C’è soddisfazione per il rinnovo di Pellegrini nelle parole di Mourinho, che ha incontrato i giornalisti alla vigilia di Roma-Empoli.
Spesso mette in evidenza come il calcio italiano sia cambiato, poi prima e seconda in classifica hanno preso in Europa due e tre gol…
“Il risultato è importante, se giochi un calcio offensivo e prendi 4 gol è meglio giocare in modo difensivo… Scherzi a parte, l’equilibrio è alla base di tutto. Bisogna difendere bene, non concedere gol e al tempo stesso segnare per vincere. Più che la classifica e tanti risultati, conta la qualità del gioco. Gli allenatori vogliono giocare bene. E anche vincere, si può cercare di fare entrambe le cose. Ora la maggioranza delle proposte di gioco in Serie A è questa”.
Darboe in Coppa ha dato un’ottima risposta, ha in mente di confermarlo anche domani vista la diffida di Cristante?
“Non bado a questi dettagli, lui ha avuto un percorso buono in questi due mesi. L’anno scorso ha giocato senza responsabilità, la squadra era in un momento difficile e Fonseca non aveva altre opzioni. Mi sembra che nelle prime 2 partite che ha giocato lo ha fatto senza pressioni e responsabilità, facendo bene. Ora quel senso di responsabilità è arrivato, non è più un giovane arrivato dalla Primavera. A poco a poco si è liberato, è cresciuto e ha imparato, è tornato ad avere fiducia in lui. Con lo Zorya avevo tante opzioni, avevo Diawara, Villar e Bove ma pensavo fosse il momento giusto per lui e la risposta è stata buona. Ha interpretato la difesa con grande criterio, non si può dire che abbiamo guadagnato un giocatore perchè lo avevamo già, ma la sua fiducia e la mia fiducia in lui cresce”.
E’ sorpreso dalle mancate convocazioni di Zaniolo e Mancini in Nazionale?
“Non è il mio lavoro, l’Italia ha già un CT e sono sue scelte, che rispetto se chiama un nostro giocatore oppure dieci. I giocatori preferiscono andare in Nazionale, è motivo d’orgoglio per loro, ma qui lavorano protetti e non avranno partite da giocare, anche questo è un fattore positivo. Entrambe le cose hanno fattori positivi e negativi”.
Tornando alla difesa, l’Empoli ha subito meno tiri della Roma. Il fatto che si concede ancora troppo da cosa dipende?
“La cosa più facile nel calcio è difendere bene, è la cosa più facile. Principalmente si fa a costo dell’organizzazione offensiva, ma non è quello che vogliamo fare. Vogliamo una squadra che crea, che gioca, che segna e che difende bene. Non faccio l’ipocrita, voglio che la squadra difenda bene. Una squadra davvero equilibrata, al di là degli errori individuali che sono sempre importanti… Preferisco guardare il quadro completo. Sono arrivati 6 gol in 2 partite, abbiamo avuto anche partite senza gol subiti o incassandole solo 1. Ovviamente 6 gol subiti sono troppi e lavoriamo su questo. Anche oggi, anche se era solo il secondo giorno di lavoro ed è difficile lavorare ad alta intensità. Sappiamo come gioca l’Empoli, sono la squadra che crossa di più in A e ha più tiri da fuori area di tutti. Abbiamo lavorato su questo, per noi l’organizzazione difensiva è importante”.
Spalletti ha detto che le nazionali devastano i club, ha ragione per lei? Si gioca troppo?
“Non voglio commentare le parole del mio amico, non sono qui per commentare le sue opinioni. L’interesse del club per noi è più importanti, dall’altra parte per le nazionali è lo stesso. Certe cose sono migliorabili ma il calcio senza nazionali, senza la passione e quello che rappresentano per ogni paese, non funziona. Quello che posso dire è che in Sudamerica non capisco perché si giochi di giovedì sera, quando qui è venerdì mattina, pensavo che questa storia fosse finita… E un’altra che non mi piace, che penso si potesse cambiare, è chiamare 35 giocatori e non farli allenare tutti con la stessa intensità. Sarebbe preferibile lasciarli ai club, sono piccoli dettagli che si potrebbero migliorare. Ma tutto il resto non è per me. Tanti club hanno situazioni simili alla nostra, pensate alla Juve: avremo Vina, Bentancour e Cuadrado che giocheranno giovedì… Sono cose che non si guardano o non si vogliono guardare”.
L’Empoli come la Roma non ha mai pareggiato.
“Una casualità, una cosa è una squadra che entra per pareggiare e che riesce a farlo. Noi non siamo questi e nemmeno l’Empoli. Con il Sassuolo ha fatto la differenza un gol al 90′, non penso sia una questione filosofica”.
Quanto è importante la reazione della squadra al cambiamento degli scenari?
“Innanzitutto è importante rispettare chi lo fa. Il risultato è importante e nel corso della partita la squadra può cambiare il suo modo di pensare, è assolutamente normale e nella mia opinione parlo positivamente di una squadra che ha il potenziale per farlo. C’è anche un altro fattore, che spesso la gente non capisce: a volte si gioca con un umore diverso anche per merito dell’avversario, che crea difficoltà che non ti aspetti. Ad esempio, se si gioca troppo bassi non è perché lo voglio io, ma perchè l’avversario ci ha costretti, è il bello del gioco”.
Nonostante il derby, domani il tutto esaurito all’Olimpico. I tifosi hanno capito che la squadra ha bisogno di tempo?
“Non posso parlare per loro, ma li ringrazio, hanno appoggiato me e la squadra dal primo giorno. Una dimostrazione chiara di romanismo, è facile essere tifoso di una squadra che vince sempre, difficile farlo per una squadra che vive un momento difficile. E’ una dimostrazione di fiducia nella squadra, abbiamo perso 2 partite su 10 ma in quelle 2 occasioni abbiamo messo impegno totale. E penso che ai tifosi sia piaciuto. Magari sbaglio ma questa empatia è basata sul profilo della squadra che abbiamo. Abbiamo finito le 2 partite che abbiamo perso con 8 attaccanti e nella loro metà campo, questo la gente l’ha capito. Sul tempo: penso che il tempo sia capire che c’è un processo, non come negli ultimi anni: questa squadra non ha bisogno di essere impermeabile alla critiche. Noi andiamo nella direzione giusta, il tempo è importante, c’è una differenza di tanti punti tra la nostra classifica e le posizione top e non è così che si lima questa distanza”.
Il rinnovo di Pellegrini, un suo commento?
“Dal momento che ho sentito che i Friedkin non volevano perderlo, per le sue qualità e per quello che significa, un ragazzo romano e romanista cresciuto qui, era chiaro. Lorenzo me l’ha detto in faccia: ‘Resto sicuro, al 100%, anche senza accordo’. Dopo era tutto nelle mani di Pinto e del suo procuratore, si sapeva che sarebbe finita così. Per me è la decisione giusta, per la società e per Lorenzo. Per noi come squadra è importante questa stabilità. Io sono qui per tre anni e non voglio andare altrove, qui con lui c’è un nucleo di italiani che costruisce il gruppo. Siamo insieme, lavoriamo insieme e arriveremo dove vogliamo con tranquillità”.

