
ROMA – È giunta la primavera del 1973 quando i “Beatles” si sono sciolti da 3 anni, mancano 24 mesi alla fine della guerra in Vietnam, l’Italia è entrata nel decennio che sarà ricordato come “gli anni di piombo”, a Napoli sta per scoppiare una terribile epidemia di colera e proprio il 20/5/1973 a Monza muoiono 2 dei più famosi motociclisti della storia nella “Classe 250”: Pasolini e Saarinen.
Per il XXX° e ultimo turno di Serie A (entrato da 7 anni nella riforma dell’autarchia con chiusura quasi totale delle frontiere agli stranieri) i match di cartello sono Verona-Milan, Roma-Juventus, Napoli-Lazio con i rossoneri (in astinenza da tricolore da 5 anni nonché reduci dalla finale di Coppa delle Coppe vinta a Salonicco il mercoledì precedente contro il Leeds di Don Revie passato alla storia come il “Maledetto United”…una finale intensa, drammaticamente stancante) in testa a 44 punti seguiti da bianconeri (detentori dello scudetto), biancocelesti (sorprendente matricola neo-promossa dopo un triennio che potrebbe realizzare un’impresa mai vista nella storia del nostro paese vincendo in 2 anni Serie B e Serie A oltre ad aggiudicherarsi la vittoria l’annata seguente).
I 3 club casalinghi sono tutti già quasi sicuri della salvezza o comunque non hanno molto da chiedere al campionato: in caso di parità in classifica non contano differenze di gol o scontri diretti…si procede allo spareggio in un epoca in cui la vittoria vale 2 punti e basta una segnatura per mescolare tutte le carte in gioco.
Fra gli 80.000 dell’ “Olimpico” troviamo almeno 20.000 juventini mentre in tribuna Anzalone è seduto poco lontano da Boniperti, in panchina ci sono Trebiciani (subentrato a Herrera 5 giornate prima) opposto a Vycpalek (zio del futuro tecnico Zdenek Zeman) con Lo Bello ad arbitrare mentre per capitani vediamo Scaratti da un lato con Furino dall’altro e in campo i nomi noti che sono tanti (Ginulfi, Giorgio Morini, Santarini, Bet, Salvori, Spadoni contro Zoff, Francesco Morini, Cuccureddu, Furino, Capello, Bettega, Anastasi, Causio, l’unico straniero in campo Haller).
I conti sono chiari: la Roma può permettersi qualsiasi risultato mentre la Juventus deve vincere a tutti i costi sperando che Milan e Lazio non facciano altrettanto per non rischiare di prolungare una maratona già estenuante con un finale di annata fittissimo in cui Milan-Juve sarà anche la finale di coppa nazionale oltre a una finale di Coppa dei Campioni imminente Juventus-Ajax…una cosa è sicura, in vetta chi si fermerà sarà perduto.
I moduli sono quelli classici da ambo le parti: 4-5-1 contro 4-4-2 a uomo e da subito la gara si mostra priva di tatticismi con la Roma che confeziona 3 palle gol con Orazi, Spadoni, Franzot ma Zoff si fa trovare pronto sempre in uscita bassa o su conclusioni da fuori area mentre la Juventus prova a piazzare l’assedio con Bettega, Anastasi trovandosi davanti un Ginulfi in ottima giornata; all’inizio delle ostilità la classifica era invariata ma ciò accade solo fino al 17°, quando da Verona arriva la notizia che il Milan è sotto con rete di Sirena (ex senatore dello spogliatoio romanista): in quel momento il trio di testa e tutto a quota 44 punti e si profila addirittura il girone di spareggio a 3 per la prima volta nella storia del campionato…siamo ormai al 29° e i capitolini vanno in vantaggio con Spadoni che realizza di testa l’1-0 decretando che in quel momento, complici i contemporanei 3-1 in Veneto e 0-0 in Campania, la “finale” sarebbe Milan-Lazio tagliando fuori i piemontesi a -1 ed è con questa situazione che si arriva all’intervallo: le emozioni sono state già abbastanza violente per un’intera domenica ma ciò che rende tutto tragicomico è che mancano ancora 45 minuti per poter ribaltare una situazione già esplosiva.
Vycpalek capisce che deve giocarsela all’arma bianca e al ritorno in campo butta dentro la sua riserva di lusso Altafini per Haller schierandosi con un tridente Bettega-Anastasi-Altafini sommato a un duo di costruzione a centrocampo formato da Causio e Capello mentre il solo Furino avrebbe fatto filtro davanti alla difesa…il messaggio è chiaro: da quel momento si deve giocare a una sola porta o i sogni di gloria dei sabaudi saranno spenti definitivamente.
Con l’avvio della ripresa anche Cuccureddu e Longobucco divengono terminali offensivi aggiunti ma gli sforzi degli ospiti vengono capitalizzati solo al 61° quando, proprio il neo-entrato, pizzica di testa la sfera in anticipo sul portiere giallorosso decretando l’1-1 che rimanderebbe ancora il verdetto al girone a 3 mentre, ormai, la sfida si è sbloccata e la Juve vuole il sorpasso che, però, non sembra voler arrivare per la resistenza strenua dei romani intanto che negli ultimi 20 giri d’orologio il Milan viene sommerso trovandosi sotto per 5-1 all’80° scoccato.
I 10 minuti conclusivi vedono prima i rossoneri segnare il 5-2 ma è entro 87°-90° che accade il “terremoto” definitivo con Cuccureddu che, a 3 rintocchi dal termine, raccoglie una palla vagante al limite dell’area romanista ed esplode un destro fulminante che si infila sotto la traversa dando l’1-2 ai suoi oltre a stroncare gli avversari definitivamente…all’89° Damiani sblocca il risultato a Napoli portando la disputa sull’1-3 e spedendo la Lazio all’inferno…al 90° Bigon realizza il 5-3 che rende almeno l’onore delle armi ai meneghini ma ormai la storia è scritta: in soli 180″ si è passati da <<Milan, Juventus, Lazio 44 punti>> e girone conclusivo sicuro a <<Juventus 45 punti, Milan 44 punti, Lazio 43 punti>> sentenziando un verdetto inappuntabile: la Juventus è campione d’Italia per la 15esima volta nella sua storia (e II° consecutiva)!
Ancora oggi su quella domenica si raccontano leggende molto particolari soprattutto da parte dei laziali, secondo i quali quella giornata fu piena di punti oscuri che gli negarono un trionfo, secondo loro, “sicuro”: che i milanesi fossero già sicuri dell’esito grazie a “fonti attendibili” dei piani alti del “Palazzo” ma si fecero male i conti degli altri risultati, che la “Lupa” si sia venduta deliberatamente la gara in favore della “Zebra” per fare un dispetto ai suoi dirimpettai e che la stessa “Vecchia Signora” abbia addirittura destinato un “premio a vincere” ai veronesi e ai napoletani che, infatti, daranno vita a 2 battaglie infuocate sia in campo che negli spogliatoi oltre a inacidire gli animi sugli spalti fra 2 tifoserie, nel caso dei partenopei e gli stessi laziali, che non si amavano già da prima a causa del gemellaggio Roma-Napoli ma che da allora si inizieranno ad odiarsi letteralmente.
Rimangono, però, alcuni interrogativi: perché il Milan sarebbe dovuto entrare in campo demotivato pur essendo sicuro del proprio risultato? Perché la Roma, sapendo la sua rivalità con i torinesi, avrebbe dovuto perdere apposta la partita senza trarne giovamenti diretti se non un semplice dispiacere da dare ai cugini (di certo una soddisfazione in tempi difficili, ma non così grande)? Se la Lazio avesse vinto comunque (condizione indispensabile in tale situazione e non pervenuta), non si sarebbe andati al massimo allo spareggio fra sabaudi e romani o fra meneghini e romani in caso di pareggio contemporaneo coadiuvato da un’eventuale sconfitta juventina (altra variabile non considerata)? Le risposte si sanno, ma forse per alcuni è meglio distorcerle e dare solo la colpa a presunti fantasmi o complotti…
Il bilancio finale della stagione vedrà la Roma piazzarsi XI° in Serie A oltre ad andare fuori ai gironi di fine estate in Coppa Italia e Torneo Anglo-Italiano; la Juventus andrà molto vicina ad essere la prima italiana capace di raggiungere il “triplete” vincendo lo scudetto che abbiamo narrato ma perdendo la Coppa Italia ai rigori contro il Milan oltre alla Coppa dei Campioni contro il mitico Ajax di Cruijff.
Quale sarà il prossimo capitolo del libro eterno di Roma-Juventus? Lo scopriremo insieme…

