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Staff medico e preparatore atletico sotto accusa per i tanti infortuni: Biglia e Bastos fuori due mesi, Marchetti e Basta ko. Inzaghi è nei guai

Lotito ci ha provato, i risultati non sono positivi. La rivoluzione dello staff medico della Lazio ha prodotto l’ingresso di professionisti importanti, così come lo erano quelli che sono stati allontanati, ma il prodotto finale non è cambiato.

Era il 18 agosto, la fine di un’era: «Coordinatore staff medico e consulente ortopedico Fabio Rodia; medico sociale Massimo Razzano». Poche parole sul sito biancoceleste per annunciare che Roberto Bianchini, Stefano Salvatori e Stefano Lovati non sarebbero stati più i medici di riferimento della squadra.

Dopo oltre un mese nessun miglioramento, anzi la sensazione diffusa che la rifondazione non abbia portato gli effetti sperati. La gestione degli infortuni di Bastos, che già dalla partita con la Juve aveva accusato un problema muscolare fino ad arrivare allo stiramento di secondo grado avuto a Milano (è pure rimasto 45 minuti in campo aggravando la situazione) e di Biglia è stata un clamoroso flop. Certo, i giocatori hanno le loro responsabilità, ma togliere di mezzo per sessanta giorni due giocatori fondamentali per la Lazio è stato puro autolesionismo. Non bastassero i problemi fisici di Marchetti e Basta, entrambi stirati (il portiere oggi farà gli esami per provare un recupero lampo), ieri si è fermato anche Patric e Djordjevic si allena ad intermittenza per non aggravare un guaio alla solita caviglia.

Oltretutto il club fa svolgere le risonanze come al solito presso la clinica Paideia (Roma nord) mentre i due professori che gestiscono la squadra operano al Cto (Roma sud).

Un viaggio per tutti, un problema logistico che alla lunga potrebbe diventare insopportabile. Un giocatore, se vuole un consulto lampo, deve arrivare dall’altra parte della città se non sono in programma sedute d’allenamento, tanto per fare un esempio. Tutto questo mentre la Juve apre il «J medical» all’interno dello Stadium per controlli, analisi e riabilitazioni oppure il Milan si appoggia al famoso «Milan Lab». Per carità, con gli infortuni fanno i conti anche queste società, ma l’organizzazione biancoceleste presenta molti punti critici. Comprare dei macchinari e creare a Formello una struttura simile potrebbe essere la soluzione di tutti mali, ma c’è bisogno di investire soldi. Sotto accusa anche la preparazione atletica del prof. Fabio Ripert, troppi problemi muscolari e squadra ancora poco brillante, anche se tra qualche mese il giudizio potrebbe cambiare.

Troppi silenzi a Formello e la sensazione che pure un calciatore, passato solo sei mesi a Roma, possa dire quello che vuole sulla Lazio. È il caso di Bisevac, che in un’intervista su «Le Républicain Lorrain» racconta il suo incubo: «Non mi piace affatto la mentalità del club, è mal organizzato. Hanno le foto dei grandi giocatori che hanno militato nella società appese ai muri del corridoio che conduce negli spogliatoi, ma non è più la stessa Lazio. Sono arrivato a gennaio, ma già a marzo ho detto a Tare che me ne volevo andare». Non se ne sentirà la mancanza.

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