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Una storia tutta laziale: quando diventare grandi fa paura

Lazio's Ciro Immobile (front) jubilates after scoring on penalty the goal during the Italian Serie A soccer match AS Roma vs SS Lazio at Olimpico stadium in Rome, Italy, 18 November 2017. ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

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La Lazio si è fermata sul più bello. Ancora una volta. E’ un fatto costante nella storia recente di questo club cadere quando tutti pensano che si arrivato il momento di spiccare il volo. La Lazio non è da scudetto, questo era chiaro anche prima del derby contro la Roma, ma il successo per 2-1 dei giallorossi ha evidenziato tutti i limiti di una squadra non ancora da vertice. I ragazzi di Di Francesco si sono confermati, invece, tra i più in forma in Europa (il 3-0 al Chelsea era molto più di un segnale) e hanno vinto con una solidità mentale spaventosa. La Lazio è stata fragile, ha perso quasi tutti i contrasti e ha avuto paura del derby. E chi teme la stracittadina, di solito la perde.

A Inzaghi, dopo 9 vittorie di fila, sono mancati gli uomini chiave. Immobile, Parolo, Milinkovic, Luis Alberto e Leiva sono stati insufficienti. Hanno steccato in troppi, per pensare di vincere una partita così importante. Ora qualcuno tenterà di buttare la croce addosso a Bastos, un ragazzo che si è sempre fatto trovare pronto e che fino a oggi è stato perfetto, proprio come accadde a Wallace un anno fa, impeccabile prima e dopo quel derby dove fece un erroraccio sulla rete di Strootman. Non ci fosse stato Bastos – che ha causato il rigore e ha perso un pallone velenoso che poi si è trasformato nel 2-0 di Nainggolan – sicuramente la Roma avrebbe segnato in un altro modo. La riflessione, più profonda, va piuttosto fatta sul motivo per il quale questa squadra tema ogni volta il salto di qualità, proprio quando sembra essere lì portata di mano. A sentirsi sempre troppo piccoli si finisce per diventarlo davvero.

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