. Il destino e l’universo calcolano ogni cosa in base al cuore delle persone. Il cuore dei romanisti e quello di Nicolò Zaniolo sono grandi e puri e allora c’è stata la ricompensa di chi per tanto ha seminato amore e adesso raccoglie gioia.

Sembra un film di Hollywood il goal di Nicolò Zaniolo e invece è la realtà. Uno stop di petto in precario equilibrio, il 22 stava per cadere e se fosse caduto avrebbe perso il treno per portare in vantaggio la Roma. Una quasi caduta proprio come quella che stava per verificarsi negli infortuni. Spesso i giocatori non tornano più come prima e perdono il treno di una carriera che segue le aspettative de loro talento.

In entrambi i casi invece Nicolò è rimasto in piedi. Zaniolo ha usato tutta la forza che aveva nelle gambe per rimanere in piedi, un impulso che è arrivato direttamente dal cuore. Una volta annullate tutte le precarietà dettate dalle condizioni fisiche è stato facile esprimere il proprio talento. Un colpo di genio, un guizzo da fuoriclasse, un delicato cucchiaio che si alza i centimetri giusti per superare il portiere del Feyenoord e depositarsi in rete. Un lampo di genio che ha restituito il sorriso a una città intera.

Un nuovo inizio

La Roma è cambiata all’improvviso diventando tutto quello che non è mai stata: cinica, matura e baciata da un pizzico di fortuna.

Il valore di questo trofeo è importante perché innesta un imput al cambiamento. Se lo si vuole veramente si può cambiare. Si possono scacciare tutti quei fantasmi e quelle insicurezze che ci bloccano e ci attanagliano e ci tolgono la possibilità di esprimere noi stessi al massimo del potenziale.

Se pensate che tutto questo sia esagerato provateci voi a perdere una finale di Champions e una di coppa Uefa in casa. Provateci voi a non tornare in finale di Champions contro lo stesso avversario che ti aveva tolto la coppa 34 anni prima a causa delle ingiustizie arbitrali. Provateci voi a stare in vantaggio 2-1 in trasferta in una semifinale europea e alla fine perdere 6-2 perché si finiscono i cambi al primo tempo a causa degli infortuni.

Questa gente aveva bisogno e meritava più di chiunque altro tutto questo. Viva la pazza gioia di essere Romanisti!

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