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Dopo due anni in America avari di soddisfazioni l’ex giocatore di Roma riparte dal Fenerbahce di Obradovic: ”Ho seguito l’istinto, volevo una squadra con grandi ambizioni in Eurolega”

ROMA – L’America gli resterà nel cuore, ma per tornare a fare davvero il suo mestiere  – buttar dentro la palla nel canestro – Gigi Datome ha scelto di tornare in Europa. Due stagioni avare di soddisfazioni negli Usa, tra Detroit e Boston (dove ha trovato un po’ più spazio), hanno convinto l’ex giocatore di Roma a fare marcia indietro. La nuova vita ricomincia dal ricco Fenerbahce, club turco guidato in panchina da Zelimir Obradovic, l’allenatore più vincente d’Europa. Martedì ha fatto il suo debutto in campionato: 14 punti e 6 assist nel successo contro il Ted Ankara.

L’America è un capitolo da considerare chiuso?
“Non direi chiuso, ma non direi neanche aperto. Nel basket può succedere di tutto. Chi lo sa… Una cosa è certa, farò il tifo per Boston”.

Due anni di Nba cosa lasciano?
“L’esperienza in generale è stata eccezionale. Mi piace ricordare le tantissime cose positive anche se non è mistero che ci siano stati dei momenti difficili”.

Quale ricordo si porterà per sempre dietro?
“Sicuramente il pubblico del Garden che cantava il mio nome e tutto l’affetto che in quei mesi mi ha trasmesso Boston. Dopo tanta panchina ai Pistons essermi ritagliato un ruolo del genere in una franchigia come Boston è stata una piccola grande soddisfazione”.

C’è mai stata la possibilità di rimanere ai Celtics?
“Ho parlato spesso con coach Stevens, più volte mi ha manifestato la volontà di tenermi. Poi però dal draft sono arrivati quattro esterni, a quel punto la mia volontà di giocare stabilmente non si sposava con le loro rotazioni. In America funziona così, le logiche e i meccanismi del draft dominano su tutto”.

Offerte da altre franchigie?
“Sono arrivate, ma io cercavo una squadra che mi mettesse stabilmente nelle rotazioni. E non vedevo la possibilità reale di avere quel ruolo nonostante tante rassicurazioni. Ho investito due anni importanti cercando di ritagliarmi un posto partendo da zero e alla fine una soddisfazione l’ho ottenuta. Insomma, ho seguito l’istinto. In più dall’altra parte l’attenzione del Fenerbahce ha reso ancora più facile la mia decisione”.

Perché il Fenerbahce e non Milano?
“Con Milano ho parlato, ho conosciuto il presidente Proli che mi ha fatto un’ottima impressione. Ho scelto il Fener fra le varie offerte perché volevo provare a giocare in una squadra che ha l’obiettivo delle Final Four di Eurolega. Spero di aver fatto la scelta giusta”.

Quanto ha contato la presenza in panchina di Obradovic?
“Moltissimo. Ero molto stuzzicato dall’idea di essere allenato da uno dei più grandi di sempre. Abbiamo parlato, mi ha detto che voleva che fossi dei suoi. E’ un allenatore con mille idee in campo, tutte precise e curate al dettaglio. Niente è lasciato al caso. E ovviamente è uno che in palestra pretende moltissimo”.

Torna a giocare l’Eurolega dopo averla assaggiata da giovanissimo a Siena e poi più maturo a Roma.
“Competizione di livello mondiale, seconda solo alla Nba. Real Madrid, Cska e Barcellona sono le più attrezzate e anche il nostro girone (il Fener è nel gruppo A con Real, Khimki, Bayern, Stella Rossa e Strasburgo, ndr) è di alto livello. Le italiane? Sassari ancora non l’ho vista, Milano va giudicata più in là, quando smaltirà il giro del mondo che ha fatto in 10 giorni e inserirà al meglio i reduci dall’Europeo”.

L’infortunio che le ha fatto praticamente saltare l’Europeo non ci voleva proprio.
“Il rammarico è stato enorme, ma la vita va vissuta guardando avanti. Non serve fermarsi e voltarsi indietro”.

Per questa nazionale il bicchiere è mezzo pieno o mezzo vuoto?
“Il Preolimpico è un risultato oggettivo e importante. E dire che Spagna, Lituania e Francia fossero inferiori a noi è da presuntuosi. Anche se poi la Spagna l’abbiamo battuta e la Lituania ci ha sconfitto al supplementare. Ho già detto e lo ripeto: “Il risultato può esser casuale, la prestazione no” e noi a giocare alla pari con certe Nazionali ci siamo arrivati. Voglio sperare che un’altra competizione del genere ci faccia bene per il prossimo evento, Olimpiadi o Europeo,  perché la vera differenza tra noi e le squadre citate precedentemente sta nell’abitudine a giocare certi tipi di partite”.

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