Var imperfetta e sotto accusa, ma il bilancio resta positivo (rs web Gazzetta.it)

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Pollice verso di Zidane e Buffon: “Così non è calcio”. In A però dopo 20 gare ci sono buoni segnali: diversi errori evitati, proteste azzerate e trattenute in area in estinzione

MILANO — “Andiamo cauti”. I vertici arbitrali avevano accolto con un sorriso i complimenti unanimi ricevuti sulla Var il 19 agosto (giorno dei due anticipi nella prima giornata di A), ma in privato erano consapevoli delle difficoltà a cui andavano incontro: introdurre la tecnologia era ed è una rivoluzione che ha bisogno dei suoi tempi per trovare un equilibrio. E specie in questa fase sperimentale è impossibile che tutto vada liscio.

Gli umori, intanto, sono cambiati rapidamente: all’alba della pausa del campionato per la Nazionale, dai complimenti si è passati ai dubbi. Con il carico portato dallo strano caso “del dottor Gigi e signor Buffon”. Il capitano di Juve e Nazionale sulla Var si è sdoppiato: dopo il 3-0 al Cagliari col rigore dato contro i bianconeri (e parato) dalla tecnologia, Buffon aveva dato un giudizio molto positivo sulla novità (“è da sportivi, ben venga”); sabato a Genova dopo il secondo penalty fischiato grazie ai replay (con errore annesso sul fuorigioco non rilevato di Galabinov) ai danni della Juve ha tuonato: “Liberate gli arbitri dal mostro, si sta facendo un uso spropositato dello strumento. Questo non è più calcio, ma pallanuoto”.

Una sparata personale, visto che Max Allegri (tecnico dei bianconeri) più o meno negli stessi istanti predicava invece pazienza e promuoveva nonostante la svista l’uso dei replay. Ma certo, le parole di Buffon pesano e innescano il dibattito sulla moviola, reso ancora più caldo dalla scelta del Var Orsato di non considerare grave errore (avrebbe aperto le porte al rigore) il contatto tra Skriniar e Perotti in Roma-Inter giudicato non punibile da Irrati.

SPAURACCHIO VAR — Può sembrare un paradosso, ma le posizioni del signor Buffon (anti-Var) e quella esposta alla Gazzetta nella scorsa settimana dal designatore della A Nicola Rizzoli(“dobbiamo fare meglio con la Var, ma usandola sempre meno”), non sono così lontane. Anzi, partono da uno stesso concetto: la tecnologia in aiuto degli arbitri non è stata pensata come una invasione di replay in modo da vivisezionare ogni singolo episodio con annesso sospetto.

Al contrario, l’Ifab ne ha consentito la sperimentazione con un protocollo rigido che ammette il ricorso al replay in 4 casi (sui gol, sui rigori, sulle espulsioni e sugli scambi di identità) e solo in presenza di un chiaro errore. E’ questa asticella al momento non si può abbassare, anche se la tentazione (da parte di giocatori, allenatori e anche degli arbitri) è forte. Quasi uno scarico di responsabilità con delega in bianco alla tecnologia. Non può essere così, altrimenti il rischio di snaturare il calcio è dietro l’angolo. Il paracadute della moviola si apre per evitare sviste decisive sul risultato e quindi per garantirne la regolarità.

Ecco perché le conclusioni tirate dal signor Buffon vanno fuori strada. Al netto della svista sul fuorigioco di Galabinov, i penalty concessi a Marassi erano evidenti: non darli sarebbe stato una macchia. Altro che pallanuoto. Diverso è il discorso sui tempi: vanno migliorati, ma questo accadrà con l’esperienza. Insomma, serve pazienza, come predica Allegri. La speranza è che Buffon ritorni il dottor Gigi, anche perché le sue frasi ricordano quelle di un altro grande campione, Zidane.

BILANCIO — L’ex 21 della Juve e attuale tecnico del Real Madrid disse a chiare lettere nello scorso dicembre: “Con la Var non è calcio”. Lo spiegò ai giornalisti dopo uno dei primi esperimenti con i replay in aiuto degli arbitri: al Mondiale per club. Ed è quantomeno curioso che la crociata anti tecnologia unisca due club spesso accusati di avere usufruito di vantaggi indiretti, dovuti a mancati fischi.

E allora valutiamo la questione su fatti concreti: quello che resta della Var italiana dopo 20 match è un esperimento che ha di fatto eliminato le proteste in campo e sugli spalti, quasi azzerato le trattenute in area su palla inattiva con maggiori possibilità di gol per gli attacchi, corretto diversi errori evidenti, evitati degli altri, commesso uno sbaglio (il solito Galabinov) e lasciato troppi dubbi su Skriniar-Perotti. Per essere un inizio, è un buon inizio. La perfezione non è di questo mondo. E nemmeno della Var.

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