Nazionale, Conte: “Ci sono squadre forti, ma non abbiamo paura di nessuno” (rs web Repubblica.it)

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Chiuso lo stage a Coverciano, il ct ribadisce alcuni concetti chiave incontrando bambini e ragazzi dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma: “Europei esperienza straordinaria, divertiremo l’Italia”

ROMA – Partitella tredici contro tredici a ranghi misti e una serie di ripetute su lunghe e brevi distanze per la Nazionale italiana, nell’ultimo allenamento dello stage sostenuto a Coverciano. Nella fase dedicata alla parte atletica, tra scatti ripetuti a distanze variabili e cambi di direzione, il commissario tecnico azzurro e il suo staff hanno sollecitato i giocatori a mantenere ritmi particolarmente intensi, verificando i tempi e la resistenza di ciascun atleta. Esclusi da quest’ultima fase i portieri che hanno lavorato con il preparatore Gianluca Spinelli, su un altro campo. Al termine della seduta azzurri liberi di tornare a casa. Il nuovo raduno della Nazionale, sempre a Coverciano, entro le ore 12 di martedì 24 maggio: il giorno prima Conte diramerà la lista dei convocati per il ritiro pre-Europei, mentre entro il 31 maggio dovrà essere inviata alla Uefa la lista definitiva dei 23 che voleranno in Francia.

CONTE: “CI SONO SQUADRE PIU’ FORTI MA PAURA DI NESSUNO” – “E’ il secondo anno come ct dell’Italia, abbiamo iniziato con le qualificazioni all’Europeo e ora ci apprestiamo a vivere questa esperienza straordinaria e ci auguriamo di divertire e fare belle cose”. Queste le parole del ct, che ha incontrato la squadra di bambini e ragazzi dell’Ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma prima di assistere alla finale di Tim Cup tra Juventus e Milan allo stadio Olimpico. “Di quale squadra abbiamo più paura? Paura non è una parola che ci appartiene, il termine più giusto è rispetto e lo abbiamo nei confronti di alcune squadre che in questo momento possono schierare sulla carta giocatori molto forti – spiega Conte rispondendo alle domande dei bambini e ragazzi – Tra queste Germania, Francia, Belgio, Spagna, Portogallo e Inghilterra. Però non dobbiamo avere paura di nessuno perché crediamo nel lavoro che stiamo facendo, poi aspetteremo il giudizio del campo che è sempre galantuomo. Lì dovremmo dimostrare di meritarci rispetto”. L’ex tecnico della Juventus rivela che l’attuale incarico è il coronamento di qualcosa che aveva dentro: “Allenare l’Italia è un sogno che si è realizzato, che spetta a pochissime persone ed è un motivo di orgoglio e soddisfazione. Ho sempre invidiato i ct del passato, ora tocca a me andare all’Europeo e ho grande emozione, entusiasmo e stimolo. So che dietro di noi ci sarà un’intera nazione a spingerci per farci superare qualsiasi tipo di ostacolo, questa esperienza mi rimarrà per sempre”.

“IMPORTANTE IL CONTATTO COSTANTE CON I GIOCATORI” – “Il giocatore più forte che ho allenato? Faccio fatica a fare dei nomi, perché ho sempre inteso il concetto di calcio come squadra. Ho allenato grandi campioni ma quello che mi ha sempre impressionato è la disponibilità di questi calciatori e più erano importanti e più avevano umiltà e disponibilità. Il campione si riconosce anche nei comportamenti, negli atteggiamenti, nell’essere di esempio durante gli allenamenti. E’ più importante la testa o il fisico? Il titolo della mia biografia è ‘Testa cuore e gambe’, questo ti fa capire che prima c’è la testa che indirizza, poi c’è il cuore che ti permette di superare qualsiasi avversità e alla fine ci sono le gambe – prosegue il commissario tecnico che sottolinea anche l’importanza del contatto costante con i giocatori – E’ importante avere il contatto quotidiano con i calciatori, un allenatore deve essere anche bravo a cercare di migliorare i propri calciatori, non solo dal punto di vista tecnico-tattico, ma della mentalità e di far capire che significa il sacrificio, e l’umiltà a volte, il contatto quotidiano è molto importante se si vuole intervenire su tanti fattori”.

“GLI ALIBI NON SERVONO A NULLA, NON SOLO NEL CALCIO” – Le domande dei ragazzi hanno spaziato anche sulla vita e sui sogni del commissario tecnico azzurro. “Io penso che tutti da bambini quando iniziamo a veder rotolare una palla come primo pensiero abbiamo quello di diventare calciatori, finché ce lo auguriamo solo noi va bene, ma quando se lo augurano anche i genitori diventa pericoloso, perché non dobbiamo mai dimenticare che il bambino deve prima di tutto divertirsi, se ha qualità e capacità ha la possibilità di diventare un calciatore, ma non deve essere un obbligo o un peso. Il mio papà era presidente di una squadra di calcio di terza categoria, con il settore giovanile, sono nato con il pallone, ho sempre pensato di giocare a calcio, il mio sogno era quello, ma i miei genitori hanno messo vicino al calcio sempre lo studio. Gli alibi quanto sono negativi? In tutte le situazioni non solo calcistiche gli alibi non portano a nulla, sono un rifugio per non essere riusciti a far fronte a superare una situazione. Chi è a capo di una struttura è importante mandi sempre dei messaggi positivi, trovare degli alibi significa mandare dei messaggi negativi e non va bene”.

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