LAZIO-JUVENTUS…-3 GIORNI, 11 DICEMBRE 1994: LA GIOSTRA DELLE EMOZIONI

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ROMA – È la sera di domenica 11/12/1994 e in giornata è scoppiato lo storico conflitto fra Russia e Cecenia mentre la Jugoslavia sta vivendo da 4 anni gli orrori della guerra civile per la disgregazione federale, nei cinema italiani esce “S.P.Q.R.-2000 E 1/5 ANNI FA”, “Zombie” dei The Cranberries è il pezzo più popolare del momento, da una settimana è stata appena commercializzata la “Play Station 1” e nelle menti degli italiani è ancora vivo il dolore della finale mondiale persa ai rigori contro il Brasile negli USA il 17 Luglio.
Ormai mancano solo 2 settimane al Natale ma all’Olimpico si celebra ben altro: per la XIII° giornata di Serie A il posticipo e Lazio-Juventus…il “derby degli sponsor” Cirio-Danone con i bianconeri a lottare per la vetta con il “miracolo Parma” e i biancocelesti a inseguire per la III° piazza…
Cragnotti presiede in “Tribuna Montemario” avendo ingaggiato Zeman a inizio stagione, paladino del 4-3-3 che ha reso famosissimo il “Foggia delle meraviglie” negli anni passati e che sente molto le sfide con gli zebrati essendo nipote dell’ex allenatore Vycpalek, e annovera molti nomi di spicco come Marchegiani, Cravero, Fuser, Casiraghi, Signori, Winter; a Torino l’estate è stata accompagnata da una totale rivoluzione al fine di tornare allo scudetto dopo 9 anni (troppi per la Juve): Chiusano ha preso il posto di Boniperti come presidente, Moggi-Giraudo-Bettega è la nuova “triade dirigenziale”, Lippi rappresenta il nuovo che avanza…un allenatore che non aveva avuto fortuna a Cesena e Napoli ma su cui si poteva ancora scommettere mentre in campo vi sono tanti campioni appena arrivati e non tipo Peruzzi, Ferrara, Sousa, Marocchi, Del Piero. Insomma, se ci aggiungiamo anche la festa di colori sugli spalti gremiti da 65.000-70.000 spettatori (10.000 ospiti) e un arbitro esperto come Bazzoli risulta un spettacolo che può solo lasciare soddisfatti malgrado l’emergenza indisponibili degli zebrati (Baggio, Vialli, Di Livio tutti fuori).
I moduli rispecchiano in pieno gli allenatori…per entrambi un tridente, offensivo e sprecone quello casalingo mentre molto più di copertura e cinico quello ospite; si capisce subito che sarà una partita molto tecnica e aperta: al 20° Rambaudi segna l’1-0 su respinta corta di Peruzzi in mischia dopo altri 3 tentativi nitidi non andati a buon fine, da allora, in soli 17 minuti vengono ammoniti capitan Cravero (espulso al 28° per un ingenuo fallo di mano in attacco a fermare un contropiede) e Ferrara. A seguito del cartellino rosso Zeman toglie Signori (visibilmente in disaccordo con la scelta, che invece di andare in panchina se ne va diretto negli spogliatoi) per inserire Bergodi mentre Lippi butta dentro Grabbi per Carrera appena un minuto prima del pareggio di Del Piero in anticipo sul portiere avversario in uscita al 37° e fino a fine frazione gli zebrati tengono ottimamente il campo creando palle a ripetizione soprattutto sfruttando le ripartenze concesse dalla volontà di attaccare ugualmente nonostante l’inferiorità numerica avversaria.
Alla ripresa la superiorità dei torinesi viene fuori in maniera netta: dopo 53 giri d’orologio proprio l’esordiente subentrato scambia con Conte che arriva sul fondo e crossa per Marocchi che realizza in scivolata a porta vuota colpendo la traversa; solo allora viene tolto Conte per rinforzare la difesa attraverso l’innesto di Porrini al 66° giro di lancetta; la Lazio attacca a testa bassa per pareggiare ma la Juventus non molla nulla e in contropiede da sempre sensazione di assoluta pericolosità, una pericolosità evidenziata al 77° dalla doppietta di Del Piero: destro-sinistro in mezzo a Negro e Favalli sul vertice sinistro dell’area, rientro sul destro e splendida esecuzione balistica a giro sotto l’incrocio dei pali opposto…dirà Massimo Marianella, ai microfoni di “TELE+”: «Un gol fan-ta-scien-ti-fi-co…signori, Del Piero! L’Italia ha trovato un grande campione». La giostra, però, non ha ancora finito il suo giro e a 9′ dal termine lo stesso Grabbi segna l’1-4 in contropiede chiudendo, teoricamente, i giochi ma si sa che con il boemo la questione non finisce fino al triplice fischio…infatti 180” dopo Casiraghi accorcia le distanze e al III° di recupero Fuser realizza il 3-4 con un destro chirurgico all’angolino basso da fuori area.
A fine match ci sta spazio solo per un grande applauso del pubblico, chiaramente fiero della performance offerta da tutti i protagonisti e per le normali ruggini fra le curve rivali fatte di cori e striscioni di sfotto’ reciproci.
A fine anno i capitolini si piazzeranno secondi assieme al Parma, saranno eliminati in coppa nazionale sempre dai bianconeri in semifinale, chiuderanno l’avventura in Coppa UEFA nei quarti con il Borussia Dortmund mentre i sabaudi vivranno l’inizio di un nuovo ciclo vincente dopo 9 anni di, quasi, sola sofferenza: primo storico tris di vittorie in campionato (I° scudetto dei record bianconero con 10 punti di vantaggio nel primo torneo con 3 punti a vittoria), Coppa Italia, Supercoppa Italia e con la sola delusione della sconfitta in finale di Coppa UEFA…2 trofei su 4 ottenuti dopo aver superato gli aquilotti durante il percorso e 4 finali su 4 giocate al cospetto dello stesso Parma per un club che avrebbe vissuto nei 5 anni successivi una delle sue migliori epoche (come anche i laziali).
Sarà emblematica una dichiarazione che farà mister Lippi a fine girone di andata: «Noi stiamo studiando per diventare grandi: quest’estate la Juventus è stata totalmente rinnovata a tutti i livelli, dal presidente ai dirigenti, dal mister ai giocatori…per capire come si vince bisogna conoscere la storia e il passato dei bianconeri, dunque noi stiamo apprendendo la mentalità di questa società per aprire una nuova Era, a fine stagione, poi, vedremo». Beh, si può dire che l’anno sia stato superato quasi a pieni voti per gli “studenti” juventini e il loro “maestro”.

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