Imbattuto all’esordio contro il Torino, il portiere debutterà lunedì a Roma per esorcizzare l’eredità Alisson
ROMA – Il numero dieci no, quello è già stato messo da parte da un po’ dalle parti di Trigoria. E poi lui i rigori non può sbagliarli, al massimo cerca di pararli. Chissà quanti però, lunedì si immedesimeranno in quelle note lì che ieri hanno portato Cesare Cremonini a vincere il disco di platino. “Nessuno vuole essere Robin” è la canzone, anche se poi c’è un altro Robin, all’anagrafe Olsen, che di raccogliere l’eredità di Alisson (e un po’ anche quella di Szczesny) non ha paura. Proprio come se Alisson fosse anche un po’ suo amico, quel supereroe in grado di sconfiggere crimini e mali. Batman, in altre parole, che solo a dirlo ti mette ansia eccome. Ma non a uno che viene dalle terre glaciali scandinave, un po’ svedese e un po’ danese per natura (famiglia) e definizione (carriera). Perché poi pazienza se “tutti col numero dieci sulla schiena, e poi sbagliamo i rigori. Ti sei accorta anche tu che in questo mondo di eroi nessuno vuole essere Robin…”. Olsen qualche battaglia l’ha già affrontata. Vincendola, anche.
SLIDING DOORS – E magari qualcosa nella sua vita giallorossa è già girato, esattamente domenica scorsa a Torino, quando nella ripresa quel tiro di Baselli avrebbe potuto rovinargli l’avventura giallorossa quasi prima di vederla sbocciare. E invece a volte le slinding doors sono proprio lì per cambiarti destino, futuro, anche considerazione se vogliamo. Fosse entrato quel pallone oggi Olsen sarebbe già sul banco degli imputati, dopo quell’errore invece lo svedese si è sciolto, quasi buttandosi alle spalle ogni timore e piazzando pure qualche bella parata sparsa qua e là. Anche se poi il battesimo del fuoco arriverà davvero lunedì, quando farà il suo esordio da titolare all’Olimpico contro l’Atalanta, probabilmente la squadra più in forma di tutto il campionato italiano. Quello stesso Olimpico dove negli ultimi tre anni i tifosi giallorossi sono stati abituati a godersi le parate (spesso anche decisive) di gente come Szczesny e Alisson, non certo due numeri uno banali. Olsen sta lavorando forte per non farli rimpiangere, tanto che spesso costringe anche il preparatore dei portieri Savorani a dei piccoli lavori extra, soprattutto sui fondamentali.
MISTER CLEAN SHEET – Che poi la settimana di Olsen non possa essere una settimana come le altre lo si era già intuito, considerando che questa sera il portiere svedese si ritroverà davanti alla tv per vedere con occhi interessati Atalanta-Copenaghen. Un po’ per studiare proprio l’Atalanta, molto per dare seguito al cuore e fare il tifo per i suoi ex compagni. “Tutti dicono che i portieri siano un po’ pazzi, ma lui è sempre stato un ragazzo assolutamente normale, dal carattere molto calmo e dotato di humour – ha detto Anton Scheutjens, ex preparatore dei portieri del club danese –. Robin è uno che dà sempre tutto sul campo e non si preoccupa del giudizio dei media”. Con il Copenaghen Olsen si è rilanciato, vincendo un titolo, una coppa danese e stabilendo il record di gare senza subire gol della Superliga danese (19, il record precedente era di 17 di Stephan Andersen). E magari andrà a caccia di Alisson anche qui, un altro che di clean sheet a Roma se ne intendeva eccome (la scorsa stagione per lui furono in tutto 22: 17 in campionato e 5 in Champions). Olsen il primo lo ha piazzato a Torino, anche se con un pizzico di fortuna, su quel tiro di Baselli.
L’ADATTAMENTO – Intanto Olsen ha capito che per colorare la sua avventura giallorossa il prima possibile è fondamentale la lingua, l’italiano. Si sta mettendo sotto, sa che il portiere deve parlare, dialogare, farsi sentire. Le parole chiave già le sa e le usa ancora, ma se qualcosa è rimasto della partita di Torino sono proprio quegli sguardi un po’ così in alcune situazioni chiave. Esattamente quelli di uno che vorrebbe dire qualcosa ma ancora non ha le parole giuste. Ecco, in attesa che anche l’italiano migliori Olsen va alla conquista dell’Olimpico. Esattamente dove nel 2001 un altro Batman, Antonioli, vinse lo scudetto. Di quella Roma lì Antonioli era considerato un po’ il punto debole, chissà che Robin non voglia cambiare anche qui un pezzo di storia.
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