INTER-NAPOLI…-2 GIORNI, DOMENICA 28 MAGGIO 1989: CHE LA FESTA NERAZZURRA ABBIA INIZIO!

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MILANO – Mancano 14 giorni alla fine dell’anno scolastico 1988/89 e fra sole 3 settimane iniziano gli esami di maturità (proprio il 1989 sarà l’anno che verrà ripreso come ambientazione del famoso film girato nell’autunno 2005 “Notte prima degli esami”), da 4 giorni i cinema statunitensi vengono intasati da tutti coloro che vogliono vedere “Indiana Jones e l’ultima crociata”, in Italia iniziano a prendere forma partiti come la “Lega Nord” e “La Rete” (che vedranno il proprio “boom” alle elezioni dell’aprile 1992, in piena “Tangentopoli”).

Sono anni particolari per il mondo: davanti ad una facciata di assoluta serenità e di luci continue, si nascondono vari punti oscuri, che poco dopo verranno fuori…non per il calcio italiano però, che in quella calda primavera di fine decennio sta vivendo la sua migliore stagione in epoca recente (nessuno lo sa, ma da lì andrà in scena la decade di maggior splendore del nostro calcio a livello internazionale…oltre che entro i confini); per la 30° giornata di campionato abbiamo ben 3 sfide che occupano la scena senza dubbio: il derby Roma-Lazio 0-0 (tornato a giocarsi in casa romanista dopo 5 tornei e con i giallorossi a puntare la zona coppe mentre i biancocelesti hanno ancora assoluto bisogno di punti salvezza), Juventus-Fiorentina 1-1 (piemontesi già qualificati per la Coppa Uefa con toscani alla disperata ricerca di un posto nelle competizioni internazionali, che conquisteranno a spese dei romanisti nello spareggio di Perugia chiuso 1-0 il 30/6/1989) ma, soprattutto, la “sfida-scudetto” Inter-Napoli…i nerazzurri, nel 1° campionato a 34 gare invece di 30 dal 1946/47, con 2 punti a vittoria e 3 stranieri per team, svettano su tutti avendo un gran +7 sui partenopei (50-43) che potrebbe tradursi in vittoria dello scudetto in caso di conquista dei 2 punti mentre il pari li porterebbe a -1 dalla gloria (a soli 4 giorni dal trionfo milanista per 4-0 a danno della Steaua Bucarest all’atto conclusivo della Coppa dei Campioni grazie a cui il team rossonero è ritornato, da Barcellona, a sedersi sul trono continentale 20 annate dopo le prime 2 affermazioni) in seguito a 9 stagioni di attesa e con ben 4 turni di anticipo sommati a svariati primati intanto che i napoletani hanno vinto la Coppa Uefa a Stoccarda (unico trofeo internazionale della loro storia ad oggi) il 17/5 battendo i tedeschi con un computo totale di 5-4 nell’arco del doppio confronto (2-1 a Napoli il 3/5 e 3-3 in Germania Ovest) ma si devono ancora concentrare sulle remote possibilità di riaprire la lotta al tricolore (seppure in minima parte portandosi ad un eventuale -5, che non li rilancerebbe neanche troppo sapendo che ci sono solo 8 punti in gioco insieme ad un calendario sfavorevole…) prima di pensare all’ultimo atto della Coppa Italia, in cui fronteggeranno la Sampdoria (uscita con le ossa rotte dalla finale di Coppa delle Coppe persa 2-0 con il Barcellona a Berna andata in scena il 10/5) in giugno.

Lo stadio “Giuseppe Meazza”, come non accadeva da Inter-Roma 2-2 del 27/4/1980 (giorno dell’ultimo trionfo nerazzurro in campionato), ribolle di passione fra i 70.000 spettatori, di cui 3000 napoletani dislocati fra vari punti dell’impianto (con grosso rischio di incidenti) fin troppo demotivati al contrario dei giocatori, e il caldo atroce che investe anche la Lombardia almeno per un giorno…il patron Pellegrini si presenta con il suo parigrado Ferlaino in tribuna già molto prima dell’inizio, desideroso di godersi questo spettacolo indimenticabile allestito dalla sua gente (da quando arrivò nel 1984 ha speso molti soldi ma non ha ancora ottenuto titoli).

Almeno per questa volta abbiamo 2 formazioni che possono contare su tutti i loro migliori: Trapattoni (alla sua 3° annata da tecnico dei meneghini) deve fare solo a meno del suo centravanti di riserva Morello causa la scarsa disponibilità di convocati da poter adoperare in riserva (all’epoca vi era la cosiddetta “panchina corta”: oltre agli 11 titolari si potevano convocare appena 5 giocatori) e sfrutta la situazione favorevole per confermare il suo solito 4-4-2 con doppio regista pure se atipico causa i criteri di marcatura (5-4-1 in fase di recupero) oltre che alternato tutto l’anno con il 4-5-1 usato in trasferta

[Zenga;

Bergomi-Ferri-Mandorlini-Brehme;

Berti-Matthaus-G.Baresi (cap.) (46° Bianchi)-Matteoli;

Diaz (89° Verdelli)-Serena]

Bianchi, da parte sua, sa bene che deve gestire una compagine già molto provata da una stagione con fin troppi turni infrasettimanali oltre che priva dell’infortunato Ferrara e del gregario Filardi (fuori per scelta tecnica al pari di Morello) ma il suo 4-4-2 a rombo con variabile di 4-3-3 (poi diventato 5-3-2 con Maradona arretrato a vero e proprio regista) non viene snaturato

[Giuliani;

Corradini-Fusi-Renica-Francini;

Alemao (73° Bigliardi);

De Napoli-Crippa;

Maradona (cap.);

Careca-Carnevale].

Tanti i nazionali che hanno fatto una grande figura agli ultimi europei del giugno precedente pur essendo usciti in semifinale per mano dell’Unione Sovietica (batosta costatagli il 4° posto): Zenga/Bergomi/Ferri e Francini/Fusi/De Napoli (Ferrara non ci sta mentre Romano è in panchina)…così come sono tanti gli effettivi dell’Italia prevista ai mondiali casalinghi del prossimo anno tipo Berti/Serena assieme ai 3 già citati oltre a Carnevale che si aggiungerà a Ferrara/De Napoli; Mandorlini/Matteoli/capitan Baresi/Bianchi/Verdelli sono già fuori dal giro essendo chiusi dalla spietata concorrenza, così come Giuliani/Corradini/Renica/Francini/Crippa/Bigliardi; gli stranieri, essendo solo 3 per parte, abbondano di talento: il terzino sinistro e il capitano-regista della nazionale tedesca occidentale Brehme/Matthaus (arrivati poco dopo la rassegna continentale) piazzatisi 3° in seguito alla rimonta subita in casa nella semifinale con i futuri campioni dell’Olanda, il capitano dell’Argentina Maradona, che otterrà il bronzo nella Copa Amèrica del luglio seguente (7 sfide: 2 vittorie per 1-0 firmate da Caniggia, 3 pareggi a reti inviolate, 2 batoste senza mai andare in rete…decisamente una marcia troppo modesta per essere la selezione del “Pibe de oro”) pur escludendo il rifinitore Diaz dai convocati causa un’età troppo alta ed una condizione fisica definita “non idonea” da mister Bilardo (a giudicare dalla sua annata si direbbe il contrario…), alle spalle dell’Uruguay nonchè della nazionale ospite brasiliana (tornata vincitrice dopo 40 anni a fronte di 7 gare disputate, fra cui 5 vittorie sommate a 2 pari al netto di 11 segnature fatte e appena 1 incassata) in cui brillerà il talento del centrocampista Alemao, al contrario di Careca (estromesso dalla lista per dei dissapori con mister Lazaroni).

Il quadro tattico è subito chiaro: entrambe, come da perfetta tradizione dei rispettivi allenatori, praticano un gioco molto attendista ed ostruzionistico ma con enorme qualità ogni qual volta si trovano a condurre un’offensiva…le marcature sono a uomo e si basano sulle rispettive zone di competenza ricalcando duelli come Baresi-capitan Maradona, Ferri-Careca, Bergomi-Carnevale mentre Francini si incolla a Diaz seguendolo anche fuori dal suo reparto, Corradini non svia mai lo sguardo da Serena, Fusi tallona Matteoli provando continuamente a soffocarne la possibilità di giocare in modo lucido; diviene, così, molto chiaro, che la zona decisiva in cui avvengono gli scontri peggiori è la nevralgica, dove troviamo un Brehme che tenta ogni volta di schiacciare De Napoli al fine di renderlo inoffensivo, Crippa vuole ridurre Berti a fare solo lavoro di copertura e i registi Matthaus/Alemao si sfidano in un continuo contenzioso all’ultima giocata. Il fatto che, a restare liberi, letteralmente, ci siano solo i portieri e i leader difensivi, fa capire che dovrebbe essere una partita lenta o compassata che può sbloccarsi solo su episodio, eppure non è così: maggiormente la gara si imbruttisce e più le occasioni fioccano…Zenga compie il miracolo al quarto d’ora su una triangolazione sudamericana tutta di prima intenzione Alemao-Careca-Maradona-Careca conclusa con un destro a giro sul palo opposto ma deviata in corner (da cui Carnevale incorna mandando alto), poi si scatenano i padroni di casa tramite un sinistro incrociato fuori di Serena (che incornerà fuori anche un altro calcio d’angolo) a cui fanno seguito un destro alto al volo con una traversa colpita di testa su angolo da parte di Diaz prima che Berti impegni ancora Giuliani attraverso una rovesciata maldestra oltre che facilmente bloccabile in chiusura di frazione; sembra che l’intervallo possa sopraggiungere senza altri sussulti, ma Careca non è d’accordo e, al 36°, raccoglie un gran passaggio di Renica dalla metà campo riuscendo a stoppare di petto per esplodere un destro in controbalzo dai 30 metri spentosi sotto la traversa a significare lo 0-1 con cui si va negli spogliatoi (19° gol in campionato per lui).

Quando Agnolin comanda la ripresa Trapattoni abbandona la formula dei 3 marcatori buttando dentro Bianchi al posto di Baresi dirottando Berti a sinistra (seguito da Crippa come nei primi 45 minuti) intanto che il neo-entrato si schiera sul lato mancino consentendo a Matteoli di andare a fare il regista assieme a Matthaus. La ripresa evidenzia un’Inter che cerca di guadagnare sempre più campo riuscendo a riequilibrare la situazione quasi subito: Berti prima manda altissimo di destro al volo su sponda di Serena e poi, sfruttando un cross di Diaz deviato da Corradini sulla destra, inventa un altro destro volante che si impenna dopo aver sbattuto addosso a Fusi finendo la sua discesa all’incrocio dei pali sulla destra di Giuliani per l’1-1 al 49°…se alla fine del 1° tempo il Napoli era tornato a -5 complicando tutto, adesso siamo di nuovo in parità e l’Inter è a un solo punto dal tricolore. Da qui abbiamo una sfida sempre maschia ma fin troppo dura, in cui ferri viene ammonito per aver steso Careca e Mandorlini lo segue abbattendo Maradona senza sapere che la stessa sorte sarà riservata a Serena al netto di un Crippa, invece, rimediante il giallo all’ennesimo tentativo troppo rude a discapito di Berti e di un Alemao eccessivamente nervoso causa la netta inferiorità mostrata dinanzi a Matthaus; manca, ormai, solo un quarto d’ora, quando Bianchi sceglie di inserire Bigliardi per passare a 5 dietro oltre ad arretrare Maradona in cabina di regia: sono minuti concitati, in cui Careca colpisce un palo e Brehme costringe Giuliani a fare un altro intervento decisivo distendendosi su un violentissimo destro (pur essendo un sinistro naturale)…è l’83° quando, per un fallo di Corradini su Serena, viene comandata una punizione dal limite dell’area napoletana e, ancora Brehme, calcia, stavolta di sinistro, vedendosi respingere il tentativo da Corradini (uscito troppo in anticipo dalla barriera)…Agnolin, quindi, sceglie di far ripetere la palla inattiva permettendo, stavolta a Matthaus, di fare 2-1 con un destro rasoterra chirurgico a fil di montante su cui Giuliani non può nulla…2-1 e temporaneo +9 per i milanesi grazie all’8° timbro del centrocampista teutonico. L’assedio conclusivo del Napoli, durante il quale Carnevale manda fuori un bel colpo di testa su spiovente di Maradona, si traduce in un nulla di fatto nello stesso istante in cui Corradini prende l’ammonizione per proteste e Verdelli rimpiazza Diaz andando a formare una difesa a 5 con il doppio libero al fine di dare maggiore densità nella retroguardia di casa.

Al triplice fischio diviene ufficiale: l’Inter è campione d’Italia per la stagione 1988/89 (13° volta e ultima del 2° millennio…bisognerà aspettare lo scandalo di “Calciopoli” e la sentenza d’ufficio del 2005/06 per rivedere la “beneamata” sul trono nazionale) avendo 9 lunghezze di margine, contro le 8 ancora disponibili, proprio sui campani! Il Napoli non ha neanche il tempo di tirare il fiato: ci sono altre 6 partite da giocare (4 di Serie A e le 2 finali di coppa nazionale)…

Il 25/6/1989 usciranno tutti i verdetti: l’Inter, buttata fuori nel 2° girone di Coppa Italia rimediando un mesto 3° posto alle spalle di Lazio/Fiorentina ma davanti all’Udinese e buttata fuori agli ottavi di Coppa Uefa dinanzi al Bayern Monaco (0-2 a Monaco e ribaltone rimediato a domicilio per 1-3 essendosi trovati 0-3 fino al recupero della 1° frazione), si aggiudica lo “scudetto dei record” (58 punti su 68 a fronte di un +7 sulla “media inglese” fra vittoria in casa+pareggio fuori), vedendo anche Serena salire sul trono dei bomber a quota 22 (riuscendo a precedere i 19 timbri di Careca), seguito pure dalla 1° Supercoppa Italia dei biscioni nel novembre 1989 ai danni della “Doria” grazie ad un 3-1 rotondo, a +11 sul Napoli trionfatore in Coppa Uefa ma ridicolizzato dalla Sampdoria all’ultimo livello della coppa nazionale (buon 1-0 in Campania, umiliazione 0-4 in un match sfociato nella violenza sul neutro di Cremona poichè il “Luigi Ferraris” era in ristrutturazione per i mondiali) e a +12 sul Milan campione d’Europa (58-47-46)…un’annata davvero luminosa, che il calcio italiano aspettava da troppo tempo ma conclusa tardissimo causa le Olimpiadi del 1988 tenutesi a Seul in settembre.

Spazio al prossimo viaggio nel passato di Inter-Napoli, parola alla storia!!

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