FIRENZE – L’Italia è da sempre una fucina di grandissimi campioni in tutti i ruoli del calcio anche se molti riescono ad emergere più di altri.
Ripercorriamo la carriera di quello che viene considerato, dai più, il miglior talento del nostro paese assieme a Gianni Rivera: Roberto Baggio, l’uomo che fece dello zen il perno della propria carriera. È l’inverno del 1967 e a Caldogno (Vicenza) sta per venire alla luce il 6° degli 8 figli della famiglia Baggio-Rizzotto…nessuno lo sa ancora, ma quello è un figlio destinato a diventare una leggenda vivente.
Cresce fra le strade, l’oratorio, la squadra cittadina, i video televisivi del suo idolo brasiliano Zico e a 13 anni il presidente Farina sborsa 500.000 lire per prelevarlo e portarlo al suo Vicenza dove “Roby” milita per 6 annate (1980-1985) esordendo in prima squadra a 16 anni facendosi subito notare dalle nazionali giovanili oltre a chiudere l’esperienza con 36 presenze e 13 reti solo a causa di un gravissimo infortunio (rottura di legamento crociato anteriore e menisco destri) che lo terranno fuori dal campo per oltre 1 anno e appena 2 giorni prima di firmare il suo nuovo contratto con la Fiorentina dei Pontello ma facendosi amare subito dal suo pubblico essendo stato uno dei protagonisti per la promozione Serie C-Serie B nonostante la giovanissima età.
Nonostante tutto l’affare da 2,7 miliardi con i toscani va in porto dando inizio alla grande storia d’amore fra Baggio e Firenze che durerà fino alla primavera del 1990 anche se il nuovo fantasista deve ancora soffrire molto prima di poter iniziare a deliziare la sua nuova curva causa la riabilitazione affidata a Vittori e Locatelli (migliori medici italiani sportivi dell’epoca)…il suo calvario dura fino all’inizio del 1986/1987 quando esordisce ma dopo appena una partita si lesiona di nuovo lo stesso menisco dovendo stare fuori dal campo per altri 6 mesi anche se tutto ciò non lo ferma e il giovane “Raffaello” riuscirà ad entrare nella storia segnando il suo primo gol in Serie A su punizione al “San Paolo” nel giorno del primo scudetto del Napoli di Maradona; da allora garantisce una media altissima di assist e segnature pur giocando lontano dalla porta conducendo i suoi in Europa per 3 volte di fila sotto la guida di Eriksson, raggiungendo l’apoteosi nell’anno dei mondiali di casa oltre a guadagnarsi la convocazione di Vicini pure se da riserva divenendo titolare accanto a Schillaci (futuro compagno di reparto nel club) solo a torneo in corso realizzando 2 gol in 5 presenze con 3° posto finale dopo la semifinale persa ai rigori con l’Argentina. In finale di coppa Uefa il match è Juve-Fiorentina ma l’erede di Antognoni non è sereno, sapendo che quelle saranno le sue ultime gare con la viola per poter essere poi ceduto proprio agli avversari per la cifra-record di 25 miliardi sommati al cartellino di Buso e le sue prestazioni ne risentiranno molto oltre a portare alla sconfitta dei suoi scatenando un putiferio nel capoluogo toscano.
Il sodalizio juventino 1990-1995 non inizierà nel migliore dei modi: nella conferenza di presentazione il giocatore getterà via la nuova sciarpa datagli e nel suo primo ritorno in riva all’Arno giocherà una gara insufficente rifiutandosi di tirare un rigore e mettendosi una sciarpa gigliata lanciatagli dagli spalti; da quel momento il rapporto con la “vecchia signora” decolla portando il fuoriclasse a vincere 1 scudetto,1 coppa Italia con Lippi in panchina, 1 coppa UEFA, 1 Pallone d’Oro assieme a Trapattoni ma lasciando Maifredi a bocca asciutta permettendogli di divenire vice-capocannoniere con 5 realizzazioni in 7 presenze e vice-campione del mondo in finale con il Brasile a “Usa 1994” (decisivo il suo errore dal dischetto nella finale giocata da infortunato con uno stiramento al polpaccio).
Il divorzio dai piemontesi lo porta ad approdare al Milan per il prezzo di 18 miliardi ma si esaurirà tutto in un biennio (1995-1997) condito da 1 scudetto ottenuto con Capello oltre ad un anno orribile con Tabarez&Sacchi.
Nell’anno dei mondiali in Francia il Bologna di Ulivieri se lo accaparra per 5,5 miliardi dopo che Ancelotti, ct del Parma, si era opposto al suo acquisto per “incongruenze tattiche” (decisione di cui si pentirà subito dopo): il 1997/1998 è l’anno-record per il “Divin Codino”, che timbrerà 22 volte il tabellino riguadagnandosi l’azzurro dopo diverso tempo e collezionando altri 5 gettoni su 5 sommati a 2 segnature con conseguente eliminazione ancora dell’Italia dagli 11 metri contro gli organizzatori transalpini nei quarti (sarà la sua ultima competizione internazionale con il tricolore sulla maglia: di fatto non giocherà mai un europeo).
La sua permanenza in Emilia-Romagna dura appena 12 mesi: all’indomani dell’uscita dell’Italia in coppa del mondo l’Inter riesce a comprarlo con un ingente sacrificio economico ma si tratterà di altre 2 stagioni non buone a causa dei continui infortuni di Baggio e delle discussioni con gli allenatori Lucescu, Hogson, Lippi…il protagonista riuscirà comunque a lasciare il segno marcando 2 reti nello spareggio per la Champions Inter-Parma 3-1 ma senza rinnovare il contratto.
Passerà l’estate 2000 da svincolato ed allenandosi da solo nel campo del paese d’origine finché Mazzone non convince il suo presidente Corioni a tesserare il campione per il Brescia…saranno 5 anni di grande sfida in cui Baggio riuscirà nell’impresa di salvare per 4 volte consecutive dalla retrocessione le “rondinelle” (che infatti arriverà l’anno seguente) nonostante la rottura anche del ginocchio sinistro ma fallendo la convocazione ai mondiali 2002 e ritirandosi all’ultimo match del 2003/2004 nella migliore cornice possibile: Milan-Brescia a “San Siro” con tutta la “scala del calcio” in piedi ad applaudirlo un mese dopo la sua ultima presenza con l’Italia.
Se è vero che è stato il più grande di tutti è anche da considerare che ha avuto pessimi rapporti con la maggior parte dei suoi allenatori: Trapattoni, Lippi, Sacchi, Capello, Ulivieri, Lucescu, Hogson lo hanno sempre detratto mentre Eriksson, Vicini, Maifredi, Tabarez, Maldini, Mazzone ne hanno sempre tessuto le lodi…si può dire che i tecnici rappresentino tutto il paese: chi vede in Baggio una vera divinità dentro e fuori dal terreno di gioco e chi lo vede come un tipo controverso, capace addirittura di convertirsi al buddhismo dopo il secondo grave infortunio a causa della sfiducia verso il cattolicesimo.
Avrà una carriera falcidiata da incidenti gravi ma questo non gli ha mai impedito di dimostrare il suo valore…chissà cosa sarebbe potuto diventare con 2 ginocchia sane, ma questa è una domanda che non troverà mai risposta.
Ancora oggi è conosciuto come un mito in tutto il mondo e sono in tanti ora a volerlo come dirigente in Federazione dopo il fallimento allo scorso torneo planetario, ma chi può dire se accetterà?
Fantasista divenuto prima punta e trequartista ma capace di svariare su tutto il fronte offensivo con scarsa confidenza del sacrificio per il bene collettivo oltre a poco spirito di adattamento in fase difensiva…485 partite con i club e 60 con la nazionale, 218 gol (205 in serie A che ne fanno il 3° goleador nella top10 all-time) e 30 timbri in azzurro (10 ai mondiali con record di unico realizzatore a 3 manifestazioni consecutive): Roberto Baggio, una vita racchiusa fra lo zen e Fiorentina-Juventus.

