
ROMA – Quando si giunge al novembre del 2000 il mondo sta vivendo un momento decisamente particolare: Al-Qaeda è la più grande organizzazione terroristica del pianeta, i movimenti “No Global” imperversano in vari paesi ad ogni riunione politica riguardante le economie internazionali dando vita a feroci scontri con le forze dell’ordine, Sidney ha ospitato le prime olimpiadi del nuovo millennio nel settembre passato e la Serie A è ricominciata da un mese mettendo subito sul piatto un duello furioso per il tricolore avendo nel ruolo della protagoniste la Roma con la Juventus.
Per l’VIII° giornata di campionato il posticipo della domenica è Roma-Fiorentina con i giallorossi capolisti e i viola impantanati nella bassa classifica…i presidenti Sensi e Cecchi Gori siedono in tribuna d’onore mentre i navigati allenatori Capello e Terim tengono in pugno le panchine, Cesari è il direttore di gara avendo i capitani Totti con Rui Costa a esplicare eventuali perplessità; i moduli sono un inno al tatticismo ma senza penalizzare la tecnica: 3-4-1-2 e 3-5-2 con molti campioni italiani (Cristiano Zanetti, Tommasi, Delvecchio e Toldo, Di Livio, Chiesa) uniti a tantissimi stranieri (Cafu’, Zago, Aldair, Zebina, Candela, Batistuta e Repka, Nuno Gomes).
Questa partita iniziò a regalare emozioni da ben prima del fischio d’inizio: le 2 squadre sono appena entrate sul terreno di gioco per il calcio d’inizio quando Batistuta si gira e va verso il settore ospiti a salutare 5.000 di quelli che, nei 9 anni passati, sono stati i suoi tifosi venerandolo come un Dio…i 60.000 supporters casalinghi capiscono e applaudono (10 anni racchiusi in una partita, troppo tempo per fare finta di nulla).
La disputa ha subito un copione scontato: la Roma attacca ma la Fiorentina non si scompone soprattutto per l’eccellente lavoro di Di Livio, Torricelli a presidio delle fasce di Candela, Cafu’ mentre Rui Costa dà parecchi grattacapi a Tommasi e Totti viene seguito a vista da Rossi con Delvecchio fuori serata oltre a Batistuta completamente perso nelle sue emozioni…il primo tempo scorre fra le ammonizioni di Zanetti per un fallo inutile, Zebina e Nuno Gomes per scorrettezze reciproche oltre a uno sterile tentativo di assedio dei capitolini che non porta a nulla.
Al ritorno dagli spogliatoi i lupi ripartono cercando di chiudere gli avversari nella loro area ma apparte qualche punizione deviata da Toldo o una serie di mischie in cui fanno buona guardia i difensori l’attacco romanista sembra spuntato e arrugginito intanto che Bressan sostituisce Gomes al 54° e Repka, Vanoli, Pierini, Torricelli si vedono tutti sventolare il giallo per una serie di infrazioni a ripetizione che denotano un evidente calo fisico da parte dei gigliati; al 67° pure Capello capisce che deve cambiare qualcosa e mette Montella per Delvecchio inserendo pure Guigou per il già ammonito Zanetti nell’ultimo quarto di partita dando quella che sarà la svolta del match…a 10′ dalla fine viene cambiato anche il marcatore del capitano giallorosso con l’innesto di Rossitto per Rossi ma ormai il destino ha deciso che le emozioni devono essere fortissime e struggenti: corre l’82° quando proprio Guigou si porta sulla trequarti, serve Zago che alza il pallone e lo restituisce all’uruguagio che appoggia di testa a “Batigol”…il bomber argentino non ci pensa 2 volte e dai 30 metri incolla un destro al volo che supera i 100 km/h spegnendosi sotto la traversa oltre a regalare un momento tra i più commoventi di quella stagione: Batistuta non solo non esulta, ma viene sommerso dall’abbraccio dei suoi compagni nascondendo il suo pianto oceanico in preda a un grumo inestricabile di sensazioni e pensieri…felicità e dispiacere si mescolano nel cuore di un uomo vero, duro, puro, verace come il bomber sudamericano; sembra tutto perfetto, ma mancano ancora 8 giri d’orologio in cui Chiesa prende il posto di Torricelli mentre Totti esce per Assuncao denotando un rovesciamento di assetti per gli ultimissimi istanti: 3-5-2 contro 3-4-3 ma non ci sta più nulla da fare…
Al triplice fischio la marcia scudetto romanista riparte con rinnovata convinzione mentre il momentaccio fiorentino si fa sempre più lungo…a giugno successivo nella capitale si celebrerà il III° scudetto della bacheca giallorossa mentre le coppe riserveranno 2 delusioni con le esclusioni negli ottavi di Coppa Italia davanti all’Atalanta e nei quarti di Coppa Uefa contro il Liverpool futuro vincitore; nel capoluogo toscano ci si accontenterà di un mesto IX° piazzamento e di un uscita terribile al I° turno di Uefa contro l’Innsbruck attenuato però dalla conquista della VI° coppa nazionale (ultimo trofeo sollevato in riva all’Arno fino ad oggi) ottenuta a spese del Parma…come nel 1969 entrambi i trofei principali del paese finiranno lontano dal nord.
Roma-Fiorentina non è storia del calcio…è leggenda, è epica, è antologia di questo paese e noi ci auguriamo che la prossima volta confermi le aspettative.
