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ROMA – La Juventus non perdeva contro la Lazio dal gennaio 2013, in semifinale di Coppa Italia: da allora per i bianconeri 13 vittorie e un pareggio, con la porta inviolata in 11 di questi incontri. Bastavano questi numeri a spostare inesorabilmente la cabala della Supercoppa 2017 nella direzione di Max Allegri, tecnico che arrivava alla finale di Roma dopo 10 vittorie su 10 contro la Lazio da tecnico bianconero, subendo solo 1 gol. Numeri stregati in una notte che invece è stata magica per la squadra di Inzaghi che ha vinto 3-2 all’ultimo respiro, con la doppietta di Immobile e la rete oltre il 90′ di Murgia. La Lazio ci ha messo più cuore, ha avuto più coraggio e ha mostrato di avere un’anima e un’identità ben precisa. La Supercoppa, la quarta della storia del club, vale per il prestigio di arricchire la bacheca con un titolo, ma vale soprattutto come iniezione di fiducia per la nuova stagione, la seconda di Inzaghi. Simone aveva sulla testa la spada di Damocle che aveva ferito i predecessori Petkovic e Pioli, entrambi protagonisti all’esordio in panchina, sconfitti in Supercoppa dalla Juve e poi crollati nella seconda annata biancoceleste.

Stavolta a Roma, sponda laziale, si respira un’atmosfera totalmente diversa. La Lazio avrà pure perso Biglia e Keita (a un passo il suo addio, dopo la mancata convocazione), ma ha guadagnato – oltre a un Lucas Leiva sontuoso e a un Luis Alberto ritrovato – un gruppo solidissimo guidato dal carisma di veri leader come Parolo, Lulic, Milinkovic, Radu e Immobile. Il gol del vantaggio, nel primo tempo, nasce proprio da questa forza collettiva: al 32′ Leiva sradica la palla dai piedi di Cuadrado, Milinkovic disegna un filtrante da urlo per Immobile che smarca Buffon, si fa atterrare e poi realizza l’1-0 su rigore. Altre Lazio avrebbero ceduto il passo, avrebbero indietreggiato. Quella di Inzaghi no, battagliera com’è, e ha premuto ancora sull’acceleratore creando palle gol e finalizzando quella più nitida, a inizio secondo tempo, con Immobile: cross di Parolo e colpo di testa dell’attaccante della Nazionale, che stacca su Barzagli aver eluso la marcatura di Benatia.

All’Olimpico è già festa per un 2-0 inaspettato, ma la Vecchia Signora ha ancora addosso la rabbia di Cardiff e in un batter d’occhio, all’85’ e al 91′, trova due gol che nascono dal sinistro magico di Dybala: prima una pennellata su punizione, poi il rigore per fallo di Marusic su Alex Sandro con Massa che aveva già gli occhi sull’orologio. La maglia numero 10 gli sta addosso una meraviglia. Di nuovo un finale amaro? La Lazio è sulle gambe, la Juventus è in crescita e i supplementari sembrano sorriderle, ma il destino stavolta gira dalla parte di Inzaghi e offre al suo grande pupillo Murgia la possibilità di entrare nella storia dalla porta principale. Lukaku fa l’ultima accelerata nel 4′ di recupero e mette in mezzo il pallone su cui arriva agguerrito come non mai il centrocampista classe ’96, entrato da 10 minuti: gol. E’ 3-2, tutti corrono sotto la Nord e Inzaghi si scatena abbracciando uno a uno i suoi uomini. L’impresa è già consegnata agli annali: la Lazio ha battuto la Juventus dopo 4 anni di sconfitte e 3 finali perse, vincendo una partita divertente, sofferta e pazza. Una finale da Lazio.

Giorgio Marota

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