
VERONA – Sono passati 26 mesi dall’1-1 precedentemente narrato e Verona-Roma è, ormai, una classica del calcio italiano sapendo che l’anno passato fu pure una finale di Coppa Italia che vide il trionfo dei giallorossi favoriti ma adesso la storia è radicalmente cambiata…
Siamo a marzo del 1985 e, mentre la Mala del Brenta monopolizza il nord-est del nostro paese nell’epoca del “boom economico” di quella stessa zona intanto che la penisola si gode gli anni del benessere maggiore dal 1960, “Glory days” di Bruce Spingsteen monopolizza le radio con la Serie A che sta entrando nel vivo degli ultimi 60 giorni di battaglia prima che si assegni lo scudetto.
Per il XXI° turno la gara con il maggiore tasso tecnico è ancora Verona-Roma (proprio i romanisti vengono vivono un periodo terribile: l’eliminazione clamorosamente inattesa della settimana trascorsa in casa contro il Parma a causa dei 2 pareggi per 0-0 in Emilia seguito dall’1-1 che pone fine al loro cammino e torneranno in campo il mercoledì seguente per l’andata dei quarti di Coppa delle Coppe in casa del Bayern Monaco…trasferta amarissima che si chiuderà 2-0 per i padroni di casa malgrado una Roma tutt’altro che da buttare) con un gioco di specchi che vede i ruoli rovesciati: i veneti comandano la vetta a +1 sull’Inter mentre i capitolini si stanno giocando l’Europa con Juventus, Milan, Sampdoria; quella domenica potrebbe ancora mischiare tutto sapendo che al “Bentegodi” entrambe si giocano un crocevia fondamentale della propria annata con Bagnoli ed Eriksson (nuovo direttore tecnico assieme a Clagluna) che fanno affidamento su assetti speculari come il 4-4-2 dei gialloblù e il 4-5-1 dei giallorossi (al netto delle pesanti assenze di Nela, Falcao, Pruzzo, Graziani) diventato 4-4-2 con l’entrata di Antonelli intanto che Guidotti con Viola assistono fra i 40.000 sugli spalti di cui circa 8000 romanisti.
Le formazioni recitano:
[Garella;
Volpati-Fontolan-Tricella (cap.)-Marangon;
Bruni (86° Ferroni)-Fanna-DiGennaro-Briegel;
Galderisi-Elkjaer],
[Tancredi;
Oddi-Bonetti-Righetti-Maldera;
Conti (cap.)-Cerezo-Giannini (46° Chierico)-Ancelotti (84° Antonelli)-Buriani;
Iorio].
Fra i fuoriclasse di maggiore spessore annotiamo, oltre ai capitani e nazionali Tricella-Conti (divenuto tale dopo l’addio di DiBartolomei in favore del Milan l’estate addietro), il tedesco vincitore dell’europeo in casa nostra del 1980 nonchè vice-campione del mondo nel 1982 dinanzi ancora a noi Briegel, il danese terribile Elkjaer, il brasiliano Cerezo e la schiera di giovani emergenti in maglia azzurra tipo DiGennaro, Galderisi e Ancelotti.
Casarin capisce subito che dovrà tenere il pugno duro per far in modo che la gara non degeneri in rissa ma il I° tempo riserva più contrasti che occasioni sapendo che la Roma fa molto leva sui tiri da lontano dei 3 centrali in zona nevralgica oltre che sugli inserimenti di Iorio pur non centrando mai il bersaglio, al contrario dei padroni di casa che impegnano Tancredi 2 volte con interventi molto importanti e con la traversa colpita da DiGennaro su punizione anche se succede tutto perché nulla cambi e all’intervallo siamo ancora 0-0.
L’avvio di ripresa evidenzia il cambio di Chierico per Giannini allo scopo di lavorare maggiormente sulle fasce spostando Buriani in mediana e Ancelotti in regia ma proprio ora si evidenziano tutti i difetti strutturali che un centrocampista di cerniera come “il principe di Frattocchie” permetteva di nascondere: il tandem d’attacco veronese prende il sopravvento portando Galderisi al tiro 3 volte ed Elkjaer altre 2 senza tralasciare che Fanna inizia a spadroneggiare in zona nevralgica assieme a DiGennaro; corre il 70° e i padroni di casa già potrebbero sbloccare la situazione per un contatto Buriani-Galderisi in area ma non vi è tiro dal dischetto…trascorrono appena 5 giri di lancetta ed è ancora un sontuoso Fanna a recuperare un pallone a 25 metri dalla porta in modo da calciare ma Bonetti devia spiazzando Tancredi in favore dell’attaccante danese: a quel punto è un gioco da ragazzi per Elkjaer tuffarsi in scivolata sulla riga di fondo e depositare in rete l’1-0 fra le proteste degli avversari per un presunto fuorigioco non ravvisato. Da allora si annotano solo momenti di nervosismo con Conti espulso nel finale e alcune sostituzioni che servono a confermare il copione recitato dal tabellino: padroni di casa a difendersi strenuamente e ospiti a provarle tutte pur di riequilibrare la posta.
A fine match lo stadio ribolle di passione sapendo che l’Inter ha chiuso sullo 0-0 la trasferta a Como: a 9 giornate dal termine si ha un risicato ma positivo +2 in favore degli scaligeri e per il II° anno di fila il Verona si impone 1-0 sui capitolini fra le mura casalinghe mentre i romani vedono sempre più lontano l’accesso all’Uefa sapendo pure i risultati dagli altri campi (Juve, Milan, Samp tutte vincenti nei confronti casalinghi dinanzi a Cremonese, Napoli, Udinese).
A maggio il Verona scriverà la storia raggiungendo il suo apice: vincerà, davanti all’Inter, il suo unico scudetto ed unico tricolore nella storia del nostro calcio ottenuto da una squadra non capoluogo di regione dall’epoca del girone unico nel campionato che farà registrare la maggiore affluenza media settimanale, oltre che globale, di spettatori fra tuttti gli impianti calcistici italiani di livello professionistico senza contare il monopolio del “prodotto calcio” sul piano radiofonico e televisivo soprattutto in occasione delle competizioni europee in esclusiva sulla RAI mentre la Coppa Italia li vedrà crollare nei quarti subendo la rimonta per 5-1 sempre in casa dei nerazzurri all’extra-time dopo il 3-0 dell’andata; a Roma si subirà l’onta del VII° posto e mancato accesso alle coppe dopo 4 stagioni sul podio considerando pure l’eliminazione nei quarti di coppa nazionale contro il Parma (arrivato ultimo in Serie B e retrocesso in LegaPro) per il gol in trasferta a seguito di 2 pareggi e l’uscita nei quarti di Coppa delle Coppe contro il BayernMonaco semifinalista.
Verona-Roma non ha ancora finito di raccontarci la propria storia…gustiamocene insieme altre pagine.
