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Da Napoli a Formello: Come la Lazio ha bruciato tutti i sogni in 4 mesi (editoriale)

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DA NAPOLI… – 112 giorni, pochi mesi in una vita, una eternità nel calcio. Tanto è passato dal 31 maggio 2015, la notte della Champions League al San Paolo di Napoli. Una vittoria storica, che regalò il terzo posto ad una entusiasmante Lazio, la più bella degli ultimi dieci anni: Pioli, il gioco, il cuore ed un popolo finalmente unito. Neanche 4 mesi dopo la favola è finita e l’incantesimo è spezzato. Ancora Napoli a fare da spartiacque.

…A FORMELLO – Con la Champions in tasca e gli occhi pieni di gioia il centro sportivo di Formello diventa luogo di festa. L’attesa è tanta, la Lazio ha appena trionfato al San Paolo nella gara da dentro o fuori e i tifosi sono tutti lì pronti ad abbracciare i ragazzi. 10 mila, cori, bandiere e una festa notturna senza precedenti, mai vista prima forse nella storia del calcio. I giocatori non vedono l’ora di tuffarsi tra le braccia di chi l’ha sempre sostenuti: foto, selfie, video. La notte del Fersini è quella della Lazialità viva e rinata, emozionante e da lacrime agli occhi, come nei film più belli. 112 giorni dopo i tifosi sono ancora lì, ma per un motivo diverso e la squadra ha paura di spiegare costa sta succedendo ad un gruppo che aveva conquistato l’Italia e che oggi prende schiaffi ovunque: da Leverkusen a Verona, l’ultima con un 5-0 che grida allo scandalo. La scorsa notte la Lazio ha evitato quel popolo, ora giustamente arrabbiato, corso al centro sportivo per esprimere il proprio dissenso. Era già successo al ritorno da Verona, in aeroporto: depistaggio, cancelli laterali, entrate secondarie, per non trovarsi faccia a faccia con chi compra ogni domenica il biglietto e fa sacrifici per la propria squadra del cuore. Con chi deve dare sostegno e tifo ad oltranza alla Lazio, ma che deve pure starsene zitto quando il mondo intorno crolla e la barca sta affondando. Troppo comodo bearsi dell’affetto quando le cose vanno bene, se poi si continua a ignorare il “popolo” come lo ha definito Pioli, quando invece manifesta delusione

PIOLI IN CONFUSIONE – Sull’allenatore biancoceleste andrebbe aperto un capitolo a parte, tanti sono stati i suoi errori da inizio stagione. Il re Mida delle panchine, quello che azzeccava ogni cambio, che non sbagliava una mossa e aveva creato il giocattolo perfetto, ha lasciato il posto ad un sosia confuso, pasticcione e sconsolato. Dalla gestione della fascia di capitano, (con polemica Biglia annessa), primo grande cruccio stagionale, alla necessità espressa e poi rimangiata di un attaccante a quelle che sono le criticatissime scelte di uomini e formazioni in queste partite. Ieri ad esempio, senza l’infortunato Candreva, valeva la pena rinunciare anche alla qualità di Anderson? Oppure, perché il giocatore più in forma, leggasi Milinkovic-Savic non ha giocato? E soprattutto: la coppia Mauri-Matri sembra rallentare troppo la manovra e dare poca corsa alla squadra. Davvero Pioli non poteva prevederlo?

QUALE FUTURO? – Leverkusen ha tagliato le gambe. Giocare la Champions League era il sogno e l’obiettivo stagionale e uscire così ha destabilizzato parecchio. Ma è impensabile prendere due cappotte 4-0, 5-0 da Chievo e Napoli, almeno se da grande vuoi continuare a partecipare a certi balletti. La squadra ha perso tutte le sue peculiarità: intensità, pressing, gruppo e calcio offensivo. Ma non perde di certo l’amore dei tifosi, perché se è vero che “la Lazio si discute perché si ama” allora qualcuno dovrebbe anche rendersi conto che in 4 mesi è stato bruciato e lapidato quantità incredibili di entusiasmo, convinzione, orgoglio e credito verso i supporters. Dalle stelle alle stalle. Da Napoli a Formello: stessa strada, diverso il finale. Quando la Lazio tornerà finalmente grande?

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