Oklahoma City si è arresa a Golden State nella gara più importante dell’anno. Sul banco degli imputati ci sono soprattutto le due superstar
MILANO — Oklahoma City l’ha fatto di nuovo. Nella partita finora più importante dell’anno, con la chance di eliminare i campioni in carica e centrare le prime Finals dal 2012, i Thunder sono tornati quei confusionari incapaci di fare la cosa giusta che avevano “bruciato” per 14 volte nel corso della regular season un vantaggio nell’ultimo quarto. Merito di Golden State, certo, che con le spalle al muro ha trovato prestazioni a livello superstar di Klay Thompson (41 punti con 11 triple a bersaglio, nuovo record in una partita dei playoff) e Steph Curry (29 punti e giocate irreali nel finale). Ma le colpe dei Thunder non sono poche, soprattutto delle superstar Russell Westbrook e Kevin Durant, sul banco degli imputati per gestione palla e scelta dei tiri nel finale di partita. 33-18 Warriors nell’ultimo quarto, con le due superstar che insieme hanno prodotto 12 punti con 3/14 dal campo. 7-0 negli ultimi due minuti, in cui Westbrook e Durant hanno sprecato con una palla persa 5 dei 6 possessi offensivi. “Avevamo fatto tanti miglioramenti nell’ultimo mese e mezzo, ma quelli del finale di gara-6 non eravamo noi. Almeno quelli dei playoff” ha sentenziato coach Donovan dopo la sconfitta che obbligherà Oklahoma City a giocarsi le Finals, in gara-7, nella tana dei Warriors campioni in carica.

