_ROMA- Se tre indizi fanno una prova, tre mesi bastano e avanzano per capire che razza di allenatore la Roma si ritrova in panchina. Si perché all’indomani di un’impresa storica per la Roma compiuta tra l’altro di fronte a 2 squadre additate ad essere protagoniste nella odierna edizione della Champions, bisogna valutare il peso dei meriti da ascrivere ai protagonisti. Gran parte dei meriti per questa storica qualificazione, vanno proprio all’ex giocatore giallorosso (senza svilire l’importantissimo ruolo svolto dai giocatori) che in poco tempo è riuscito a plasmare la squadra a sua immagine e somiglianza. “Mai prima d’ora avevo visto un allenatore della Roma, fare così bene nei primi 6 mesi di gestione”. Parole e musica di Daniele De Rossi attuale capitano e simbolo della squadra. Eppure l’inizio era stato traumatico, con tanto di rischio rottura una sera d’agosto in quel di Vigo, al termine di un’amichevole che la Roma aveva perso per 4-1 con musi lunghi all’interno dello spogliatoio soprattutto da parte dei senatori. Eppure la Roma bella, divertente e pure concreta di questo periodo, è nata proprio in quei giorni. Il mister ha ascoltato tutti poi ha fatto di testa sua; è arrivata una vittoria a Bergamo campo ostico per eccellenza per la Roma, una sconfitta da ufficio inchieste contro l’Inter, con dominio assoluto per 60’ ed una serie di risultati postivi che ha portato pure al record di 12 vittorie esterne consecutive, striscia interrotta dalla manata di De Rossi che ha portato al pareggio di Marassi contro il Genoa. Nemmeno il costante confronto con chi sedeva prima su questa panchina, è riuscito a scalfire il lavoro di questo ragazzo che sta riuscendo come nessuno mai, ad essere l’allenatore di tutti, dai giocatori che utilizza in modo intelligente pescando in tutta la profondità della rosa, alla società che si ritrova in casa un signor tecnico che ha valorizzato alcuni elementi e rivalutato altri (leggi Gerson o Juan Jesus che sembravano finiti ai margini della squadra), fino ai tifosi che forse per la prima volta nell’era americana, si ritrovano un rappresentante della propria romanità, seduto sulla panchina. E’ ancora presto per sapere dove arriverà questa squadra, ma ad oggi bisogna riconoscere il grande valore del lavoro fatto da un mister che sta bruciando tutte le tappe per cercare di interrompere una moria di risultati (leggasi trofei alzati), che dall’avvento degli americani ad oggi sta diventando una macchia nella gestione USA, all’alba poi di una decisione, il via libera alla costruzione dello stadio, che davvero potrebbe cambiare la storia di questa squadra. Il comandante per riprendersi il mondo come la storia di Roma racconta, c’è già, basta solo seguirlo e soprattutto lasciarlo lavorare
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