
ROMA – Csmbia il tecnico, varia il modulo, ma la Roma continua a prendere bastonate a destra e a manca. E poco importa se il rigore concesso da Rocchi è da denuncia all’ufficio inchieste, perché la pochezza dei giallorossi è imbarazzante. In una stagione piena di record negativi, l’aver dato alla Spal 6 punti in questo campionato, rappresenta l’ennesimo tassello da relegare nella bacheca degli orrori. Parlare di quarto posto a questo punto, è più fantasia che realtà; anzi quello che preoccupa è il ruolino di marcia di Lazio, Atalanta e Samp che potrebbero escludere la Roma pure dalla zona Europa League. La gara di Ferrara è l’emblema del campionato: la squadra di Ranieri giochicchia per 20’ spreca l’imponderabile ed appena subisce il gol sparisce dal campo. E così preso il gol di Fares di testa ( con cross dalla trequarti leggibilissimo dall’intero pacchetto difensivo, Olsen compreso), la Roma non reagisce e si consegna passivamente ad una Spal impaurita ed incerta, ma vogliosa di ritrovare una vittoria che mancava da tempo immemore. Nella ripresa Ranieri si gioca le pochissime carte a propria disposizione, causa gli infortuni, per cercare di cambiare il senso de match, inserendo Perotti e Zaniolo. L’effetto ottenuto sembra vincente visto che il gioiellino ex Inter si guadagna un calcio di rigore e l’esterno argentino lo realizza. È da qui però che iniziano gli orrori di Rocchi, mai troppo fortunato con la Roma: prima omette il rosso al difensore spallino reo del fallo su Zaniolo, poi punisce un intervento di spalla di Jesus, col rigore che poi varrà il successo per gli uomini di Semplici. Da qui e di tempo ce ne sarebbe, ci si aspetta un assalto all’arma bianca dei giallorossi che invece producono una sola occasione con Dzeko, il cui diagonale è respinto benissimo da Viviano. È addirittura la Spal ad andare vicino al gol con un colpo di testa di Cionek che pizzica la traversa con Olsen chiaramente fuori causa. Finisce così un’altra partita che ha messo in luce (se ancora ce ne fosse stato bisogno) tutti i limiti di una rosa scarsa e senza motivazioni che, nonostante il mister nuovo, ha deciso di vivacchiare fino al termine del campionato. A quel punto sarà la società a dover intervenire per liberarsi di quei giocatori che non servono alla causa, chiunque sia l’allenatore, che siederà sulla panchina nella prossima stagione.
