Timeout Channel

Il Portale dello Sport

LIONELLO MANFREDONIA: IL CUORE CONSIGLIA E TRADISCE

Condividi l'articolo

ROMA – Vi sono storie che sconvolgono chi legge per i connotati che assume il protagonista in questione: umiltà, impegno, abnegazione.
Partiamo da queste caratteristiche per descrivere quella che fu l’insospettabile ascesa di un gregario della periferia romana nella seconda metà degli anni ’50 per arrivare a vincere in Italia e fuori: è l’inverno del 1956 quando il paese sta per entrare nel “boom economico” e, nella capitale, nasce Lionello Manfredonia…l’uomo che fu consigliato e tradito dal cuore.
Cresciuto giocando a pallone per strada come tutti i talenti della sua epoca, iniziò a giocare nel ruolo di libero per poi disimpegnarsi nel prosieguo della carriera anche come stopper o mediano a inizio anni ’80 (destando grande ammirazione in tutti i suoi allenatori principali: Maestrelli, Corsini, Clagluna, Trapattoni, Liedholm, Radice, Bearzot). 
Venne ingaggiato dalla Lazio di Lenzini in età adolescenziale scalandone la trafila delle giovanili per 5 anni: 1971-1975, vincendo lo scudetto under-23 nel 1973/74 (stesso anno del I° tricolore nella storia biancoceleste) e lo scudetto primavera nel 1975/76 (con esordio in Serie A nel 2/11/1975)…entrambi ottenuti assieme ai compagni Agostinelli, Di Chiara oltre all’amico Giordano (esordiente fra i professionisti appena un mese prima del difensore). 
Il 3/12/1977 gioca la sua I° gara in nazionale durante Italia-Lussemburgo 3-0 per le qualificazioni ai mondiali di 6 mesi dopo, collezionando in totale 15 apparizioni con 0 gol (11 in under-21 e 4 in I° squadra) ma non farà neanche un minuto in tornei internazionali pur essendo stato convocato per “Argentina 1978” e la sua avventura in azzurro si esaurisce proprio in quel momento.
Il 23/3/1980 finisce in manette assieme a Cacciatori, Wilson, ancora Giordano nel post-match di Pescara-Lazio con l’accusa di calcioscommesse: subirà 3,5 anni di squalifica condonati a 1,5 solo dopo la vittoria dell’Italia in coppa del Mondo nel 1982 che gli permetterà di tornare nell’autunno seguente a giocare come incontrista per riportare in massima categoria i suoi a seguito di un lungo triennio in cadetteria dovuta proprio alla retrocessione d’ufficio del 1980, il sogno si realizza e la squadra torna ai massimi livelli; chiuderà il suo decennio (1975-1985) con l’ulteriore declassamento per meriti sportivi con gli aquilotti nel 1985 vantando 234 presenze (165 in Serie A, 36 in Serie B, 28 in Coppa Italia, 5 in Coppa UEFA), 24 mesi da capitano e 10 reti (4 in Serie A, 4 in Serie B, 2 in Europa) entrando nella classifica dei giocatori più legati alla società romana dietro a mostri sacri come Nesta ma il suo futuro sarà altrove…
Proprio nell’estate del 1985 la Juventus di Agnelli, Boniperti pensa a lui e a Laudrup per rinverdire la tradizione dei grandi mediani e delle ali bianconere, il “Trap” lo inserisce subito nel cuore del gioco per il suo nuovo 4-5-1 al fine di tornare al tricolore dopo 2 anni, di continuare a esercitare la propria egemonia in Europa e negli altri continenti: giocherà a Torino per 2 stagioni (1985-1987) ergendosi a titolare inamovibile fra nomi di spicco a livello di Tacconi, Cabrini, Scirea, Platini, Serena…questo sarà anche il suo momento di maggiore gloria grazie alla I° Coppa Intercontinentale nel dicembre 1985 e all’unico titolo nazionale professionistico nel 1985/86 dopo un’estenuante corsa risolta solo all’ultimo contro gli ex cugini della Roma; il soggiorno in riva al Po si conclude con 77 gettoni (51 in Serie A, 15 in Serie B, 10  in Coppa dei Campioni, 1 in Coppa Intercontinentale) sommati a 10 segnature (7 in Serie A, 3 in Coppa Italia) con totale assenza di ritorni al passato ma ormai il suo tempo è scaduto: il cuore lo riporta nella capitale e quello che accadrà è incredibile…
L’estate del 1987 la Roma ha appena venduto il neo-capitano Ancelotti al Milan dopo altri pezzi pregiati ceduti nelle annate precedenti (Falcao, Di Bartolomei, Cerezo) e investe 3 miliardi proprio per prendere Manfredonia come rincalzo…è l’inizio di una nuova Era a Trigoria poiché la Curva Sud, tradizionalmente unita dal 1977 nel “C.U.C.S.” (Commando Ultrà Curva Sud), si scinde in 2 gruppi: “Vecchio Cucs” per tutti quelli che tifavano solo la maglia senza distinzioni di chi la vestiva, “G.A.M” (Gruppo Anti Manfredonia) per chi non sopportava l’oltraggio di dover vedere un ex capitano della Lazio indagato per illecito sportivo e vincitore del campionato con la Juventus con indosso la maglia della Roma; sarà un’estate bollente con violente contestazioni nel ritiro estivo giallorosso fatto di striscioni canzonatori e minatori per il giocatore tipo «Manfredonia ti acce-ttiamo» (con un’ascia vicino alla faccia dell’atleta) oltre per chi lo aveva comprato…una contestazione che esploderà definitivamente a settembre in Coppa Italia con i ferocissimi scontri fra gli stessi supporters dei lupacchiotti nella gara con il Genoa allo stadio “Flaminio”: il giorno dopo il giornale cittadino titolerà «LA NOTTE DI CAINO: LOTTA FRA FRATELLI».
In un clima simile chiunque reputerebbe giusto rescindere subito il contratto ma non in questo caso: il centrocampista accetta la sfida e anzi, promette che avrebbe dato tutto per la sua nuova bandiera soprattutto perché comprendeva l’astio della piazza e si sentiva in dovere di dimostrare ancora di più la propria professionalità; saranno 3 stagioni estremamente riassuntive (73 comparse in Serie A, 17 in Coppa Italia, 4 in Coppa UEFA) con egregie dimostrazioni di condizione ed atletismo malgrado l’età (4 gol in campionato, 2 in coppa nazionale) che, però, si concluderanno nel modo più drammatico e inaspettato…
Il 30/12/1989, per la XVII° e ultima giornata d’andata, si gioca Bologna-Roma a -5 °C e corre il 6° minuto quando il nostro protagonista rinvia un pallone lontano nel settore ospiti per scongiurare una minaccia avversaria accasciandosi pochi secondi dopo a terra senza respirare…Cabrini e Giordano, suoi ex compagni e in quel momento componenti del team rossoblu’, sono i primi a rendersi conto della gravità del momento chiedendo di entrare ai soccorsi per praticare il massaggio cardiaco all’amico in un clima drammatico sotto tutti i punti di vista: nessuno dei presenti riesce a concentrarsi sulla disputa e a fine partita il primo pensiero è di recarsi insieme in ospedale dove Lionello ha ripreso conoscenza solo parzialmente prima di finire in coma, da cui si sveglierà il 2/1/1990…la vita è salva, ma la carriera è finita a causa della diagnosi di un brutto problema cardio-circolatorio: solo allora il giocatore più contestato della storia del calcio romano riceverà il giusto tributo come un uomo sempre rispettato pure se poco amato come lui…proprio lì finirà la sua attività agonistica, proprio a causa di quel cuore che lo aveva portato alla Lazio prima e alla Juventus poi tradendolo con la Roma.
L’esperienza successiva da dirigente e scopritore di talenti in varie squadre di provincia gli ha dato buone soddisfazioni facendolo rimanere nel calcio ma Roma con Torino, soprattutto, non potranno mai dimenticare un così inappuntabile professionista in campo e fuori, un libero tanto fluido quanto arcigno in marcatura da stopper o mediano…difesa o centrocampo non faceva differenza, la sostanza era sempre infinita: Lionello Manfredonia, l’uomo che fu consigliato e sbeffeggiato dal cuore.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.