Ripensando al 1° aprile 2000, ai tifosi della Lazio vengono i brividi. Ma vengono anche a Simone Inzaghi, in campo per 85 minuti in quella che fu la vittoria della speranza. Quella firmata dal colpo di testa di Simeone che aprì la rimonta nei confronti della Juventus, conclusa con il diluvio di Perugia e il tricolore. “Ricordo con piacere quella partita” dice Inzaghi. “Andammo a Torino da -9, da lì è partita la nostra rincorsa. Era un altro stadio (anche se nell’area del Delle Alpi è stato ora costruito lo Stadium, ndr), in quello attuale della Juventus non ci sono mai stato. Domani sarà una grandissima emozione, così come a Palermo e contro l’Empoli”.
EMERGENZA — Ma i tempi sono cambiati: non è più la Lazio di Cragnotti, mentre la Juventus ha continuato a vincere, con la sola parentesi legata a Calciopoli. Questa è una Lazio che prova a inseguire un’Europa League che, dopo i successi contro Palermo ed Empoli, è tornata a essere un obiettivo percorribile. Di sicuro, però, la Lazio arriva incerottata alla sfida di domani: Candreva, Bisevac e Matri non partiranno (“Candreva spero di recuperarlo per la Samp, gli altri due non credo”, spiega il tecnico), Klose è a mezzo servizio: domani andrà in panchina, dal 1’ toccherà a Djordjevic (riserve i giovani Palombi e Rossi). “Ma andiamo lì per fare la nostra partita. Non è vero che non abbiamo niente da perdere: sappiamo che dovremo fare qualcosa di incredibile, ma la nostra squadra ha dimostrato di poter giocare grandi partite”.


