Il giovane tecnico supera Eriksson come media punti a partita: “Dominata l’Atalanta, adesso andiamo a sfidare i più forti”. Ma mercoledì c’è la Coppa Italia. Immobile a quota 11 gol
ROMA – Quaranta punti in venti giornate, una media di due a partita. Numeri che fanno gonfiare il petto a Simone Inzaghi e alla sua Lazio: «Nessuno se lo aspettava prima del ritiro di Auronzo. Ma ora dobbiamo rimanere lì, davanti corrono tutte fortissimo». Una media da Champions League che, per il tecnico piacentino, è doppiamente da record. Con 1,925 punti a partita ha superato sia Eriksson nella classifica all time degli allenatori biancocelesti in Serie A, che Allegri in quella degli attuali mister del massimo campionato: «Al di là dei primati, abbiamo vinto una gara importante contro una squadra forte». Sotto di un gol dopo 21 minuti, i biancocelesti hanno completato la prima rimonta vincente in questo campionato: «Abbiamo meritato i tre punti. La partita si era messa male, ma se leggo le statistiche vedo 15 tiri a 6 per noi. Senza contare poi il rigore non dato per il tocco di mano di Masiello. E non ricordo parate di Marchetti».
Nel tono in cui sottolinea la supremazia della sua creatura, c’è tutta la stizza per l’espulsione subita dopo 40 minuti: «Già prima della partita avevo notato come il quarto uomo (Vuoto, ndr) fosse un po’ prevenuto sia nei miei confronti che verso Gasperini. Quando mi hanno invitato ad allontanarmi, per aver messo mezzo piede in campo, non volevo andarmene». Una decisione che non basta a guastare il dodicesimo successo in campionato, in una settimana che chiamerà la Lazio alla sfida interna di mercoledì in Coppa Italia, contro il Genoa di Cataldi, e alla trasferta dello Juventus Stadium: «I bianconeri sono pressoché imbattibili, ma avremo il dovere di provarci». Sul mercato, invece, la posizione dell’allenatore è la stessa ribadita nel pre-partita dal diesse Igli Tare: «Se ci sarà un movimento in uscita ne faremo uno in entrata, ma solo in attacco ». «In difesa e a centrocampo — aggiunge Inzaghi — siamo coperti». L’ultima battuta, sulle lacrime di gioia della compagna Gaia in tribuna: «Era felicissima, così come la mia famiglia che mi segue da Piacenza».
A spiegare la scelta di battere il rigore della vittoria, ci pensa Ciro Immobile (11° centro stagionale e secondo decisivo nelle prime due gare del 2017): «In settimana Biglia mi ripeteva: “Secondo me è giusto che li batti tu”. Sono corso ad abbracciarlo perché mi ha affidato questa responsabilità ». Entusiasta anche lo stesso argentino, seppur con qualche rammarico: «Potevamo fare anche un paio di gol in più. La Juve? È da tanto che non la battiamo, ma adesso vogliamo passare il turno in coppa, è un’altra opportunità per entrare in Europa». Se l’affronterà la prossima stagione con la maglia biancoceleste o meno, dipenderà molto dal rinnovo ancora in bilico. Intanto il capitano spende parole al miele per il club: «Sono qui da quattro anni, sto benissimo. Sono stato sette anni all’Anderlecht, ma la Lazio è un’altra cosa».

